Com’è cambiata la scuola

L’origine della scuola è veramente lontana, basti pensare ai greci e a tutto quello che hanno insegnato al mondo intero con la propria cultura da cui partì tutto. Per arrivare al ventennio fascista, con la più importante legge del mondo scolastico, la riforma Gentile, datata 1923. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e di riforme se ne sono susseguite tantissime e con esse anche il modo di fare scuola per bambini, ragazzi e insegnanti, è cambiato.

Quanti ricordi dei periodi scolastici! Chi di noi non ha mai detto questa frase? Tutti nella vita abbiamo ripensato, riparlato e ricordato quei periodi, con ricordi di tutti i tipi, per qualcuno più belli per altri un po’ meno. Dalla nostra prima maestra, al nostro primo giorno, ai nostri primi amichetti con cui abbiamo condiviso il banco, la merendina, i nostri primi giochi e le nostre prime esperienze scolastiche. Sfogliando nella nostra mente continuiamo a fare paragoni di come è cambiata nel corso degli anni. Sono state sostituite tantissime regole, tanti modi di insegnare, tante materie e soprattutto è mutato il rapporto tra alunni e insegnanti.

Anche dopo gli anni 50, fino agli anni 70, era una scuola molto chiusa, una sorta di mondo segreto, quasi come se nessuno ne dovesse sapere nulla: quello che succedeva all’interno della classe era nel potere assoluto della scuola e più precisamente dell’insegnante, per il quale niente era discutibile. Non c’era nessuna possibilità di replica da parte delle famiglie che non potevano assolutamente entrare in nessuna questione anzi, di solito, i genitori dicevano che la maestra aveva sempre ragione e non si discuteva, si ubbidiva e basta. Il rapporto tra gli insegnanti e gli alunni era freddo e distaccato, esistevano le punizioni che erano la manifestazione di questa autorità ed erano soprattutto corporali. Fino agli anni ‘70 non esisteva il tempo pieno e l’insegnante era uno solo, unico riferimento della classe. Inoltre, in quegli anni, il grembiule era obbligatorio per tutti.

Dagli anni ’70 in poi fino al decennio successivo, ci furono molte riforme, per fortuna, cambiarono tanti regolamenti rigidi all’interno degli istituti. Intanto sparirono le punizioni corporali, finalmente i genitori cominciarono ad avere parola e  acquistarono importanza all’interno della scuola. Questo passaggio diede i suoi frutti, da un lato positivi, perché permise alle famiglie di capire quello che succedeva ai propri figli, inoltre non venne più inculcato ai bambini il terrore e ci fu un dialogo che consentiva, soprattutto ai più piccoli delle prime classi, di entrare nel mondo della scuola in modo graduale, senza traumi. Cominciarono, in quegli anni, i primi consigli di classe e le prime riunioni di confronto e veniva eletto un genitore come rappresentante di classe.

Grazie a ciò, gli insegnanti non avevano più “potere assoluto”, nuove regole nel rispetto dell’alunno vennero introdotte. Soprattutto i bambini cominciarono a raccontare nelle case quello che succedeva a scuola e per la prima volta i genitori erano in grado di capire, con la possibilità di conoscere cosa succedeva in classe. Tutto questo, però, ebbe anche il rovescio della medaglia, con aspetti negativi. Tra questi sicuramente è avvenuto quasi uno scambio di ruoli, infatti, i genitori hanno cominciato a “prendere un po’ troppo potere”. Dagli anno ’80 in poi il genitore si sentì libero di dire all’insegnante come doveva insegnare e quello che si doveva fare, limitando la sua libertà, sia nel rimprovero sia nel rifiuto. Subito il genitore interviene in maniera forte, decisa e invadente in difesa del figlio. Questo è stato sicuramente un risultato molto sbagliato, che con gli anni è sempre peggiorato fino ai giorni d’oggi, perché ha totalmente cambiato il ruolo dell’insegnante.

Infatti, la famiglia su ogni problema ha cominciato a intervenire non capendo che, spesso, questo è un danno per il bambino che non capisce e non distingue più quali sono i ruoli all’interno della scuola. Sembra ormai che i genitori decidano anche sul programma scolastico e questo non va bene perché si è passati da una figura completamente autoritaria e indiscutibile a una figura messa troppo in discussione. Dato che non dobbiamo dimenticare che i bambini sono molto ricettivi, fin da piccolini imparano imitando, addirittura si è arrivati con gli anni a far passare il messaggio che il maestro quasi non va rispettato; di conseguenza si è arrivati a educare alla maleducazione e alla mancanza di rispetto in alcuni casi, dalle elementari fino, e ancor di più, alle medie e alle superiori, il rapporto tra insegnanti e alunni sta diventando un rapporto quasi alla pari. Come spesso succede nella storia della società Italiana, quando avvengono grandi cambiamenti, che si potrebbero rivelare rivoluzionari e importanti, purtroppo non sempre le cose vanno nella giusta direzione e con il giusto equilibrio.

Questo è uno di quei casi: la strada era quella giusta ma, come spesso accade, si passa da un eccesso a un altro, la verità sta nel mezzo. Il bambino con l’insegnante deve avere un confronto, un rapporto, anche di fiducia, ma comunque deve sapere dove sta l’autorità, senza violenza, proprio come con i genitori, era questo il risultato da ottenere. In quegli anni, per le scuole elementari, cambiarono anche altre cose, per esempio il grembiule non è più obbligatorio, a meno che non lo richieda la maestra. Dagli anni ’70 in  poi è stato istituito il tempo pieno per permettere alle madri di lavorare, con una maestra la mattina e una il pomeriggio, una per l’italiano e una per la matematica, con la divisione fra materie scientifiche e letterarie. La nascita del tempo pieno ha di positivo che il bambino ha più tempo per socializzare e abituarsi, con due maestre, un po’ simile al modello dei professori delle medie in modo graduale, ma anche aspetti negativi come il fatto di dover stare troppo tempo lontano da casa, dagli svaghi e dallo sport che il bambino deve avere oltre la scuola. Infatti, questa questione, gli insegnanti, molto raramente, se la sono posta, dando compiti a casa anche il pomeriggio.

Per un breve periodo, concentrato soprattutto negli anni 90, si è passati per il tempo normale a tre maestre, ogni maestra con materie diverse e questo poteva essere considerato positivo perché in questo modo si abitua il bambino alla presenza di insegnanti diverse come avviene alle scuole medie. Arrivando ai giorni d’oggi sono rimaste tre maestre, ma le materie principali sono svolte da un’insegnante sola oltre a una per la religione e, novità positiva, una per l’inglese dal primo anno. Un cambiamento molto utile perché in una società che sta diventando sempre più multietnica, non sapere le lingue significa essere “in deficit con il mondo”. Inoltre permette di arrivare alle scuole medie senza partire dall’inizio, mentre farlo quando si è piccoli, significa impararla, con metodi e insegnamenti più semplici, con meno difficoltà e magari come fosse un gioco, cosa che non è avvenuta per le generazioni precedenti.

Scuola di oggi, scuola di domani, quante novità e quanti ricordi! La società si trasforma, si fanno progressi, si migliora e si peggiora in tante cose, è così anche nella nostra scuola. Sicuramente cambiamenti positivi ci sono stati, tante cose devono ancora cambiare ma, soprattutto, dobbiamo renderci conto che bisogna trovare la giusta misura in tutto, ragionare sulla scuola di ieri e di oggi, su cosa lasciare e cosa cancellare, e costruirne una nuova per oggi e per il prossimo futuro.

 

Foto di Celeb | Flickr | CCLicense