Due anni per avere un Garante dei detenuti

Istituito con la sollecitazione europea e fortemente voluto dal Ministro della Giustizia Orlando, l’insediamento del Dr Mauro Palma come Garante Nazionale per i diritti delle persone detenute, è avvenuto a febbraio di quest’anno: ci sono voluti circa due anni per l’effettiva istituzione di una figura di riferimento nazionale che realizzi la funzione di garanzia e osservazione della complessa vicenda della privazione della libertà personale, prevista della legge n.10 del 2014. Le sue funzioni sono di osservazione, sul piano dei diritti della persona in custodia nei luoghi di polizia, nei centri di Identificazione e di Espulsione, garantire la persona durante l’attuazione dei trattamenti sanitari obbligatori (Tso) e in particolare nelle residenze di esecuzione delle misure di sicurezza psichiatriche, il cui nome è Rems.

Da un’intervista al Dr D’Elia, responsabile del Centro di Salute Mentale del distretto13 Asl Roma3, in riferimento all’incontro che con la Dr.ssa Gabriele, responsabile del Centro di Salute Mentale del distretto11 Asl Roma2, che si è tenuto con il Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute, Dr Mauro Palma, vi riportiamo le prospettive discusse in tale incontro.

Le Rems, che hanno sostituito l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario, sono fiorite, come ci riferisce Antonello D’Elia nell’intervista, un po’ in tutte le regioni, con il successivo moltiplicarsi di pazienti che hanno commesso reati, in una condizione di non possesso della capacità intenzionale di commettere tale reato. Tale situazione sembra essere pericolosa perché se lo spirito della restrizione sembra essere quello di mettere in sicurezza qualcuno, al di là delle sue capacità di avere coscienza del suo reato, si mette in secondo piano la valutazione da parte delle professionalità sanitarie; in questo modo potrebbero essere precluse le possibilità di recupero o di riabilitazione. Se per una persona con problematiche psichiatriche, che potrebbe fare del male a sé e agli altri, la valutazione non viene effettuata dai servizi di salute mentale, ovvero non la fanno gli specialisti, verrà effettuata, come avviene oggi, direttamente dai giudici o dal magistrato, spostando la valutazione della persona ad un’opera esclusiva di giudizio, una via preferenziale verso il carcere con misure restrittive. Tale condizione potrebbe verificarsi presso le Rems, replicando le dinamiche condannate negli OPG.

La richiesta che è stata formulata dal Dr D’Elia e dalla Dr.ssa Gabriele, come rappresentanti dei servizi di salute mentale, è quella di coinvolgere i professionisti della salute mentale, nella valutazione della persona che ha commesso un reato: affinché venga garantito una eventuale alternativa alla restrizione e alla detenzione in una Rems. Lavorare in sinergia con i Centri di Salute mentale è un’azione che favorisce gli aspetti della cura e della riabilitazione della persona con disturbi psichiatrici, alla società; in alcuni casi la restrizione è necessaria quando si parla di situazioni estreme, situazioni in cui il reato e la persona presenta caratteristiche per cui la detenzione presso una Rems, di un periodo di tempo congruo, è la cosa auspicabile. La garanzia che si chiede alla gestione di tali luoghi è che al loro interno non ci sia solo l’aspetto detentivo di custodia, ma anche l’aspetto della cura. Le persone non curabili o difficilmente curabili esistono ma sono in numero talmente esiguo sul territorio nazionale che è sicuramente sproporzionato il numero di posti riservati nelle Rems.

Nel Lazio le Rems hanno ricevuto molta attenzione, le uniche assunzioni consentite dalla Regione sono state fatte riguardano questi istituti, la cosa è paradossale perché negli ultimi anni i servizi di salute mentale sono stati “svuotati” di personale. Proprio i servizi di salute mentale che dovrebbero lavorare affinché che persone con disturbi psichiatrici non commettano dei reati e non finiscano appunto in una Rems, sono stati depauperati di personale e risorse.

In un quadro come questo, il ruolo del Garante dei diritti dei detenuti risulta di particolare importanza, per osservare e rappresentare come una persona deve essere assistita e riabilitata in riferimento al suo disturbo. Il nostro intento, spiega il Dr D’Elia, è quello di tenere costantemente informato il Garante dei diritti del detenuto sulla situazione delle Rems, per permettere che la sua mansione di osservatore soprattutto del diritto alla cura, venga svolta al meglio.
La grande ambiguità che riguarda l’imputabilità del reato può essere ritenuta di responsabilità della persona, a prescindere dalla malattia e del disturbo di cui è portatore, persiste. Finché non si chiarisce questo aspetto si rimane in questa “zona grigia” in cui la sospensione dell’imputabilità permette di mandare una persona in una Rems, per un periodo non ben definito.

La dismissione degli Opg, luoghi di inciviltà e di abbandono, ha permesso la rilevazione di un numero come 1.500 persone in 5 Istituti in tutta Italia, verificati all’inizio della campagna di dismissione, fino ad un successivo rilevamento alla fine della compagna di solo 500 reclusi. Con l’istituzione delle Rems aumenta di nuovo il numero dei posti da occupare per la detenzione, si ha di nuovo un reticolo in tutta Italia, 80 posti solo nel Lazio, che ritorna ad essere dello stesso numero da cui siamo partiti prima della campagna di dismissione.

D’Elia ribadisce che, questa non è una bella prospettiva soprattutto perché da questa dinamica sono tenuti fuori i servizi di salute mentale, dove invece c’è una grande necessità d’intervento, le difficoltà ad intervenire crescono perché tali Centri sono sempre più impoveriti, trascurati e abbandonati.

Valeria Festino & Danilo Scaringia

Foto: Mark Strozier