Ecco quanto l’Italia (non) investe in salute mentale. L’intervento di Fabrizio Starace all’Expo

Quanto ci costa non investire in salute mentale? La domanda, per niente banale, ha dato il titolo a uno dei contributi nell’ambito del corso ECM organizzato per l’Expo della salute mentale.
Tra gli interventi più interessanti che abbiamo potuto ascoltare, c’è quello di Fabrizio Starace, psichiatra napoletano designato dal ministro della Sanità Giulia Grillo al Consiglio superiore della sanità, esperto di management nell’ambito della salute mentale.

Starace ha esordito così: “Occorre chiedersi: risorse per cosa?” L’aspetto su cui puntare dovrebbe essere quello “dell’accessibilità” ai servizi, favorendo l’incontro tra domanda e offerta, a partire per esempio dal fare conoscere i servizi ed eliminando il più possibile gli ostacoli che oggi, ancora, esistono. Il secondo aspetto su cui vale la pena investire è il “bisogno”, inteso come potenziamento dell’offerta di cure e assistenza ai pazienti. Sullo sfondo resta infatti il tema del sottofinanziamento del settore, come confermano i dati pubblicati di recente dal ministero della Salute sull’anno 2016. 

Per inquadrare il problema, basti pensare che, con l’avvento della crisi economica, il 2% in più della popolazione ha avuto un rischio di disagio psichico. Oltre un milione di cittadini ha espresso un bisogno di cure, ha detto Starace durante il suo intervento. In altre parole, ogni 100 persone, una o due hanno contatti con strutture che si occupano di salute mentale. I disturbi da problemi di salute mentale e da uso di sostanze sono la principale causa di disabilità. Di questi si è registrato un incremento del 40% negli ultimi vent’anni. Tuttavia, all’aumento della domanda di salute mentale non è conseguito un aumento dell’erogazione di risorse da parte dello stato, bensì una riduzione. E nonostante l’affidabilità dei dati del ministero della Salute, alcuni giornali continuano a dare notizie false (una che su internet ha avuto risonanza l’ha scritta il Fatto Quotidiano, sostenendo che 17.000.000 di persone in Italia soffrono di disagio psichico). 

Di fronte a questa domanda, le regioni italiane spendono meno di quanto dovrebbero. Solo l’Emilia Romagna rispetta il parametro del 5% di risorse investite in salute mentale rispetto alla spesa sanitaria, mentre altre regioni italiane arrivano anche al 2,5%. La media è intorno al 3,5% e sul piano internazionale pone l’Italia davanti a paesi come Bulgaria, Cecoslovacchia e Azerbaigian. I paesi più avanzati e attenti investono di più, ha ricordato Starace. Secondo uno studio internazionale, pubblicato sulla rivista The Lancet, i paesi ad alto reddito dovrebbero allocare almeno il 10% della spesa sanitaria per la salute mentale.

D’altra parte, l’Italia è l’unico paese ad avere un modello di salute mentale ramificato nella comunità, quindi privo di strutture come gli ospedali psichiatrici. Un modello unico, ma sacrificato. Perché, anche guardando la spesa sanitaria rispetto al pil, fanno meglio di noi Francia e Germania e peggio solamente Estonia, Bulgaria e Lituania. 

Oltre alle risorse economiche, alla Sanità mancano anche le risorse di personale, in alcune regioni più che in altre. Le stime per il futuro non sono consolanti. Nel 2025 mancheranno oltre 16.000 specialisti e, nello specifico, ci sarà una carenza di 1.000 specialisti psichiatri. Va considerato, ha specificato Starace, che una o due unità di personale specializzato si rivolgono a circa 100 utenti in cura. Si contano 11 psichiatri e 4 psicologi dei dipartimenti di salute mentale ogni 100.000 abitanti. 

Le  persone in contatto coi dipartimenti di salute mentale sono 807.000 e richiedono un’assistenza di oltre 1.200.000 ore al mese. I medici sono in grado di coprire 540.000 ore di assistenza mensili e gli psicologi 137.000 ore. Le persone che si sono rivolte alle strutture ai dipartimenti di salute mentale per interventi consulenziali sono 167.000. Così, complessivamente, il personale dei dipartimenti di salute mentale è in grado di rispondere a non più del 55% del fabbisogno assistenziale.