La Carta della cartiera: laboratorio di pensiero collettivo sulla Salute Mentale e sul ruolo dei centri diurni

Una delle opportunità più preziose che l’Expo della salute mentale ha offerto nei tre giorni di allestimento è stata probabilmente quella del confronto. Solo l’incontro, infatti, permette lo scambio di esperienze, la possibilità di riconoscersi tra realtà distanti e di raccontarsi buone pratiche e difficoltà operative. Da questo confronto tra i Centri diurni è nato un documento in dieci punti che vuole promuovere uno standard operativo funzionale ed efficace per tutte le realtà coinvolte sui territori che si occupano di salute mentale. Dieci punti per sancire dei principi di base su come lavorare e degli obiettivi per migliorare i servizi offerti, con proposte concrete per gli enti locali come le regioni, i comuni e le aziende sanitarie, che dei Centri diurni sono i principali interlocutori istituzionali. Ecco, di seguito, la “Carta della Cartiera” 

 

Le Regioni, le Aziende Sanitarie, i Comuni devono impegnarsi a preservare la specificità del lavoro multidisciplinare identificando i Centri Diurni come modelli di trasformazione che richiedono impegno relazionale, tempo e continuità, fattori decisivi per la sostenibilità reale. La collaborazione con limpresa sociale e con il mondo del lavoro deve produrre forme innovative di convergenza tra saperi, gestione delle risorse economiche e umane, condivisione di finalità di salute mentale per le persone, per i loro familiari, per gli operatori.  

 

  1. I Centri Diurni sono il modello privilegiato di integrazione socio-sanitaria e degli interventi mirati allinclusione dei pazienti affetti da grave patologia psichiatrica. La loro collocazione allinterno dei DSM deve essere garantita e valorizzata nellambito dei percorsi di cura e di presa in carico. Il progetto di salute mentale orientato alla restituzione e difesa di diritti e allabilitazione anche precoce degli utenti è centrale in tutte le dimensioni della cura, cliniche e organizzative. 
  2. Gli interventi sociali e quelli clinici non sono separabili. I processi evolutivi in Salute Mentale trovano attuazione nellinterfaccia tra la dimensione sanitaria e quella sociale: per questo si parla di salute e non di malattia. Le variabili socioeconomiche coinvolte nei disturbi psichiatrici, oggetto di studi approfonditi ed aggiornati, ne sono la conferma indiretta. Gli strumenti di intervento esistono in entrambi gli ambiti e il ricorso ad essi va diffuso, integrato ed incentivato.  
  3. I Centri Diurni non sono luoghi di intrattenimento ma di creazione di reti di socialità e quindi di inclusione. Il lavoro che viene svolto non è orientato a pratiche di assistenza ma di trasformazione, quelle promosse dal WHO, secondo il principio che gli utenti non sono costi da affrontare ma persone da aiutare ad autonomizzarsi secondo le realistiche possibilità offerte dalle loro risorse e da quelle dellambiente di vita.  
  4. Per le persone coinvolte nei percorsi di cura il lavoro e lesperienza produttiva in attività reali e remunerate sono obiettivi delle pratiche adottate nei Centri Diurni. Lattenzione allinclusione socio-lavorativa delle persone con sofferenza mentale è parte integrante di tutte le forme di operatività. Vanno utilizzati, promossi e reinventati tutti gli strumenti utili ad avvicinare il mondo del lavoro in unottica trasformativa e di realizzazione individuale. Le cooperative integrate e limpresa sociale sono linterlocutore più significativo in questo senso ed il loro ruolo non si identifica con quello di un fornitore ma di partner nella costruzione di un progetto specifico e condiviso con i DSM.  
  5. I percorsi di salute promossi dai DSM si muovono nellambito della difesa e dellesercizio pieno dei diritti umani, civili e politici dei cittadini che li frequentano. La proposta dei Centri Diurni è di valorizzare la soggettività e la gruppalità allinterno di reti sociali.  
  6. Un progetto di società che non esclude prende forza dalla sinergia tra la responsabilità dei servizi pubblici, dellimpresa sociale e di tutti i soggetti della comunità, in primo luogo utenti e famiglie. La co-progettazione è una modalità di funzionamento coordinato tra soggetti istituzionali e del terzo settore che richiede ladozione di un modello organizzativo, metodi e procedure amministrative chiare e paritarie. Ladozione di tale dispositivo si inscrive concretamente nel solco della legge 180  e segue i princìpi di una salute mentale moderna e partecipata centrata su un modello relazionale e non unicamente biomedico.  
  7. Lazione dei Centri Diurni si basa sulla diversificazione delle risposte, sulla continuità nel tempo, sulla responsabilizzazione dei soggetti contrapposta alla loro passivizzazione. In questo senso si promuove unutenza attiva, competente e capace di contrattualità al fine di costruire contesti che favoriscano la socialità, lappartenenza, il radicamento identitario, la connessione con i territori. La dimensione clinica attinge a tutte le più complesse formulazioni concettuali e pratiche in ambito medico, psicologico e pedagogico, nutrendo il lavoro relazionale con i pazienti e le loro famiglie.  
  8. La misura dellefficacia dei processi trasformativi in salute mentale richiede una nuova epidemiologia che combini elementi quantitativi e qualitativi  riflettendo la specificità e complessità delle variabili individuali, relazionali e sociali. Serve a tal fine un sistema adeguato di monitoraggio e valutazione. Riguardo ai finanziamenti sono centrali una adeguata politica del personale e una riconversione di posti letto in risorse territoriali. Le attività dei Centri Diurni si offrono come alternativa efficace ed economica al ricovero in tutti i momenti della cura, già a partire dalle fasi critiche. 
  9. In Salute Mentale è necessario creare luoghi di produzione e trasmissione del sapere pratico che devono affiancarsi a quelli tradizionali della formazione medica, psicoterapica, educativa, tecnico-riabilitativa, assistenziale e delle professioni sociali. Lutilizzo di strumenti adeguati ed aggiornati che rendano attuabili i progetti abilitativi richiede una coerente cultura amministrativa.   
  10. La partecipazione attiva al Progetto Salute Mentale  come Bene Comune di utenti, famiglie e contesti rappresenta una risorsa imprescindibile che si articola in modo paritario con il lavoro degli operatori in tutte le fasi dei percorsi di cura. Laccessibilità agli spazi sociali a disposizione di tutta la collettività è la garanzia del principio di valorizzazione delle diversità 

 

I punti elencati nel decalogo non esauriscono la complessità dei temi trattati. Essi  rappresentano i requisiti che riteniamo essenziali per la promozione di una Salute Mentale di comunità che affronti le questioni disciplinari e gestionali  includendole in un progetto trasformativo  di matrice sociale che ponga al centro le persone. A questo documento ne seguirà un altro che conterrà proposte operative per ciascuna delle questioni evidenziate.