Il (non) Natale Guaranì

A volte, per capire meglio le cose c’è bisogno di allontanarsi un po’ per avere una prospettiva migliore (o almeno diversa) d’analisi e giudizio. Essere troppo vicini ai fenomeni può significare non avere un panorama chiaro di quello che succede intorno. Il periodo natalizio è un esempio di ciò, perché buona parte del mondo occidentale lo vive con naturalità dopo averlo interiorizzato per merito dell’influenza che le società cristiane hanno generato in ogni individuo durante i secoli . 

In Italia -paese occidentale, cattolico e capitalista- il Natale è sì un momento d’incontro familiare (soprattutto per i fuori sede), ma è diventato, tuttavia, un evento stereotipato che porta con sé tanti obblighi di tipo sociale e, addirittura, alimenta la voglia di consumismo sfrenato. Sicuramente ci sono persone che ancora vivono questo periodo dell’anno con uno spirito religioso. Comunque sia, uno sguardo da lontano, anzi, da fuori, può aiutare a farci capire meglio le cose per cercare una migliore convivenza. 

Carlos è un argentino di cinquanta anni che vive in Italia dal 1999. Qui ha avuto due figli e lavora in un negozio di prodotti tipici sudamericani a Testaccio. Ma rispetto a quello che si potrebbe pensare anche per il legame culturale che esiste tra Italia e Argentina, Carlos non è il tipico italo argentino di origini italiane, magari discendente di parenti che se ne sono andati dall’Italia cercando una vita migliore in Argentina. Lui è discendente di guaraníes (popolo originario sudamericano distribuito tra l’odierno Paraguay, il nord dell’Argentina e il sud del Brasile) e, fino ai suoi diciotto anni, ha vissuto nella comunità indigena della famiglia della sua mamma per scappare della repressione della dittatura militare argentina. 

Essendo cresciuto in una comunità guaraní della provincia argentina di Misiones, Carlos spiega che per lui il Natale non è una festa importante, anzi, nemmeno lo festeggia, visto che loro non professano la religione cristiana. Addirittura aggiunge che “non esiste la parola natale nella lingua guaraní”. Perciò, lui non ha avuto la tipica infanzia contornata di regali di Babbo Natale in questo periodo dell’anno.       

Ma quando si trasferisce nella città di Buenos Aires, ai suoi diciotto anni, cambia la sua percezione sul Natale. Carlos racconta che la prima cosa che lo ha stupito è stata “come la gente diventava pazza correndo ovunque per comprare cose per festeggiare”. Lui vedeva gli abitanti di Buenos Aires troppo eccitati per il Natale, e questo lo incuriosiva. Così Carlos riflette: “ognuno cresce secondo i valori che la società trasmette”.   

Un altro aneddoto che lo lega ai Natali trascorsi a Buenos Aires è il fatto di aver lavorato nei cantieri edili e di essere rimasto a  vigilarli durante il periodo natalizio, visto che non aveva famiglia nella città. Carlos ricorda che i suoi colleghi erano tristi per lui per il fatto che dovesse lavorare il giorno di Natale, ma non era un problema in fondo, perché quella data non significava nulla per lui e, come afferma, per l’altruista cultura guaranì lui era contento che i suoi colleghi potessero festeggiare ed essere felici assieme alle loro famiglie.     

Parlando del Natale in Italia, Carlos subito riconosce che “è molto diverso” rispetto all’Argentina, soprattutto per la predisposizione a festeggiare. Sottolinea che in Argentina si beve tanto, si balla e si scherza, quando invece in Italia “si mangia e si va a dormire”. E anche se capisce l’importanza del Natale per  la religione, non riesce a vivere questo periodo come lo fanno gli italiani. Ad ogni modo, Carlos spiega che non ha mai sentito la pressione  del Natale perché ha sempre trovato un rispetto reciproco tra culture. “Credo che qui a Roma abbiano capito la mia origine e sono stati molto aperti”, spiega mentre beve un mate. Queste differenze culturali non gli hanno impedito di accettare le feste natalizie come un momento d’incontro, anche grazie ai suoi figli nati in Italia 

Ma per riconoscere i propri “vizi” culturali non c’è bisogno di sapere cosa non fanno a Natale altri popoli. Piuttosto, è importante riconoscere che ci siano altri motivi per incontrarsi, altre forme di festeggiamenti che, forse, permettono un rapporto diverso con la natura. Carlos, con la sua cultura guaranì, può insegnare qualcosa in questo senso quando dice: “noi festeggiamo i cambi  della luna, perché la natura vive grazie al ciclo lunare. Madre natura ti dice e ti indica quali sono i tempi”. E per far capire come, a volte, si dimentica quello che è più vicino a ognuno, aggiunge: “noi per festeggiare abbiamo tutto nella natura, non c’è bisogno di correre per comprare cose. Abbiamo una forma diversa di vivere la gioia. Sono valori e bisogni diversi”.