La Lettera Comunicato di Psichiatria Democratica sulla sostenibilità dei Servizi Salute mentale nel Lazio

Assistiamo attoniti e ‘furenti’ alla scelta “consapevole” della Regione Lazio di sopprimere la Salute Mentale uccidendo i Servizi territoriali. Viene negata, deliberatamente, la stessa cultura di Salute Mentale pubblica insieme a quella della salute stessa, in nome dei tagli, dei risparmi, della riduzione, della sostenibilità: un mantra ormai svuotato di senso.

Vediamo le lacrime di giovani colleghi, di compagni, di professionisti che, dopo aver costruito per 4 anni un gruppo di lavoro ‘con e per le persone con disagio mentale’, vengono sollecitati ad andare altrove perché il loro contratto è di quelli a ‘scadenza’. Sono ‘quelli del decreto 980’ un sotterfugio inventato per far sopravvivere reparti e servizi sanitari al blocco del turn-over causato da sperperi non certo sul personale, per poi scoprire che quel personale è di troppo!!

Come se le relazioni umane avessero ‘scadenza’. Fine!

Operatori, persone che soffrono perché dopo essersi ‘sporcati le mani nel fare’, realizzando progetti, relazioni, intese, alleanze; costruito possibilità nuove, allontanato angosce, baratri e sconfitte, sollecitato sorrisi e speranze a quei ‘pazzi’ che hanno ascoltato, confortato, stimolato, incoraggiato e aiutato nei loro spazi di cura, oggi sono disconfermate dalle istituzioni e cacciate.

Da domani nuovamente assisteremo all’inizio dell’angoscia per la perdita, al lutto, alla privazione della cura, in tutte quelle persone, i cosiddetti folli, che verranno a sapere che le persone che li ascoltavano e li accoglievano non ci saranno più. Saranno semplicemente altrove.

Dovremo spiegare loro che gli operatori sono dovuti andar via, non per scelta ma per imposizione, in quanto il servizio territoriale per la salute mentale e la prevenzione del disagio non ha dato che risposte burocratiche e di scoraggiamento nella salvaguardia della continuità dei rapporti di lavoro per i loro terapeuti. Altrove qualcun altro è stato più bravo nell’accaparrarsi personale, cogliendo l’occasione della psichiatria giudiziaria.

Oggi una, ma domani è già pronta un’altra e poi un’altra persona ancora, ad essere arruolata altrove. Portando con sé esperienze, energie, speranze di salute.

Se si pensa che il concetto di continuità terapeutica è uno dei principi fondamentali della riforma psichiatrica e che il primo Progetto obiettivo regionale per la Salute Mentale stesso puntava alla riduzione del turnover degli operatori in funzione della continuità assistenziale e di cura… tutto perso…e in nome di cosa??? Affermazioni demagogiche sul risanamento e sulla trasparenza…decisionismo coi deboli… guerre per bande!!!

Come faranno i pazienti, quelli definiti ‘matti’ dal sistema, a credere ancora in un Servizio sanitario che costantemente cannibalizza i suoi stesso operatori. Un servizio luttuoso, in perdita, di perdita, smantellato dal di dentro. Come potranno credere di poter affidare ancora una volta le loro pene, le loro angosce ad altri. A gente che non sai se ti tradirà andando via?

Eppure quanta energia è stata investita da più parti per sollecitare nuove pratiche, le buone pratiche del fare psichiatria territoriale, nelle case, nel lavoro in cooperativa, nelle strade, nei teatri, nelle consulenze di strada… nel conoscere e riconoscersi e che oggi viene lasciata al vento.

Questa Regione sta scegliendo consapevolmente di costruire nuove manicomialità di Stato, dapprima anche con le ambiguità del decreto 188 che trasformava inizialmente i Centri Diurni in mercato fino a costringere familiari e associazioni alle barricate per farli retrocedere di mezzo passo. La stessa Regione chiede, attraverso i moduli per l’invio dei ‘pazzi’ nelle strutture riabilitative ‘private accreditate’ se siano in regime di ‘misura di sicurezza’ o attori di reato, a tipo casellario giudiziario di manicomialità memoria. E si appresta anche a chiedere alle famiglie rimborsi e contributi per l’inserimento in strutture: al danno della carente assistenza territoriale quello del denaro richiesto per quella residenziale!

Questa è la cultura imperante della Regione governata da questi amministratori che si definiscono progressisti!!

Regione che sceglie di spendere moneta per realizzare solo luoghi di nuova reclusione: le ‘REMS, sopprimendo la rete dei servizi territoriali per la Salute Mentale riducendoli all’agonia.

Questi amministratori non sono certo all’altezza di quelli che solo 40 anni fa hanno messo la faccia e le mani e usato il potere delle loro posizioni istituzionali per aiutare coloro che nulla avevano perché la società aveva deciso di rinchiudere coloro che soffrono.

Oggi la libertà proposta è l’indifferenza e l’abbandono nella morte dei Servizi.

In questo modo si umiliano i lavoratori, i pazienti, i familiari, le istituzioni stesse. Umiliano l’idea di relazione umana e di cura.

Come diceva Basaglia per la psichiatria di cinquant’anni fa ‘la cura sarà solo per quelli che sono ricchi e che quindi potranno sviare al manicomio pagandosi le cliniche private’: oggi aggiungiamo alla cura anche la semplice possibilità di assistenza.

L’unica opposizione che rimane è quella di segnalarlo e di contrastare nelle forme dell’onestà e del Diritto e della politica con la P maiuscola, scelte amministrative sbagliate e scelte di politica sanitaria lesive della missione della psichiatria pubblica territoriale.

Il messaggio che ne deriva è ancora che i ‘matti’ devono rimanere ultimi anche nell’assistenza sanitaria. Per loro basta eventualmente un ‘manicomio chimico’.

 

Roma, 25 Aprile 2016

 

PD Lazio

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Foto in alto: Renaud Meijer CC BY-NC-ND 2.0