RomaFF11: “Manchester by the Sea” di Kenneth Lonergan

Sono le immagini del mare ad aprire l’ultima pellicola di Kenneth Lonergan, immagini evocative e poetiche come il titolo del film, Manchester by the Sea, ma anche attraversate da una vena di malinconia enfatizzata da un cielo grigio che accompagnerà quasi tutta la vicenda. È inverno e a Boston fa freddo e c’è la neve. Qui Lee Chandler (Casey Affleck) lavora come tuttofare nelle abitazioni della gente, tra cucine e bagni, sistemando guarnizioni, cavi elettrici e wc intasati. Viene pagato poco e vive in un tugurio. Sta spalando la neve quando riceve una telefonata, suo fratello Joe (Kyle Chandler), malato di cuore, ha avuto un malore ed è all’ospedale. Quando Lee arriva, dopo un’ora e mezza di macchina, Joe è deceduto.

Kenneth Lonergan tesse un dramma intimo punteggiato da un umorismo mai fuori luogo, nonostante momenti intensi e drammatici siano continuamente ma sensibilmente amalgamati con uno humor ai limiti dell’assurdo. Interpretazione singolare quella di Casey Affleck che si cala nel ruolo di un uomo privo di stimoli e che si lascia vivere. La narrazione non lineare mostra presente e passato con un montaggio che rivela poco a poco sempre più del suo protagonista e della tragedia familiare che lo ha colpito in una gelida notte d’inverno. Un incidente che Lee non si è mai perdonato e che lo ha calato in un inverno interiore di cui il freddo e grigio paesaggio ne è una lucida proiezione esterna, una rappresentazione estetica di uno stato interno.

Manchester by the Sea narra di un viaggio, anche qui sia esterno che interno, da Boston alla città natale e dunque anche dal presente al passato, dove in quest’ultimo riaffiorano i ricordi e i dolori che a Boston Lee aveva cercato invano di dimenticare. È un film sull’elaborazione del lutto e sul perdono non solo degli altri ma soprattutto verso sé stessi. Ed è infatti solo alla fine del film che la stagione cambia e il lungo inverno lascia spazio a una timida primavera, al superamento, all’accettazione e al cambiamento di cui il viaggio fisico da una città all’altra era già metafora fin dall’inizio del film, come il movimento perpetuo delle onde del mare.

Voto: 7 1/2