Medici Senza Frontiere per curare l’Iraq

Iraq: terra devastata da guerra e povertà, due elementi che influiscono in modo decisivo sulla salute mentale della popolazione. Gli effetti delle violenze perpetrate ai danni della popolazione sono al centro della denuncia che Medici Senza Frontiere porta avanti da anni nel Paese. È infatti dal 2009 che l’Ong, in collaborazione con il ministero della Salute iracheno, è presente in Iraq per gestire i disagi psicologici della popolazione, altrimenti non presi in carico dalla sanità pubblica locale perché mancante di infrastrutture sanitarie e personale qualificato. Il lavoro di MSF si concentra nella capitale, Baghdad, ma si estende anche al resto del paese con interventi a Domiz, Erbil, Fallujah, Hawijah e Kirkuk.

Sono del 2013 le ultime rilevazioni di MSF, contenute nel rapporto Healing Iraqis: The challenges of providing mental health care in Iraq: quasi 200mila visite ambulatoriali e oltre diecimila sedute di salute mentale individuali o di gruppo condotte per sopperire alla mancanza dell’intervento pubblico. Nel documento si denuncia inoltre l’aumento drammatico della violenza correlata a casi di salute mentale. La guerra ha lasciato macerie non solo fisiche, ma fortemente danneggianti sul piano emotivo. Di quasi la metà dei casi trattati, il 48%, ha a che vedere con forme di violenza.

La risposta è la formazione di personale e il tentativo di collaborazione con gli ospedali iracheni, attraverso una trasmissione di informazioni prese direttamente sul campo. In particolare l’azione della ONG si è concentrata sull’assistenza neuroinfantile, lavorando a stretto contatto con l’unità di assistenza neonatale dell’ospedale generale di Kirkuk, fornendo formazione e supervisione per assicurare standard di base per l’assistenza ai neonati e alle loro mamme.

MSF lavora anche sulla riduzione dello stigma e il pregiudizio sulla salute mentale, incoraggiando le persone a farsi avanti per ricevere sostegno psicologico. I programmi si concentrano su approcci non farmaceutici per affrontare l’ansia e i disturbi depressivi comunemente sperimentati dalle persone esposte a violenza e incertezza. “Molti iracheni sono stati portati allo stremo da decenni di conflitto e l’instabilità ha provocato in loro la devastazione. Mentalmente esausti a causa delle esperienze vissute, molti fanno fatica a capire cosa sta succedendo loro. I sentimenti di isolamento e di disperazione sono aggravati dal tabù associato ai problemi di salute mentale e alla mancanza di servizi sanitari per il sostegno psicologico, a cui rivolgersi per chiedere aiuto”, afferma Helen O’Neill, capo missione di MSF in Iraq.

Secondo i dati raccolti tra i pazienti da MSF e il ministero della Salute in Iraq, nel 2012, il 97% delle persone che si sono presentate per ricevere sostegno psicologico ha riportato sintomi psicologici clinicamente rilevanti al momento del ricovero. Questo dato, rilevato al momento dell’ultima visita, era sceso al 29%. Dalle ultime notizie fornite da Medici Senza Frontiere risulta che la situazione è ancora drammatica ma in continuo sviluppo, grazie anche all’apertura di nuove strutture negli ospedali di Kut, Kerbala e Sulaymaniyah.

Simone Lettieri

Foto: Gabrielle Klein | MSF