American shock

Elettroshock: è uno shock soltanto pensarlo! Tra i tanti fattori di maltrattamenti e malasanità, la salute mentale odierna, nel mondo, ha da fare i conti con una piaga del settore: l’uso dell’elettroshock. Volendone parlare in termini più universali, si può dire che questa pratica, alquanto estrema, sia qualcosa che calpesti i diritti basilari della dignità, i diritti umani dunque, dei pazienti che l’hanno esperita sulla propria pelle. Eppure in America non solo si pratica ancora, ma si sta valutando di permetterne un uso maggiore, come denuncia un articolo pubblicato sul sito del Comitato dei cittadini per la difesa dei diritti umani (CCDU).

Ad oggi, i pazienti statunitensi che hanno subito la pratica dell’elettroshock sono circa 5.000.000. La FDA (Food and Drug Administration) sta proponendo di declassare la “categoria di rischio” dei dispositivo Tec, utilizzati per l’elettroshock. Questo comporterebbe un maggiore utilizzo di questi apparecchi perché rimuove i controlli oggi richiesti. Ma il dato preoccupante è che il declassamento proposto non è accompagnato da una certezza scientifica che determini se effettivamente possa valere la pena usare l’elettroshock per curare malattie mentali, al netto dei rischi collaterali che questa pratica comporta. La FDA propone, in sostanza, che la terapia elettroconvulsionante sia permessa per pazienti con forte depressione, che, oltretutto, non risponderebbero positivamente alle normali terapie praticate per il risanamento da questo tipo di malattia.

I danni della scarica elettrica, che può essere addotta al cervello del paziente fino a 460 volt, può causare una vasta serie di danni collaterali che la stessa FDA riconosce ed elenca.
Morte a causa di complicazioni, come la reazione all’anestesia, complicazioni cardiovascolari o polmonari, ictus o emorragia cerebrale.
Complicazioni cardiovascolari. Le convulsioni che vengono indotte possono causare aritmia o ischemia/infarto, ipertensione o ipotensione.
Riduzione della memoria o della capacità cognitiva, specialmente subito dopo il trattamento, disturbi all’orientamento, amnesia anterograda (mancanza di memoria di eventi successivi alla terapia) e retrograda (eventi precedenti la terapia).
Malfunzionamenti del dispositivo possono causare dosaggi eccessivi e conseguenti rischi elettrici, bruciature della pelle e convulsioni troppo prolungate.
Sintomi maniacali come risultato del trattamento con TEC.
Convulsioni prolungate o tardive, e possibile insorgenza di uno status epilecticus.
Peggioramento dei sintomi psichiatrici.

Jan Eastgate, Presidente del CCHR statunitense (equivalente del CCDU in Italia, con cui è gemellato) ha affermato in merito: “Non esiste alcuna giustificazione per la proposta FDA e, in caso di approvazione, non sarà possibile esercitare alcun controllo per prevenire l’abuso di questa tecnica da parte degli psichiatri. Decine di migliaia di persone potrebbero esserne danneggiate ogni anno”.

Foto: Anais Gómez-C | Flickr | CCLicense