Terzo Settore: cosa succede al Servizio Civile?

Quindici anni fa nasceva in Italia il Servizio Civile, un servizio che coinvolge i giovani con lo scopo di farli lavorare per un anno in contesti sociali. Nell’arco di questi quindici anni sono usciti molteplici bandi che hanno riguardato ambiti diversi cui hanno partecipato tantissime persone. Ora la riforma del Terzo settore, approvata a giugno scorso dal Governo dopo un iter di due anni, ha cambiato alcune cose istituendo il Servizio Civile Universale. Cosa cambia rispetto a e quali sono le differenze?

La prima cosa importante da dire, come spiega Raffaele De Cicco, direttore dell’ufficio nazionale del servizio civile, è che la riforma di questo servizio è dovuta all’esigenza di affrontare le tante criticità legate all’accesso al lavoro, accentuate dalla crisi del 2008. Con la riforma possono accedere tutti i giovani tra i 18 e i 28 anni, italiani e stranieri, intraprendendo percorsi che durano tra gli 8 e i 12 mesi. Sono stati assegnati già 135 mila posti nel 2016 ed entro il 2017 dovranno essere impiegati 100.000 giovani sia in Italia che in uno dei paesi europei (questa è una delle novità). Importante dire che, anche non trattandosi di un lavoro a tutti gli effetti, è comunque un’esperienza importante per i giovani perché valorizza i loro curriculum. La riforma ha infatti introdotto la possibilità di certificare le competenze acquisite, con una valenza italiana ed europea. Inoltre il servizio civile è anche retribuito (cosa non da poco) con circa 430 euro mensili e, infine, i ragazzi che svolgono questo servizio hanno la possibilità di usare questa esperienza come crediti formativi in ambito scolastico.

Tra i cambiamenti attuati con la riforma, nel passaggio da servizio civile nazionale a universale, c’è anche quello relativo alla gestione delle risorse con l’introduzione di una programmazione triennale dei fondi e dei progetti.
Altro cambiamento nella situazione post riforma, specificato nella legge, è l’impegno del servizio civile nelle azioni di solidarietà, di valorizzazione del patrimonio culturale e dello sviluppo della cultura oltre alla promozione della cittadinanza europea e della pace dei popoli, aspetto non di secondo piano se si pensa al brutto periodo che stiamo attraversando. Proprio per questo motivo c’è la possibilità per i ragazzi stranieri di partecipare ai bandi, senza distinzione e a qualsiasi titolo, basta che risiedano nel nostro paese da cinque anni. Con queste ultime due novità si marcano molto bene la solidarietà e l’umanità di questi obiettivi, la tolleranza e l’antirazzismo, aspetti importanti soprattutto se pensiamo ai fatti di razzismo che, purtroppo, si verificano continuamente. Per rimarcare il carattere universale, non legato ai confini nazionali, i ragazzi che parteciperanno dovranno svolgere un periodo di due mesi in un altro paese o almeno in un’altra regione.

Nota di cronaca, la riforma non è stata accolta da un’opinione positiva unanime delle forze politiche. Infatti hanno votato contro Movimento 5Stelle, Forza Italia e il Movimento Idea. Per giustificare la loro posizione hanno criticato il meccanismo per cui i ragazzi partecipanti al servizio civile sarebbero avvantaggiati nel mondo del lavoro (con la certificazione delle competenze) e perché la norma prevede la “difesa della patria non armata” tra le finalità del servizio civile.

In un periodo di grave crisi lavorativa in cui i giovani non riescono a trovare una propria indipendenza economica e valorizzare le proprie risorse e capacità, questa è una bellissima e grandissima opportunità per far crescere i ragazzi e il paese. Nella situazione attuale in cui vediamo, purtroppo, da parte di tanta gente, in particolare di giovani, tanta violenza, razzismo e intolleranza, molto spesso dovuti a mancanza di informazione e superficialità, questa è anche un’opportunità per seminare in quelli che saranno donne e uomini del domani, sensibilità e generosità, per sperare in un mondo migliore con valori veri e importanti. È proprio con questo tipo di iniziative che si va avanti e si cresce.

Foto: Caritas | CCLicense