L’oasi di pace: il lavoro in carcere 

Nelle giornate trascorse in carcere l’obiettivo principale dei detenuti è quello di passare il tempo e sconfiggere la noia. Repubblica ha fatto un viaggio nelle carceri italiane e ad esse ha dedicato lo speciale “Prigioni d’Italia”, dove i detenuti si raccontano. Così, nel carcere di Milano Bollate, c’è la band musicale, a Torino la squadra di rugby con detenuti selezionati da tutta Italia, a Regina Coeli a Roma invece si pratica lo yoga e si scrivono poesie. Ma ci sono anche passatempi che non sono solo hobby per ammazzare il tempo passato fra le sbarre e sfogare i brutti pensieri, al contrario possono diventare anche dei veri e propri lavori una volta usciti dagli istituti di detenzione.

Un signore di 61 anni racconta di essere entrato in carcere pochi anni fa e di aver richiesto il trasferimento nel carcere di Bollate per stare vicino ai suoi figli e anche perché questi ultimi lo avevano informato sulla possibilità di partecipare ad alcune attività interessanti all’interno del carcere milanese. L’uomo ora suona il basso in un gruppo musicale e dirige inoltre il laboratorio di pelletteria di Bollate. Sempre a Bollate c’è il famoso InGalera, si tratta di un apprezzatissimo ristorante, il primo realizzato all’interno di un carcere, nel 2004. Silvia Polleri della Coop. ABC La Sapienza in tavola dichiara a proposito di InGalera: “Il ristorante per me ha un senso profondo per chi è in carcere perché ha trasgredito le regole che muovono una società. Non c’è lavoro più blindato nel prevedere il rispetto di regole del lavoro nell’ambito della ristorazione”. 

Dal 2005, nel carcere di Padova “Due palazzi”, è presente una pasticceria dove i detenuti producono prodotti dolciari di tutti i tipi. Matteo Florean, responsabile della pasticceria Giotto, spiega come il lavoro cominci prima dell’alba, alle 4 del mattino con i croissant che poi vengono distribuiti ai bar di Padova. Inoltre ci sono i lievitati, il gelato, i biscotti, il cioccolato e tanti altri prodotti. Florean spiega: “Produciamo circa 100.000 kg di lievitato l’anno tra panettoni e colombe” i quali non vengono distribuiti solo in tutta Italia ma anche nel resto del mondo. La pasticceria ha anche un sito: I dolci di Giotto, dove è possibile acquistare i loro prodotti.

Iniziato come un corso di formazione professionale, nel carcere di Rebibbia femminile, è nata una sartoria dove le detenute sono lavoratrici a tutti gli effetti. Grazie anche al supporto di personaggi del mondo della moda ora la sartoria di Rebibbia produce anche abiti da sposa. “È un lavoro ma è soprattutto uno spazio per noi, uno spazio al di fuori del carcere, noi la chiamiamo “oasi di pace”, sono le parole di una detenuta di Rebibbia, ma che ben esprimono il pensiero degli altri contesti lavorativi, come la pasticceria e il ristorante. Tutti contesti differenti da una cella, e diversi tra di loro per il tipo di attività che si svolge e il servizio che si offre, ma anche simili perché in tutti questi ambienti non si impara solo una professione, che è sicuramente importante una volta usciti dal carcere per avere una possibilità lavorativa. Prima ancora si impara a interagire, a confrontarsi, a integrarsi e a collaborare in un’attività produttiva, oltre che a svagarsi dalla monotonia e dalla noia della propria cella.

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