Periferie: Quale visione politica?

Perché chiudere uno spazio di coworking con tanto di spazio adibito per i bambini? E poi, nel farlo, come non pensare alle conseguenze per Centocelle, quartiere che soffre la mancanza di servizi al pari di molte altre periferie italiane? Bisognerebbe chiederlo alla giunta del V municipio che amministra proprio il quartiere nel quadrante est di Roma.

In particolare, bisognerebbe chiedere quale sia la visione politica per cui si prende una tale decisione, che taglia comodità e benessere per i genitori impegnati nel proprio lavoro al coworking l’Alveare, realtà che nasce 5 anni fa, ora in procinto di chiudere dopo la decisione della giunta del municipio di via Torre Annunziata.

La questione del coworking l’Alveare è arrivata alle orecchie dei politici regionali del Lazio e la consigliera regionale Pd Marta Bonafoni si è espressa in merito, dichiarando:“chiude per la miopia della giunta del MunicipioV, per l’approccio contabile e burocratico sulle cose, per l’assenza di politica che abita la testa dei Cinque Stelle. Con Stefano Veglianti, consigliere municipale di Sinistra per Roma le abbiamo provate tutte: a salvare lo spazio, il progetto, il senso di una storia innovativa unica a Roma. Niente da fare, non danno neanche il tempo al servizio di chiudere con la fine della stagione: mamme, bimbi, genitori e lavoratrici della cooperativa dovranno lasciare i locali ai primi di aprile”.

Ed è proprio “l’approccio burocratico e contabile” dell’amministrazione a dare la risposta sul perché di una decisione presa con “miopia”. Lo si deduce dalle parole di Giovanni Boccuzzi, presidente del V municipio, che in nome di una politica rigida, pur di non considerare l’opzione delle assegnazioni dirette preferisce cancellare di colpo cinque anni di attività. ”Premesso che è politica di questa amministrazione attribuire ambienti municipali solo a seguito di bandi e non per assegnazione diretta – ha dichiarato Boccuzzi – tenuto conto che l’assegnazione alla Cooperativa di Produzione Lavoro L’Alveare è scaduta il 30 novembre 2015, ne consegue che la stessa utilizza gli spazi senza averne titolo”.

Bisogna considerare, ad ogni modo, le varie proroghe che l’Alveare ha ricevuto per l’assegnazione dei locali nel corso degli anni, da parte di altreamministrazioni.“Miopia” che non ha permesso l’applicazione di una visione politica per costruire alternative e servizi per le persone, come ha tentato di fare l’Alveare, realtà virtuosa inun quartiere fragile.In questo spazio di via Fontechiari, mamme e papà liberi professionisti, free lance e in generale senza un ufficio di riferimento, hanno potuto lavorare mentre i propri figli utilizzavano un servizio educativo per bimbe e bimbi dai 4 mesi ai 3 anni.

Tra l’altro, l’Alveare è nato grazie alla vittoria di un bando per progetti di welfare urbano promosso da UniCredit, con cui l’associazione ha fatto fronte alle spese di ristrutturazione dei locali di proprietà del municipio, prima lasciati all’incuria e al vandalismo.

Questa vicenda ci dà anche un’idea di come la politica nazionale si confronta con il tema delle periferie, dato che sembra andare in direzione affine alle politiche adottate dal municipio di via Torre Annunziata. Con due fazioni (Lega e M5s) che si sono compattate su molti temi. Trascurando non di poco il tema delle periferie, che nel contratto di governo non ha alcuno spazio specifico dedicato. Resta, però, il reddito di cittadinanza, volto all’inserimento lavorativo e al benessere delle fasce povere della popolazione. A questo punto bisogna chiedersi: quali saranno icambiamenti che apporterà il reddito di cittadinanza? Basterà a placare il diffondersi della disoccupazione e del disagio sociale? Ma soprattutto quale visione politica bisogna adoperare nel caso non bastasse?