Riforma Terzo settore, è l’articolo 10 a far discutere

Non esiste una definizione unica di Terzo Settore, comunque possiamo dire che ne fanno parte tutti quei soggetti (onlus, organizzazioni non governative, associazioni, cooperative) che forniscono senza scopo di lucro una serie di servizi che né il pubblico né il privato sono in grado di soddisfare e che hanno a che fare soprattutto con i campi dell’assistenza sociale, sanitaria e dell’istruzione. Secondo l’ultimo censimento Istat del 2011 si tratta di 300 mila organizzazioni in Italia, con 64 miliardi di entrate e circa 6 milioni di persone coinvolte. Cosa è successo a questo variegato e prezioso mondo? Lo scorso 25 maggio 2016 la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il disegno di Legge del governo Renzi per la riforma del “Terzo Settore, dell’impresa sociale e del servizio civile universale”.

A parte la Legge nel suo merito (Legge, 06/06/2016 n° 106, G.U. 18/06/2016), quello che più ha fatto e fa discutere è l’approvazione dell’articolo 10 che istituisce la “Fondazione Italia Sociale” fortemente voluta da Vincenzo Manes di cui molto probabilmente ne diventerà il presidente. La fondazione sarà un ente di diritto privato con finalità pubbliche e avrà l’obiettivo “mediante l’apporto di risorse finanziarie e competenze gestionali” di raccogliere e organizzare finanziamenti privati da usare per “interventi innovativi caratterizzati dalla produzione di beni e servizi senza scopo di lucro” e “idonei a conseguire un elevato impatto sociale e occupazionale”. L’obiettivo, dunque, della fondazione è quello di mettere a disposizione nuove forme di finanziamento e un supporto di tipo manageriale per progetti di interesse sociale. Ma soprattutto quello di aumentare le risorse economiche destinate al Terzo Settore, incrementando la propensione a donare da parte di imprese e individui. La fondazione avrà una dotazione iniziale statale di 1 milione di euro, altri 100 milioni arriveranno: 70 dalle principali fondazioni o da privati, 30 dal pubblico con stanziamenti ministeriali.

La falla dov’è? Quali sono i motivi della contestazione? Il primo fra tutti è che proprio Manes diventi il presidente della fondazione e che, in secondo luogo, a detta del M5S diventerà un nuovo “poltronificio” con potenziali conseguenze clientelari. Infine, proprio da parte dell’opposizione interna al PD, si sostiene che la fondazione diventerà uno strumento di privatizzazione del non profit. Molte sono le preoccupazioni anche del Forum del Terzo Settore che ha lanciato l’allarme sui rischi di questo intervento a gamba tesa dello Stato nel rapporto tra onlus e finanziatori. L’auspicio, ha dichiarato Pietro Barbieri, portavoce del Forum nazionale del Terzo Settore, è che i dubbi sollevati “possano essere fugati in un secondo tempo, nella fase di definizione delle funzioni e del suo statuto”. In attesa, appunto, dei decreti attuativi.

Ma chi è Vincenzo Manes che così tanto ha fatto discutere? Manes è un manager e imprenditore di lungo corso, non certamente nuovo all’impegno nel non profit. Ha dato vita in Italia, in provincia di Pistoia, all’associazione Dynamo camp, l’unica struttura italiana che realizza programmi di terapia ricreativa pensata per ospitare minori le cui vite sono compromesse dalla malattia, per attività ludiche e sportive e un’esperienza di svago, divertimento, relazione e socialità in un ambiente naturale e protetto. L’idea di una grande fondazione finanziata in partenza dallo Stato per promuovere il Terzo Settore Manes la coltiva da anni, ma bisogna anche dire che è tra i primi finanziatori della Fondazione Open di Renzi con cui l’ex sindaco di Firenze sostenne la campagna politica per diventare segretario nazionale del PD.

Foto: Liz Jones Square | Flickr | CCLicense