Non solo insegnanti: il ruolo dei docenti di sostegno

Entriamo nei meandri della didattica e delle difficoltà del mondo del sostegno scolastico, affrontando il tema dal punto di vista di chi quotidianamente svolge questo lavoro. Abbiamo intervistato Michela Di Nardo, insegnante di sostegno di una delle tante scuole superiori di Roma.

L’insegnante di sostegno si occupa non solo di sostenere l’alunno con la disabilità – chiarisce subito la professoressa – ma in particolare la classe dove esso è presente, ha un compito di inclusione e integrazione oltre che didattico e svolge un ruolo di intermediazione tra docenti curriculari, l’alunno disabile e la classe”.
Nel lavoro di intermediazione è importante far capire ai colleghi il caso e le problematiche dell’alunno anche attraverso la documentazione medica e trasmettere le potenzialità e le difficoltà del ragazzo. È quindi fondamentale avere un buona capacità di comunicazione con i colleghi docenti curriculari.
Anche la famiglia dell’alunno gioca un ruolo importante. L’ambito di questo lavoro si dispiega infatti anche fuori dalla scuola, con la necessità di un’interazione con i familiari che devono seguire il ragazzo anche a casa. È importante che siano informati dall’insegnante di sostegno di quello che accade in classe affinché il lavoro con l’alunno possa essere efficace, ”risultati ottimali si ottengono quando si crea una sinergia tra la scuola e la famiglia dell’alunno disabile”.

Per l’attribuzione delle ore di sostegno a un alunno disabile “è necessario un certificato scolastico del neuropsichiatra” e il “riconoscimento della legge 104 in base ai precetti della legge 170”. ”Le difficoltà dipendono dal tipo di problema che caratterizza l’alunno”. Per i ragazzi con difficoltà cognitive più gravi, così come per quelli che vivono situazioni di disagio familiare e/o hanno problemi di integrazione sociale, vengono fissati obiettivi formativi specifici e la Pei (programmazione educativa individualizzata) è differenziata a partire dalle potenzialità dell’alunno.

Quanto ai disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa), affrontando il tema del decreto 170 del 2010 la Di Nardo ci ha spiegato che per alcune categorie di ragazzi con problematiche legate a questi disturbi la legge non garantisce più il sostegno. Per dislessia, disgrafia, discalculia e disortografia sono stati introdotti piani didattici personalizzati, per cui sono molto spesso gli stessi docenti curriculari a impartire l’insegnamento a questi ragazzi, non senza difficoltà, attraverso strumenti compensativi e dispensativi.

Rispetto al tema della carenza degli insegnanti di sostegno (già affrontato da 180gradi in diversi articoli), la situazione è critica e si procede ridimensionando l’effettivo bisogno di sostegno. “Il provveditorato in genere non garantisce il numero di ore di sostegno richiesto, perciò predispone un numero di cattedre inferiori al necessario”. È così che la scuola si ritrova ad offrire un numero di ore inferiori rispetto a quelle che servirebbero per seguire adeguatamente i ragazzi e le ragazze che necessitano del sostegno. Di Nardo racconta che in alcuni casi sono state attribuite 5/6 ore a studenti che avrebbero dovuto ricevere un’assistenza di 9 ore e che ad alcuni alunni che ne avrebbero dovuto avere 18, ne sono state attribuite solo 12.

Nonostante le difficoltà oggettive, svolgere questo lavoro porta con sé un carico di emozioni legato al rapporto con gli alunni e nasconde anche un carico di stress. “Da un lato fare sostegno permette di conoscere bene l’alunno e la sua vita, regalando emozioni di gioia all’insegnante, dall’altro si prova sofferenza in quanto per questi ragazzi l’integrazione è difficile e c’è il rischio che non siano accettati dal gruppo classe”. Inoltre è facile sentirsi sotto stress, non solo per via della necessità di sviluppare un approccio empatico, “ma anche per il fatto di dover sviluppare più competenze disciplinari. La difficoltà è insita nella necessità di semplificare e schematizzare gli argomenti all’alunno, cercando l’intervento del collega curriculare”. Per questo è importante sviluppare una forte propensione alla flessibilità, sia per venire in contro all’esigenza dello studente sia perché il docente di sostegno si trova a dover impartire diverse materie curriculari all’alunno. Un buon insegnamento all’alunno disabile si basa sulla preparazione del docente, spesso “i docenti che hanno una formazione umanistica trovano più difficoltà nelle materie scientifiche, mentre gli insegnanti con una formazione scientifica riescono ad adattarsi bene alle materie umanistiche”.

Non mancano bei ricordi e soddisfazioni, in otto anni di carriera. “Ricordo di un mio alunno che nonostante le sue difficoltà ha avuto la capacità di dimostrare non solo le proprie conoscenze, ma anche la propria grande maturità in sede di esame di Stato”. “Le soddisfazioni più grandi” afferma ”le ho avute con ragazzi che impegnandosi hanno raggiunto ottimi risultati”.

Foto di U.S. Naval Forces Central Command-U.S. Fi h Fleet| Flickr| CCLicense