Cefalea: il peso dei pensieri

La cefalea è il disturbo somatoforme per eccellenza, in cui cioè si verifica una costante e inseparabile interazione della psiche e del soma (APA, 1980). Viene considerata tra le prime 10 malattie più invalidanti. 

La ricerca è ancora lontana dall’individuare la precisa causa scatenante della cefalea: accanto a determinanti genetiche coesistono fattori intrinseci come gli ormoni e fattori estrinseci come stress, clima e alimentazione. Gli studi sulle cefalee evidenziano una comorbidità con la patologia psichiatrica a carattere ansioso-depressivo. La cefalea, infatti, colpisce tipicamente soggetti ansiosi che vengono sottoposti a compiti che richiedono un impegno assiduo e continuo. 

La patologia cefalalgica si manifesta in molte forme, diverse tra loro per la presentazione clinica, prognosi e storia naturale e per la loro origine: la cefalea può, a seconda dei casi, rappresentare un sintomo o può essa stessa essere una patologia autonoma. I diversi tipi di cefalee sono stati organizzati in quattordici gruppi fondamentali che differenziano le cefalee primarie da quelle secondarie. 

Nelle cefaleee primarie il dolore alla testa è il sintomo cardine della presentazione clinica, non sono dimostrabili cause organiche: è un disturbo autonomo, idiopatico, non correlato ad altre patologie. Sono inserite nella classificazione delle cefalee primarie: 

  • L’emicrania: presenta con una localizzazione unilaterale del dolore, compare generalmente in età giovanile, nell’infanzia o nei primi anni dell’adolescenza, con un andamento nel tempo che può variare in base a fattori “modulatori”, come le varie tappe della vita, cambiamenti dello stile di vita o con eventi stressanti. In generale, la malattia tende a migliorare dopo i 55 anni, si manifesta con attacchi ricorrenti, separati da intervalli liberi, ma si sviluppa e si mantiene nel corso degli anni, accompagnando gran parte della vita del soggetto che ne è affetto. È una patologia che inficia fortemente la qualità di vita di chi ne soffre: queste persone vivono nel costante timore che l’emicrania possa presentarsi, per questo tendono a evitare stimoli esterni e “situazioni a rischio”, adottando quindi comportamenti che limitano inevitabilmente la sfera familiare, sociale e lavorativa. Queste continue limitazioni e rinunce possono causare depressione e ansia e favorie, quindi, un isolamento sociale.

Nella sindrome emicranica si distinguono principalmente: l’emicrania senza aura e l’emicrania con aura, che si differenziano in base all’assenza o meno di quei particolari fenomeni visivi transitori che precedono la fase dolorosa, definiti nel loro complesso come aura.

  • La cefalea di tipo tensivo: è la forma più diffusa nella popolazione generale. Suddivisa in tre tipi in base alla frequenza degli attacchi:
    – a forma episodica sporadica: si presenta occasionalmente;
    – a forma episodica frequente: caratterizzata da attacchi dolorosi presenti in media per meno di 15 giorni al mese;
    – a forma cronica: si manifesta con una cefalea che ricorre per più di 15 giorni al mese o anche quotidianamente. 

Il dolore delle cefalee di tipo tensivo è sopportabile, presenta una durata variabile e, solo nelle forme croniche può accompagnarsi a lieve nausea, fotofobia o fonofobia. Spesso è bilaterale e descritto come “una fascia stretta” o “un casco”.
Le cefalee tensive di tipo cronico comportano limitazioni delle attività quotidiane, soprattutto nell’ambito intellettivo, proprio perché accompagnate da confusione o difficoltà di concentrazione. Le cause scatenanti di una cefalea di tipo tensivo possono essere eventi stressanti, perdita di sonno, mantenimento di posture scorrette, mentre non sono sensibili a fattori alimentari e ormonali.

  • La cefalea a grappolo: ha una prevalenza dello 0,3% nella popolazione generale, molto inferiore rispetto all’emicrania e alla cefalea di tipo tensivo. Presenta delle caratteristiche cliniche che la rendono facilmente riconoscibile: una fortissima intensità del dolore associata a uno stato di agitazione e irrequietezza motoria. L’attacco è breve e localizzato unilateralmente, è più comune negli uomini rispetto alle donne. L’unico fattore identificato come scatenante l’attacco è l’uso di alcolici. L’inizio di un grappolo coincide spesso con repentine variazioni di ritmi esterni o interni (cambio di stagione, viaggi intercontinentali, periodi di intenso stress, cambiamenti dello stile di vita). 

Le cefalee secondarie presentano, invece, una patologia sottostante che può manifestarsi con la cefalea come sintomo di esordio o disturbo soggettivo preminente. È associata ad altri segni e sintomi della malattia di base.

Emicranie e cefalee sono un incubo per milioni di individui, che si trovano a fronteggiare una malattia sottovalutata e spesso mal curata. 

Le crisi cefalalgiche possono essere scatenate in determinate situazioni di collera repressa, di aggressività, di ansia, di disagio in generale nei rapporti interpersonali. Si può leggere il mal di testa, soprattutto se accompagnato dalla sensazione di “testa vuota e confusa”, come una difesa del soggetto per sfuggire da una situazione difficile, piuttosto che un sintomo vero e proprio. Nel linguaggio comune si usa dire che si soffre di “mal di testa” o che si sente la “testa pesante, non libera”, quando si è alle prese con problemi difficili. Il disturbo avrebbe, così, lo scopo di rompere il contatto con una realtà carica di tensione. È bene tenere a mente che i pazienti cafalalgici sono sottoposti a un pressante e piuttosto continuo logorio psicologico e affettivo che si ripercuote negativamente nelle relazioni familiari e nell’ambito lavorativo. Inoltre, il dolore cranico è prevalentemente psicogeno (cioè di origine psichica) almeno una volta su 4 (25%). Un aspetto di primaria importanza è la relazione che si instaura tra medico e paziente: più sarà salda l’alleanza terapeutica e maggiori saranno le possibilità che questi soggetti riescano ad abbandonare la loro idea di dolore come sofferenza di un organo.

Trattare la cefalea significa, quindi, curare non solo una sindrome dolorosa, ma anche affrontare una problematica complessa e multifattoriale in cui l’utilizzo della psicoterapia risulta uno strumento estremamente efficace, poiché rivolto essenzialmente alla relazione interpersonale su più livelli. La complessità di questa patologia è perfettamente descritta dalle parole di Fernando Pessoa:

“Ho mal di testa e di universo. […] Ho mal di testa perché ho mal di testa. Mi fa male l’universo perché la testa mi fa male. Ma l’universo che veramente mi fa male non è quello vero, quello che esiste perché non sa che io esisto, ma quello, proprio mio, che, se passo le mani nei capelli, mi fa credere di sentire che essi soffrono tutti soltanto per farmi soffrire.”

Dott.ssa Laura Vistola,

Psicologi in Ascolto