Numero #47 Periferie: ripartire dall’innovazione sociale

IL WEB MAGAZINE

Numero #47 marzo 2019

Periferie: ripartire dall’innovazione sociale

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Le città si stanno espandendo costantemente e ogni anno ospitano in media 73 milioni di abitanti in più in una crescita esponenziale destinata a continuare anche nel prossimo decennio. Se fino agli anni ’70, c’era la speranza che questo processo fosse potenzialmente virtuoso, una una spinta positiva verso il progresso, con l’entrata in vigore ed il successivo fallimento di grandi progetti di costruzione e progettazione di quartieri distanti dal ‘centro’ (Zen, Corviale, Gallaterese, ecc.), “il concetto di periferia ha perso ogni accezione progressiva per rimanere solo l’indicatore spaziale di un disagio fatto di distanza dal centro, carenza di servizi e infrastrutture, ritardo nell’integrazione, tensione sociale, senso di emarginazione. Un luogo, insomma, dal quale si voleva fuggire appena possibile”

Con una crisi economica che rende gli interventi urbanistici insostenibili da un punto di vista economico e impossibili gli investimenti su servizi sociali e sanitari che riescano realmente a rispondere ai disagi complessi dei cittadini, viene naturale chiedersi: siamo senza speranze?

Per fortuna no, perché in questo campo “le esperienze sembrano correre più veloci delle teorie” (A. D’Elia, I barbieri, il punk e l’innovazione sociale, in C. Andorlini, L. Bizzarri, L. Lorusso, a cura di, Leggere la rigenerazione urbana. Storie da “dentro” le esperienze, Pacini Editore, Pisa, 2017),  e nell’ultimo decennio si è assistito al proliferare di esperienze di innovazione sociale, in cui la cittadinanza si è attivata concretamente, questa volta in sinergia con associazioni, università e amministrazioni virtuose.

E qui sta la concretezza dei processi di una vera innovazione sociale. Ovvero non un processo in più da appiccicare alla vita di un quartiere, bensì un nuovo modo, radicale, di rilegare persone, professionalità e risorse in un’epoca sempre più incerta e precaria.

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