Ddl Sicurezza: il limite invalicabile dei diritti umani

Il 27 novembre scorso è stato approvato dalle camere del Parlamento il cosiddetto “decreto sicurezza”, ossia la legge che regola la gestione dell’immigrazione in Italia. Il decreto prevede una serie di restrizioni dei diritti degli immigrati che per vari motivi approdano in Italia e nasce proprio per regolamentare l’afflusso di migranti dall’Africa verso le coste italiane e i successivi percorsi di accoglienza.

Tra i punti più importanti del testo c’è l’abolizione della protezione umanitaria. Dal 1998 la protezione era garantita per “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato italiano”. Lo Stato italiano dava protezione a stranieri in fuga da guerre, persecuzioni e disastri naturali. E Il permesso di soggiorno rilasciato ai migranti era rinnovabile ogni due anni. Invece, con le nuove norme, il permesso di soggiorno verrà garantito solo per “casi speciali” come la necessità di cure mediche, per “contingente ed eccezionale calamità” del paese di provenienza o per “atti di particolare valore civile”. Nell’ultimo caso, il permesso ha durata massima di due anni e non può essere rinnovato.

Altro nodo importante del decreto è il trattenimento dei richiedenti asilo negli hotspot e negli uffici di frontiera per il controllo dell’identità. Se l’identità non è accertata entro trenta giorni, i richiedenti asilo vengono trasferiti nei centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) per altri 180 giorni. Per quanto riguarda le frontiere, gli irregolari verranno riaccompagnati ai valichi, qualora non ci sia possibilità di trattenerli nei Cpr.

Non da meno, il Sistema per l’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati (Sprar) sarà limitato soltanto a coloro che godono di protezione internazionale e a minori non accompagnati. Tutti i richiedenti asilo, inoltre, non potranno registrarsi all’anagrafe per la residenza.

Gli effetti prodotti dal decreto sicurezza sono stati drammatici per molti migranti. Coloro che non hanno più potuto godere della protezione umanitaria sono stati allontanati dai centri di accoglienza e lasciati per strada con l’ombra della possibilità di un rimpatrio. Ma ad oggi, il Governo non ha ancora provveduto allo stanziamento di risorse e mezzi per rimpatriare i migranti irregolari. E mancano accordi di rimpatrio coi paesi di provenienza. Quindi, molti di loro sono stati ospitati dalla Caritas, spesso il solo punto di riferimento per i migranti abbandonati dal Governo un pò in tutta Italia. Si vedano i casi dei centri d’accoglienza di Castelnuovo di Porto, Capo Rizzuto, Potenza e Firenze.

La reazione della società civile, tra politici e cittadini c’è stata. Nei primi giorni di febbraio ci sono state manifestazioni in 300 città italiane. E a gennaio, alcuni sindaci di città importanti come Leoluca Orlando a Palermo e De Magistris a Napoli hanno gridato al razzismo impugnando i diritti costituzionali, per cercare di contrastare gli effetti del decreto. Tra gli altri sindaci critici verso il provvedimento si annoverano il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, Giuseppe Falcomatà di Reggio Calabria e Dario Nardella di Firenze. Le regioni Umbria, Piemonte ed Emilia Romagna, con ben 60 comuni toscani, hanno inoltre sottoscritto un ricorso costituzionale promosso dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.

Il decreto sicurezza è una legge “cieca” che taglia non solo i diritti basilari dei migranti, ma anche i fondi per un servizio virtuoso gestito dai singoli Comuni come quello degli Sprar che incentiva l’integrazione e il benessere socio-economico. I numeri dell’ultimo rapporto Anci (Associazione nazionale comuni italiani) lo fanno capire bene: l’anno scorso circa la metà delle persone che sono state accolte negli Sprar hanno avuto un contratto di lavoro e il 70% ha imparato l’italiano, ha un’occupazione e una casa.