“Suspiria” di Luca Guadagnino: horror tra carnalità e danza contemporanea

Nel remake di Suspiria il regista Luca Guadagnino eleva all’ennesima potenza l’inquietudine, l’oscurità e il terrore del film originale, soffermandosi ossessivamente sull’elemento della fisicità e della carnalità che prendono il posto dell’astrazione argentiana.

Il Suspiria di Luca Guadagnino riprende a grandi linee l’idea e la storia dell’originale di Dario Argento che fa da spunto per un horror contemporaneo, anche nel senso stretto di arte e performance contemporanea. È infatti questo l’aspetto più lodevole nonché centrale della pellicola che, seppure ruoti intorno a se stessa in modo ossessivo (le musiche di Thom Yorke la accompagnano magistralmente in questo moto pulsionale), si perde tuttavia proprio in quei momenti “superflui” relativi alla storia sentimentale di Jozef e Anke (Jessica Harper).

È infatti questo uno dei punti deboli del remake di Suspiria, che cade da una parte nel cliché del personaggio che indaga il mistero dal di fuori (come noi spettatori) e dall’altra nel patetismo della storia d’amore cucita su di un film che contiene già troppi aspetti e generi su cui si dilunga per una durata di 150 minuti.

Il Suspiria di Guadagnino è ambientato nella Berlino divisa del 1977, allo stesso modo la pellicola è (sud)divisa in più atti presentati da didascalie retrò a volte grotteschecome l’epilogo dal titolo “Una pera a fette”, ma iniziamo dal principio. Il prologo di Suspiria si apre con la presentazione del dottor Jozef, uno psicanalista alla spasmodica ricerca della sua amata Anke perduta ai tempi del nazismo e di cui egli non ha più traccia, “sarà riuscita a scappare oltre il confine o non ce l’ha fatta?”. È questo il dubbio che tormenta da oltre trent’anni il dottor Jozef e che ancora non lo abbandona mentre la sua paziente Patricia (Chloë Grace Moretz), completamente impazzita e delirante, nelle sue sedute gli parla dei numerosi omicidi perpetrati dalle streghe.

La storia d’amore patetica e tormentata risulta una nota stonata in un film che mette già troppa carne al fuoco e dove la musica di Thom Yorke ha un ruolo cruciale nel conferire quel mood inquietante e ripetitivo che percorre la pellicola dall’inizio alla fine. D’altronde la ridondanza di dettagli relativi alla “storia delle streghe” crea sequenze d’effetto e di forte impatto emotivo, ricalcando anche sotto il profilo estetico il tema del delirio con cui si apre il film.

La coreografia e l’ossessione per la perfezione fanno parte della sceneggiatura e dei dialoghi così come dell’estetica del film che omaggia Dario Argento con una composizione minuziosa delle inquadrature. Il colore rosso è un altro elemento che rimanda alla poetica argentiana insieme alle veloci panoramiche trasversali e alle rapide zoommate in avanti tese a ricalcare lo sguardo dei personaggi tramite le soggettive psicologiche che ne risultano, specialmente all’inizio  di Suspiria quando la ballerina Susie Bannion (Dakota Johnson) mette piede per la prima volta nella scuola di danza Tanz.

Tra gli obiettivi di Guadagnino c’è di certo quello di sconvolgere lo spettatore con sequenze disturbanti e letteralmente disgustose come il primo balletto da protagonista di Susie, un vero e proprio rito demoniaco dove ogni movimento della coreografiadurante le prove sferza un colpo violento altrove, nelle stanze oscure della Tanz. Sequenze come questa sono rese magistralmente da un montaggio alternato così isterico, nervoso, frenetico che genera sequenze caotiche e per stomaci forti, paragonabile a film cruenti come La battaglia di Hacksaw Ridge di Mel Gibson.

Suspiria di Luca Guadagnino è un horror splatter perturbante ma è anche un film musicale sia per contenuto che per “involucro”, proprio perché costruito su un’estetica ritmata dove, oltre al montaggio e alle scelte di regia, ci sono le musiche di Thom Yorke a sostenere i riti delle streghe. Il rosso, la suspense, il mistero, l’orrore, il sangue e una musica enfatizzante sono tutti elementi che accomunano il Suspiria di Luca Guadagnino a quello di Dario Argento, seppur estremizzando la violenza e rendendo tutto più carnale sulla linea degli horror divoratori contemporanei come The Neon Demon di N. W. Refn.

Per quanto riguarda il cast, Tilda Swinton è a dir poco eccezionale nel ruolo di Madame Blanc che da una parte rievoca la danzatrice Pina Bausch, figura rappresentante della danza contemporanea, e dall’altra strizza l’occhio ad altre interpretazioni dell’attrice come alla vampira di Solo gli amanti sopravvivono. Anche in Suspiria come nel film di Jim Jarmusch si è infatti alla ricerca di sangue e carne fresca e Tilda Swinton è perfetta per questi ruoli in quanto figura elegante, glaciale, rigida e allo stesso tempo sensibile. Attrice feticcio per Luca Guadagnino, Tilda Swinton in Suspiria, oltre a Madame Blanc, ha interpretato il dottor Jozef Klemperer ed Helena Markos dichiarando: “con Luca Guadagnino da sempre abbiamo discusso e fatto progetti su Suspiria. Adoro i film che hanno una lunga gestazione, significa che il lavoro si evolve con tale gradualità e con tale dovizia di dettagli che poi girare risulta davvero facile.”

Presentato al Festival di Venezia 2018, il remake di Suspiria è l’ultimo film di Luca Guadagnino, lontano anni luce dal precedente Chiamami col tuo nome, e che segna un’ulteriore sfaccettatura di un autore eclettico già affermato all’estero e che nell’ultimo anno sta iniziando a ricevere le dovute attenzioni anche in madrepatria.

Il remake di Suspiria arriverà nelle sale italiane a capodanno 2019.

Voto: 7

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