Psichiatria nel mondo: come siamo messi in Italia?

Nel mondo ci sono tantissime realtà diverse, ognuna con la propria storia, la propria cultura, le proprie radici. Purtroppo molte di queste realtà vivono ancora l’esistenza dei manicomi e le leggi che li prevedono. L’Italia è uno dei pochi paesi dove, per fortuna, non esistono più da trentotto anni. Quali risultati e quali miglioramenti abbiamo raggiunto da allora a oggi? Quali differenze con il resto del mondo che vive ancora questa brutta realtà?

Sicuramente rispetto a trentotto anni fa ci sono stati tantissimi progressi, cambiamenti e passi in avanti soprattutto nei confronti degli utenti, cioè di tutte quelle persone con disagi psicologici e mentali. Infatti, purtroppo, in buona parte del mondo queste persone vengono trattate senza rispetto, dignità e nessun diritto, subiscono violenze di tutti i tipi, vengono considerati come numeri e non come persone. Sembra che abbiano colpa della loro malattia e che debbano subire una sorta di punizione, esattamente quello che succedeva nei manicomi italiani.

C’è comunque da dire che queste cose in Italia non sono del tutto scomparse, anzi, nonostante ci sia una legge che lo vieti, in alcuni ospedali psichiatrici ancora avvengono contenzioni, elettroshock e uso eccessivo di farmaci per sedare i ricoverati. Queste realtà devono essere combattute come deve essere combattuto lo stigma che ancora esiste nei confronti di queste persone da parte della gente e di una parte degli operatori sanitari stessi. Sicuramente devono cambiare ancora tantissime cose ma rispetto a quarant’anni fa siamo comunque molto avanti, anni luce rispetto a tantissimi altri paesi, soprattutto nel campo sociale, riabilitativo e di valorizzazione della persona. Infatti, esistono i centri di salute mentale e centri diurni, nati e diffusi negli anni 80, dove gli utenti non solo vanno per la cura farmacologica e di psicoterapia, ma svolgono anche delle attività per entrare in rapporto con gli altri e per trovare una consapevolezza della propria forza e capacità, aumentare la propria autostima, scoprire il proprio talento e acquistare sicurezza in se stessi, sentendosi realizzati. Attraverso queste iniziative spesso si riesce a trovare anche un lavoro e, quindi, anche un guadagno, tramite borse lavoro, tirocini e cooperative sociali. Queste attività sono considerate terapie vere e proprie e sono denominate terapie occupazionali. Altro progresso molto importante è nel rapporto dell’utente con l’operatore, soprattutto con gli infermieri, in quella frangia di operatori senza pregiudizi, all’interno di queste strutture. Ai tempi del manicomio il rapporto era praticamente inesistente, l’operatore era un soggetto di cui avere timore, freddo e distaccato, una sorta di autorità che manteneva la distanza anche attraverso il camice bianco. Inoltre, c’è da dire che allora gli infermieri non avevano nessuna preparazione specifica, svolgevano principalmente lavoro da guardiano e spesso erano persone senza nemmeno il diploma. Ora le cose funzionano diversamente, si instaura un rapporto alla pari, di fiducia, l’utente può chiedere consigli e fare confidenze o, semplicemente, farsi una chiacchierata se ne sente il bisogno e l’infermiere diventa per lui un punto di riferimento. Sono, molto spesso, gli stessi infermieri a gestire e portare avanti i laboratori interni. Le persone con disagio partecipano anche a gite o soggiorni terapeutici organizzati dai centri di salute mentale insieme agli operatori e con questi dividono in piena libertà la spiaggia, la tavola, le passeggiate e le chiacchierate. Situazioni che difficilmente si trovano in altri paesi.

L’Italia, senza strutture manicomiali, è sicuramente ben altra cosa rispetto ad altri paesi del mondo! Certo, stigma e pregiudizio sono ancora forti nella nostra società, in coloro che, per paura del diverso, si mostrano insensibili a queste problematiche chiudendosi nei confronti di queste realtà. Dobbiamo lavorare per vincere i pregiudizi e le paure, far arrivare dall’interno la nostra voce e far sì che queste persone piano piano si possano rassicurare e tranquillizzare. Crediamo di essere sulla buona strada.

Foto: Flickr | Daniele Marlenek