La salute mentale in Italia, per la prima volta un quadro completo

Per la prima volta le informazioni che riguardano la cura della salute mentale di tutta Italia sono raccolte in un unico rapporto annuale a cura del Ministero della Salute (clicca qui per vedere il rapporto). Da ogni struttura territoriale sono arrivati i dati inerenti all’anno 2015 da cui è emerso, tra le altre cose, che il disturbo più diffuso è la depressione, seguita dalla schizofrenia e dalle sindromi nevrotiche e somatoformi.

Il primo rapporto nazionale sulla salute mentale è stato presentato a Roma lo scorso 14 dicembre e nonostante la conferenza stampa di presentazione, ancora una volta abbiamo potuto constatare come per i media mainstream la salute della mente non sia un argomento abbastanza affascinante di cui tenere conto, vista la scarsa risonanza mediatica che il rapporto ha avuto.

Eppure la notizia c’è, ed è intanto che dopo tanti anni dall’inizio del progetto ha finalmente preso vita la prima analisi a livello nazionale dei dati rilevati tramite il Sistema Informatico per la Salute Mentale (SISM), istituito nel lontano 2010. Questo primo rapporto riguarda l’anno 2015 e d’ora in avanti si prevede di effettuarne uno ogni anno, riportando una fotografia di diversi aspetti del settore: l’attività psichiatrica territoriale, quindi un quadro dei dati sull’utenza, le patologie, l’attività dei servizi psichiatrici; l’attività psichiatrica ospedaliera e cioè le dimissioni ospedaliere e gli accessi in pronto soccorso; il consumo dei farmaci, in regime di assistenza convenzionata e in distribuzione diretta; il costo dell’assistenza psichiatrica e in ultimo ma non per importanza il personale impegnato nella salute mentale.

Una prima immagine che emerge dal rapporto è che tra le diagnosi più frequenti la depressione si trova al primo posto, seguita da schizofrenia e sindromi nevrotiche e somatoformi ma anche la mania e i disturbi della personalità e del comportamento. Questo a livello nazionale e generale.

Poi ci sono importanti differenze legate al genere: i disturbi schizofrenici, di personalità, da abuso di sostanze e il ritardo mentale sono più frequenti negli uomini, mentre la percentuale delle donne con disturbi affettivi, nevrotici e depressivi è quasi il doppio rispetto a quella maschile per questi disturbi. Altre sostanziali differenze sono legate all’età: nei giovani sono più frequenti le sindromi nevrotiche e somatoformi che poi tendono a diminuire all’avanzare dell’età, viceversa la schizofrenia è più frequente nelle età centrali, i disturbi affettivi riguardano le persone più anziane e i disturbi della personalità e del comportamento tendono a diminuire con l’aumentare dell’età.

È stato riscontrato inoltre che i soggetti che si rivolgono per la prima volta nell’anno a strutture psichiatriche (incidenza) sono la metà di quelli che invece hanno già avuto almeno un contatto con tali strutture (prevalenza) nel corso del 2015. Circa il 90% degli utenti incidenti sono i cosiddetti “first ever” cioè quelle persone che hanno avuto il loro primo contatto in assoluto con i servizi psichiatrici nel corso dell’anno 2015.

Dall’analisi per setting assistenziali è emerso che, per quel che riguarda l’assistenza territoriale, la media è quella di 13,5 prestazioni per utente nel totale delle oltre 10 milioni di prestazioni erogate dai servizi territoriali nel corso dell’anno. La maggior parte degli interventi (75,9%) è stata effettuata nei CSM, l’8% a domicilio e gli altri in una sede esterna al centro. La gran parte degli interventi dell’assistenza semiresidenziale invece ha interessato i centri diurni, con l’81,6% dell’utenza, la diagnosi principale è quella della schizofrenia in una fascia di età compresa tra 35-54 anni. Anche nell’assistenza residenziale (divisa in prettamente psichiatrica e non) la diagnosi più frequente è quella della schizofrenia, con il 50% delle diagnosi che riguardano persone in età compresa tra 45-64 anni.

L’idea di base del Nuovo Sistema Informatico Sanitario (NSIS) è quella di informatizzare i processi di cura e abilitare la lettura integrata delle fonti informative. In questo modo ora i dati partono dall’interazione medico/paziente così da soddisfare i criteri di completezza, accuratezza, tempestività e sistematicità. Tutte le Asl delle regioni italiane (escluse quelle a statuto speciale) devono inviare i loro dati al NSIS. Il mancato conferimento dei flussi informativi comporta una sanzione alla regione.

La realizzazione di questo rapporto, che avrà cadenza annuale, intende offrire d’ora in avanti uno strumento conoscitivo per valutare in maniera appropriata gli interventi presenti nelle strutture sanitarie, anche in risposta ai bisogni di salute dell’utenza che sarà messa al centro dell’analisi. L’insieme dei dati di ogni regione definirà un quadro nazionale più preciso e corretto sulla gestione della salute mentale in Italia.

 

Foto di Andrea Addante   (CC BY-NC-ND 2.0)