Sicurezza: tra percezione e realtà

In questo numero parliamo di sicurezza, sospinti, quasi per forza, dal dibattito creato dalla legge 132, promossa dal ministro degli Interni Salvini.

Facciamo il punto sulle principali problematicità di questa legge, intervistando chi vive in prima persona le esperienze e i percorsi di vita delle persone che decidono di migrare in modo ‘illegale’.

Il nostro obiettivo è quello di dare uno sguardo diverso sulla questione, uno sguardo che tiene in considerazione l’esperienza e le motivazioni reali di queste persone, senza a ridurle a macro categorie che ci dicono poco o niente su ‘chi’ sono veramente.

Nel dibattito sull’accoglienza, i grandi assenti sono loro: perché partono pur conoscendo i rischi? Quali motivazioni hanno? Quali sono i loro progetti?

Il dibattito si scinde tra chi li vuole respingere e/o rimpatriare e chi li vuole ‘accogliere’, magari in un’ottica fortemente assistenzialistica: queste due posizioni condividono uno stesso filo comune, ossia una visione passivizzante del ‘migrante’, ossia una persona di cui farsi carico. Non una risorsa, ma semplicemente una bocca in più da sfamare, un individuo che toglie risorse.

Ascoltarli, è il primo passo per uscire da questa visione distorta. Mettere in discussione il binomio sicurezza=migranti è un passo fondamentale per considerare i flussi migratori come processi strutturali determinati da ben più ampi processi economici, geopolitici, ambientali che richiedono risposte ben più ampie che superano i confini nazionali e richiedono risposte globali.

Ascoltarli, fornire un sostegno psico-sociale, diritti (e doveri), è sicuramente una politica che produce vera sicurezza per le nostre comunità, convinti che il più grosso errore che si può  fare su questo piano, sia quello di favorire l’esclusione sociale.

Perché la sicurezza è sempre legata alla percezione: ed il vero antidoto alla paura è la conoscenza dell’Altro. Solo attraverso questa conoscenza, si possono affrontare veramente le questioni.

A partire da queste riflessioni, abbiamo voluto affrontare il tema della sicurezza in senso ampio, vedendo come in passato, il legame tra paura del diverso e i pregiudizi (in particolare, in periodi di incertezza economica ed esistenziale che coinvolgevano tutta una comunità), abbiano portato a commettere azioni crudeli e devastanti contro le più diverse minoranze.

In tal senso, indaghiamo su quanto successo negli anni ’30 del secolo scorso, interroghiamo Hannah Arendt sulla più stringente attualità degli sbarchi, nella prima di una lunga serie di interviste impossibili, e affrontiamo il tema del difficile rapporto tra religione e omosessualità.

Con la nuova rubrica ‘Psicologi in Ascolto’, analizziamo l’annoso problema dello stalking e proviamo a capire il fenomeno dell’autolesionismo, per provare a comprendere la violenza diretta contro di sé.

Infine, continuano la raccolta di versi in poesia e dei racconti, attraverso la nostra nuova rubrica ‘altrove’.

Continueremo a parlare di ‘migranti’, ma il nostro obiettivo per il futuro, è raccogliere proprio le loro voci, conoscere le loro storie. Per tale motivo, concludiamo con le parole di Andrea Sannino, che ben rappresentano lo spirito che caratterizza questa precisa volontà editoriale.

I migranti vivono sulla pelle le storie più dolorose e lo fanno in comunità. Per accoglierli è necessario ricucire il tessuto sociale che decenni di atomizzazione delle masse hanno sfaldato, è necessario mettersi radicalmente in discussione, è necessario riorganizzare il proprio tempo e ristabilire le priorità. Serve, insomma, una nuova comunità. I nuovi fenomeni migratori sono una forza stimolante e ri-ordinante che spaventa quei pochissimi che sulla solitudine, sulla concorrenza fra disperati, sulle lotte per mezzo salario, hanno lucrato e continuano a lucrare. Il loro unico strumento per mantenere lo stato di cose attuale, dunque, è proprio il terrore, atto ad evitare una nuova coscienza comunitaria. Il terrore e la tensione sono il muro fonoassorbente che impedisce alle vostre città disarticolate e frammentate di ascoltare quelle storie – le storie dietro e dentro quei numeri annegati. Quelle storie vi salveranno e salveranno innumerevoli vite.

Solo ripartendo dalla valorizzazione delle comunità e della vita comunitaria, è possibile avere una visione utile e pragmatica per affrontare le difficoltà contemporanee, adottando una prospettiva che possa valorizzare veramente le persone: siano queste residenti o straniere, normali o ‘devianti’.

Perché, prima di ogni distinzione, siamo tutti persone.

 

IL WEB MAGAZINE

Numero #46 febbraio 2019

Sicurezza:

Tra percezione e realtà

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In questo numero parliamo di sicurezza, sospinti, quasi per forza, dal dibattito creato dalla legge 132/2018, pro- mossa dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. Facciamo il punto sulle problematicità di questa legge, intervistando chi vive in prima persona le esperienze e i percorsi di vita delle persone che decidono di migrare in modo ‘illegale’.

Il nostro obiettivo è quello di dare uno sguardo diverso sulla questione, uno sguardo che tiene in considerazione l’esperienza e le motivazioni reali di queste persone, senza a ridurle a macro categorie che ci dicono poco o niente su ‘chi’ sono veramente.
Nel dibattito sull’accoglienza, i grandi assenti sono loro: perché partono pur conoscendo i rischi? Quali motivazio- ni hanno?

Quali sono i loro progetti?
Il dibattito si scinde tra chi li vuole respingere e/o rimpa- triare e chi li vuole ‘accogliere’, magari in un’ottica forte- mente assistenzialistica: queste due posizioni condividono uno stesso lo comune, ossia una visione passivizzante
del ‘migrante’, che diventa una persona di cui farsi carico. Non una risorsa, ma semplicemente una bocca in più da sfamare, un individuo che toglie risorse.
Ascoltarli è il primo passo per uscire da questa visione distorta.

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