Autori In Gioco: la convention dei prototipi

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Il 18 e 19 marzo si svolge la terza edizione nazionale di AIG (Autori In Gioco), un importante appuntamento per tutti coloro che si scoprono autori di giochi da tavolo. Incontriamo Marco Piola Caselli, l’ideatore e organizzatore di AIG:

Marco, a che edizione siamo arrivati di AIG, e come possiamo definire questo evento?

Siamo alla terza edizione di Autori In Gioco, un evento che possiamo definire come un incontro nazionale tra autori di giochi, case editrici e pubblico. È un incontro che nasce a Torino, sotto un altro nome (IdeaG), ed io l’ho portato a Roma, ma sotto la sigla AIG (che sta per Autori in Gioco). Doveva esserci uno sposalizio tra le due manifestazioni, ma alla fine abbiamo intrapreso due strade diverse. Tornando ad AIG, esso si svolgerà i prossimi 18 e 19 marzo presso la Parrocchia Gesù Divino Maestro, che sta in via Vittorio Montiglio 18, a Roma. L’evento è aperto al pubblico dalle 9.30 alle 22 il sabato, e dalle 9.30 alle 21 la domenica, ed è totalmente gratuito. Ci saranno più di 100 prototipi da provare. Ad ogni modo è tutto scritto sul nostro sito, che è www.autoriingioco.it, anche se per l’elenco completo degli autori e dei prototipi forse è più opportuno andare sulla pagina facebook di Autori in Gioco.

Ma secondo te c’è gente che preferisce di più testare un prototipo che giocare ad un gioco già edito?

Certamente si, io sono uno di quelli. Io gioco molto poco ai giochi classici, preferisco dilettarmi con i miei giochi o con quelli degli altri. Però posso dirti che in generale chi gioca ai prototipi non ha problemi a giocare anche ai giochi tradizionali. Semmai è più difficile il contrario: è difficile far avvicinare il giocatore classico ai prototipi. Succede quando ci sono dei grandi eventi, come Romics ad esempio, dove il pubblico è tanto e vario, e si riesce a coinvolgere qualcuno e a fargli provare anche qualche prototipo. Però è difficile che durante un pomeriggio, o una serata di playtest si palesi qualcuno che non sia anche un autore di giochi.

Come possiamo allora descrivere il significato di un playtest?

Penso che i playtest siamo comunque molto personali. Ho conosciuto molti editori e posso dire che ognuno di loro ragiona in modo differente, ed i playtest vengono fatti in maniera diversa. Valutano il gioco sotto profili diversi. Ad esempio ho presentato miei prototipi a diversi editori, ed ognuno mi ha contestato i prototipi sotto luci diverse: c’è chi mi ha contestato le troppe immagini per via dei costi, invece un altro editore questa osservazione non me l’ha fatta. Spesso capita che i difetti non risaltino subito, neanche dopo tanti playtest, quindi in generale è sempre consigliabile farne comunque il più possibile. Uno dei giochi che ho playtestato di più (Desertika) aveva degli evidenti difetti iniziali che neanche io volevo ammettere, ma dopo l’incontro con alcuni editori finalmente – dopo 5 anni – siamo giunti ad una versione definitiva. Credo che non esista il gioco perfetto, è impossibile crearne uno. Ogni gioco può piacere, ma può anche non piacere. Desertika prima era un gioco di movimento, ora è diventato un gioco solo di azioni. Comunque è impossibile dire quanto playtest serva ad un gioco. Un filler, ad esempio, si può playtestare poco oppure tanto. Dipende non solo da chi lo ha realizzato, ma anche dalle meccaniche che ci ha messo dentro. Più complesse sono le meccaniche e più il gioco va playtestato, più il regolamento è semplice e meno playtest serve secondo me.

Chi ti aspetti durante l’evento AIG?

Noi ci aspettiamo tanta gente, dal giocatore accanito a quello occasionale, perché va bene il playtest con l’autore, la casa editrice, e tra gli autori stessi, che sono poi quelli che riescono a guardare al gioco con occhio più “critico”, ma è importante anche che il giocatore occasionale capisca di che cosa si sta parlando. Ci serve davvero il contributo di tutti, anzi forse quello del giocatore occasionale è il contributo più importante, perché poi alla fine sarà lui a comprare il gioco qualora venisse pubblicato.

Quindi da questi incontri potrebbero anche nascere delle collaborazioni tra autori e case editrici?

Certamente, anzi possiamo dire che è lo scopo principale di AIG. Ma non solo questo. Abbiamo anche dei Contest organizzati dalla Thunder Grips Games e dalla Dal Tenda Games. Per gli editori AIG è solo una piazza che loro utilizzano per valutare i prototipi, e scovare quello più interessante per essere pubblicato.

Non c’è per caso la paura che le idee vengano “rubate”?

Tu sai benissimo che questa cosa non accade. Tra autori cerchiamo sempre di aiutarci, di scambiarci idee, opinioni, anzi spesso nascono collaborazioni tra gli autori stessi. Quindi perché rubare la tua idea? Anzi, ti dico che è bene testarli il più possibile e più in giro possibile così, se proprio dovesse mai venirti questa paura, potrai attribuirti a tutti gli effetti la paternità.

Quanto tempo ti porta via l’organizzazione? E ci sono autori che tornano durante le varie edizioni?

C’è tanto da organizzare, la cosa mi porta via tanto tempo, ma ho notato che anche se ci sono autori che si aggiungono ed altri che lasciano, molti invece hanno già partecipato ad entrambe le edizioni precedenti e parteciperanno anche a questa. Comunque ci sono sempre nuovi autori che si aggiungono e la cosa è sempre positiva, ma posso dirti che esistono anche molti autori che rimangono nell’ombra, e non so dire il perché (forse perché, come dicevi prima tu, hanno paura che gli venga sottratta la loro idea). Bisogna far capire che è positivo venire a questi incontri, perché si impara tanto. Ad esempio qualche giorno fa mi ha contattato un autore di giochi, siciliano, per chiedermi delle informazioni su come fare per pubblicare il suo gioco. Mi ha detto che lo ha brevettato alla Camera di Commercio. Non si capisce bene cosa e come lo abbia fatto. In pratica lui ha inventato un gioco dove si lanciano dei dadi, una cosa tipo il Monopoli forse. Insomma la meccanica base è il lancio di un dado. Ma il brevetto è stata una cosa inutile perché nessuno gli ruberà mai quell’idea, non ha senso e non ce ne sarebbe motivo. Nessuno si fa mai la domanda “ma perché dovrebbero rubarmi questa idea?”. Tutti coloro che sono autori di giochi sono convinti che il loro primo gioco creato sia insuperabile, pensano che sia il gioco del secolo. Io stesso ero convinto che il mio primo gioco (il famoso Desertika) fosse un giocone, ma poi me lo avete massacrato. Ed è stato in fondo un bene.

Ti sei ritenuto soddisfatto dei tuoi eventi?

Sono molto soddisfatto. La mia soddisfazione deriva dal fatto che gli autori partecipano a queste manifestazioni. Gli eventi non sono mai a fini di lucro, la manifestazione si autofinanzia – tanto entra e tanto esce. Quest’anno daremo anche delle cifre sull’organizzazione, cosicché chiunque avesse ancora dei dubbi che ci sia una speculazione dietro questa cosa potrà toglierseli definitivamente. I costi di partecipazione per gli autori sono bassissimi, ed il guadagno per loro (in visibilità) potrebbe essere enorme. Infatti non scordiamoci che alcuni autori hanno già firmato con degli editori, ultimamente anche durante lo scorso Romics di ottobre. Quindi vi aspetto tutti. Ci sarà da divertirci.

Matteo Roberti