“Ho amici in paradiso”: l’inclusione sociale al centro del primo film di Fabrizio Maria Cortese

Ho amici in paradiso, primo lungometraggio di Fabrizio Maria Cortese, conta un cast eterogeneo che vede attori professionisti (Valentina Cervi, Fabrizio Ferracane, Antonio Catania, Antonio Folletto, Emanuela Garruccio) amalgamarsi a persone che si cimentano per la prima volta a recitare davanti la macchina da presa. Questo stesso aspetto verrà ripreso all’interno del film stesso tramite l’organizzazione dello spettacolo teatrale del Riccardo III di Shakespeare, con il messaggio che la teatro terapia, ma più in generale la terapia tramite l’utilizzo dell’arte, può essere una forma di cura formativa, divertente, emozionante e soddisfacente. Gli attori non professionisti presenti nel film sono infatti alcune persone con disabilità mentale presenti nel Centro di riabilitazione dell’Opera Don Guanella di Roma, di fatti Ho amici in paradiso è girato quasi esclusivamente nell’enorme e accogliente struttura con giardino del Don Guanella.

Felice (Fabrizio Ferracane) è un uomo che ricicla denaro sporco e per scampare alla galera accetta l’affidamento ai servizi sociali nel Centro di Riabilitazione. Ho amici in paradiso è principalmente una commedia, ma come tante commedie italiane che affrontano tematiche sociali, e più nello specifico incentrate su disabilità e salute mentale, il genere della commedia viene inevitabilmente ibridato con il dramma (vedi ad esempio i recenti La pazza gioia di Paolo Virzì e Abbraccialo per me di Vittorio Sindoni, entrambi del 2016). Sono interessanti a questo riguardo le parole di Michele (Natale nel film) che alla conferenza di presentazione di Ho amici in paradiso ha dichiarato: “Io ho sempre avuto l’impressione che (il film) è un miscuglio tra il comico, il documentario, il romanticismo, l’azione e lo strappalacrime perché mi ha fatto piangere tutte le volte che l’ho visto”. Ed è profondamente vero, nel film di Fabrizio Maria Cortese si ibridano un po’ tutti questi generi cinematografici sempre contenuti nel macro-genere della commedia tipicamente di stampo italiano (si pensi ancora ad esempio proprio a La pazza gioia, un vero e proprio road movie tanto comico quanto drammatico).

Mentre il cinema americano ha sempre trattato il tema del disagio mentale principalmente sotto il suo aspetto negativo e soprattutto eccessivo e non inclusivo (thriller psicologici con killer psicopatici o drammi con personaggi totalmente deliranti e paranoici), l’aspetto originale del cinema italiano è invece quello di trattare questo tema cercando di comunicare un messaggio di inclusione sociale. Anche quando il cinema italiano utilizza la finzione per parlare di disagio mentale, c’è sempre un messaggio positivo di inclusione che sempre più sta attraversando lo schermo. Ne è un esempio proprio il cast di Ho amici in paradiso con ben 7 attori del Don Guanella che rivestono ruoli da co-protagonisti e mescolandosi agli attori professionisti portano la loro voce e i loro corpi direttamente in campo, sullo schermo.

Dunque un film di finzione ma in parte documentario, una commedia ma con momenti drammatici, anche romantico e con un po’ di azione. Soprattutto un film sull’abbattimento dei pregiudizi e dunque sul cambiamento, ne è rappresentante il personaggio di Felice. Anche Freud diceva che l’unheimlich, il “perturbante”, è ciò che non è familiare, dunque l’estraneo, lo sconosciuto. Valentina Cervi parlando del film afferma: “Tutti i personaggi grazie all’altro riescono a fare un percorso”. Per vincere il pregiudizio a volte basta provare a conoscere ciò che è etichettato dalla società come “altro“, come “diverso” e poi integrarsi, collaborare e arricchirsi l’un l’altro. Perché diversità è arricchimento.

“Io che sono di stampo rozzo e manco della maestà d’amore
con la quale pavoneggiarmi davanti a una frivola ninfa
ancheggiante, io sono privo di ogni bella proporzione,
frodato nei lineamenti dalla natura ingannatrice,
deforme, incompiuto, spedito prima del tempo in questo mondo
che respira, finito a metà”

(da Riccardo III, Shakespeare)

Dal 2 febbraio al cinema!