Ringraziare l’incontro

Ormai con la globalizzazione molte feste si celebrano anche lontano dal paese di origine, anche perché spesso, per gli originari di quel posto che vivono all’estero, è un modo per sentirsi legati alle proprie radici, alla propria cultura di appartenenza e per condividerle, con chi frequentano ora, a distanza da casa loro. Una di queste feste è il giorno del ringraziamento, di origine americana ma che si è recentemente diffusa anche da noi, proprio perché tanti statunitensi e canadesi che vivono in Italia continuano a celebrarla con i loro amici e parenti a stelle e strisce. Magari chi non ha mai avuto occasione di partecipare ad un pranzo del genere lo conosce comunque attraverso i numerosi film e serie tv in cui compare.  

La prima festa del ringraziamento si fa risalire al 1621, un anno dopo l’arrivo della nave Mayflower nel “nuovo mondo”, per celebrare il primo raccolto abbondante delle colonie a cui furono invitati anche i nativi americani. C’è da dire però che dopo un primo periodo di pace questi furono sottomessi al potere e sterminati, quindi per tutto il continente americano non è una ricorrenza felice. L’ufficializzazione della festa fu proclamata da Lincoln nel 1863, che decise che il quarto giovedì di novembre sarebbe stato un giorno festivo; da notare che ciò avvenne durante il difficile periodo della guerra di secessione.  

Sia negli Stati Uniti che quando la festa viene esportata in altri Paesi l’usanza vuole che ogni invitato porti una pietanza preparata da lui e che chi ospita cucini il famoso tacchino ripieno, con ricette che differiscono di famiglia in famiglia. La scelta è caduta su questo cibo perché pare che furono i padri pellegrini a portarlo per la prima volta in America, anche se lo usavano già gli Aztechi che lo offrirono in dono ai Conquistadores.  

Le altre pietanze tipiche di questo giorno sono il pane di granturco, la zucca cucinata in vari modi (anche sotto forma di torta salata), ed il dolce americano per eccezione: la apple pie.    

Ho avuto la fortuna di festeggiare il ringraziamento qualche anno fa qui a Roma, e ricordo che fu un evento molto atteso da me e dal gruppo dei miei amici con cui l’ho celebrato. L’idea è stata di un ragazzo californiano che, trasferitosi da poco in Italia, aveva pensato di onorare un giorno così importante per la sua cultura, e noi siamo stati molto contenti di farne parte. Nel nostro caso è stata una cena, ed in quell’occasione ho appreso che anche negli Stati Uniti è a discrezione della famiglia se festeggiare a pranzo o la sera.  

Abbiamo pensato che questo giorno potesse essere l’occasione per far conoscere le pietanze tipiche delle diverse regioni d’Italia da cui provenivano gli invitati, più un paio di ricette francesi proposte da due ragazze di lì. In questo modo noi abbiamo assaggiato il tacchino ripieno, enorme, e questo ragazzo statunitense ha conosciuto le differenze delle nostre cucine regionali. C’era un clima di grande condivisione, di entusiasmo soprattutto di chi, come me, era in una situazione assolutamente nuova e sicuramente poco frequente.  

Essendo tutti piuttosto giovani abbiamo pensato di allestire un buffet e di fare una cena in piedi; ci siamo provvisoriamente seduti su sedie, letti, poltrone rendendo tutto molto dinamico e divertente. Il tavolo era imbandito con quiche, verdure, torte rustiche e dolci, io in particolare, essendo napoletana, ho portato una pastiera.  

Il momento più divertente è stato il taglio del tacchino ed il suo condimento con la salsa di mirtilli (io ero molto scettica su questo abbinamento agrodolce, ma invece mi sono dovuta subito ricredere). Il nostro amico californiano ed il suo coinquilino si sono adoperati nel taglio e nella distribuzione della portata principale, che avevano cucinato loro riuscendo a stento a farla entrare nel forno. Un momento molto bello e sentito, nonostante non ci conoscessimo tutti molto bene, è stato quando a rotazione abbiamo ringraziato chi volevamo, soprattutto  i presenti. Questo mi è piaciuto molto ed ho pensato che sarebbe importante fermarsi ed essere grati per tutto l’affetto e il supporto che riceviamo. Certo non soltanto un giorno all’anno, ma già sarebbe qualcosa. Io ricordo di aver ringraziato l’amica che mi aveva portato lì quella sera, poi ci sono stati anche ringraziamenti scherzosi e quindi tante risate. 

È stata una serata memorabile. Ancora oggi, ripensandoci sento il calore di tutti loro e la sensazione che stessimo davvero condividendo la parte più autentica di ognuno di noi: le nostre origini, le nostre radici.

 

Foto di Laura Benvenuto – 180gradi