Parole di porpora, intervista alla presidentessa del Mit

Il Movimento d’Identità Trans (MIT) s’interessa di proteggere il benessere e i diritti delle persone transessuali e transgender e promuoverne il rispetto, l’emancipazione e l’inclusione socio-culturale. Servizi e progetti del MIT, inseriti in una rete locale, nazionale e transnazionale cooperano con associazioni, enti ed istituzioni. 

Porpora Marcasciano, è la presidentessa di questo movimento ed ha attraversato tutti i vari passaggi storici del movimento omosessuale, dagli anni ’70 fino ad oggi. Ha pubblicato testi come Favolose narranti- Storie di transessuali e ha contribuito a volumi quali Gay-La guida italiana in 150 voci.  

Ha scritto anche un’autobiografia Antologaia, che narra un periodo dagli anni Settanta al 1983, dove vengono raccontate le prime vicende che nel 1980 hanno portato al primo gay pride italiano, i retroscena dei campeggi omosessuali svoltisi dal 1979 in poi, lo spartiacque dell’avvento dell’AIDS, le battaglie che portarono alla legge 164 nel 1982 (quella sul cambio di sesso), senza citare di sigle mitologiche tipo il Collettivo Frocialista Bolognese, da dove è nata l’esperienza, a tutt’oggi in corso, del Cassero. 

L’ultima sua fatica letteraria L’aurora delle trans cattive. Storie, sguardi e vissuti della mia generazione transgender, abbraccia l’altro periodo dal 1983 ad oggi, dove ricostruisce la sua genealogia trans, dove per mancanza di riconoscimenti e diritti la vita era vissuta nell’illegalità, nella prostituzione, fenomeno molto diverso da quello odierno. 

Questo percorso ha prodotto la capacità di parlare di sé, in un’epoca dove esisteva solo l’appellativo di disprezzo “travestito”, non c’erano ancora parole come transgender o gender variant. 

L’autrice recupera l’epica trans delle origini, per rivendicare il percorso straordinario delle persone perseguitate, violentate, ferite nella loro dignità umana, le quali hanno avuto la forza d’incrinare la narrazione dominante che fa della transessualità una dimensione patologica, raccontando un’esperienza di vita unica. Rifuggendo banche i tentativi di normalizzazione dell’epoca postmoderna. 

Qui, di seguito, è riportata l’intervista alla presidentessa del Movimento per l’identità transessuale Porpora Marcasciano. 

D.: Quali sono le cause del binomio tra transessualismo e patologia? 

R.: Il semplice fatto che il transessualismo è iscritto nel Dsm 5, nel manuale diagnostico delle patologie mentali; come lo era l’omosessualità qualche anno fa, così l’associazione transessualismo-patologia diventa quasi automatica in campo scientifico, un po’ meno nella realtà, chiaramente. 

D.: Secondo lei, è opportuno che il transessualismo venga depatologizzato? 

R.: Assolutamente sì. Perché di patologico non c’è nulla, questo lo confermano anche gli ambienti scientifici. E’ un’esperienza medicalizzata, nel senso che ha bisogno di una parte medica rispetto all’endocrinologia e alla chirurgia. Ma questo non significa appunto patologia, per cui terrei separate le cose che spesso si confondono e sarebbe il caso che quell’esperienza descritta come “disforia di genere” uscisse da quel manuale diagnostico. 

D.: Ma questo non comporterebbe un problema per l’accesso alla cure dei transessuali? 

R.: Si, ed è quello l’ostacolo, il problema per cui si è preferito lasciare le cose così com’erano, però ci si sta lavorando, perché la questione riguarda tantissime persone e chiaramente è stata una conquista, con la legge 164. Quindi lasciare scoperte tutte le spese, tutti i costi significherebbe tornare a prima dell’approvazione della legge, a prima degli anni ’80, che ci sembra un po’ assurdo. Perché l’accesso alle cure richiede perizie, richiede avvocati, tribunali, specialisti, quindi non è che la prima persona che si presenta ad un centro le viene riconosciuto tutto il percorso. 

D.: Quali sono i principali problemi che i transessuali/le transessuali riscontrano nell’istituzione sanitaria? 

R.: Per prima cosa che la sanità non è equiparata, non è uguale in tutta Italia: ci sono regioni più aperte, altre meno, altre addirittura che si rifiutano di riconoscere l’esperienza. Siccome i servizi sanitari sono regionali, noi vorremmo che ci fosse un’equiparazione in tutta Italia. Ed è per questo che stanno lavorando con l’Istituto Superiore di Sanità. Si spera che al più presto questo avvenga anche per le cure ormonali, che non vengono riconosciute da per tutto alle persone trans. Perché sono cure, medicinali, ormoni destinati a uomini e donne, così ci sono obiettori di coscienza, li definiscono così, che si rifiutano di prescriverli. 

D.: Che cosa fa il Mit per loro (i transessuali) riguardo questi problemi? 

R.: Il Mit gestisce un consultorio dal 1994, è un consultorio asl che segue tutta una serie di standard di cura e di protocolli. Segue e sostiene le persone trans nel percorso di transizione in collegamento con centri specialistici, per cui nel nostro piccolo, che poi piccolo non è, seguiamo il percorso con avvocati, persone esperte, quindi cerchiamo di dare tutela e garanzie alle persone trans che intraprendono il percorso. 

D.: Che cosa si può fare, ad oggi, per la tutela dei diritti dei trans? 

R.: La battaglia è fondamentalmente culturale quindi politica, bisognerebbe che la politica, i centri dove si prendono le decisioni, fossero più sensibili e fossero più aperti al dibattito su questioni come questa, perché molto spesso non si vogliono affrontare i problemi. Sono problemi che non producono voti, non hanno riscontri di palazzo. La politica dovrebbe, con gran parte dell’Europa già sta facendo, promuovere i diritti ma soprattutto la dignità perché qui il problema più grosso è l’accesso al lavoro, il non riconoscimento nei servizi in Italia dagli ospedali a tutto il resto, sono divisi in maschili e femminili; quindi una persona che si presenta lì, viene trattata con il sesso di nascita e questo non va bene assolutamente. Non può funzionare così: basi pensare, per esempio, alle prossime elezioni, dove le persone trans non si sentono rappresentate con quella scheda; dove i seggi sono divisi in maschili e femminili, dove sul documento viene rappresentato solo il sesso di nascita. Questo può essere un esempio di cosa succede e di come ci si pone in Italia ed è emblematico. 

 

Susanna Pinto

 

Foto: gaynews.it