Anche la psichiatria sa parlare di emozioni


Le emozioni ferite è il titolo di uno dei testi che compongono e rappresentano lo studio e la lunga esperienza psichiatrica di Eugenio Borgna, recentemente riproposto da Feltrinelli. Quando si inizia a leggerlo, la prima cosa che si incontra è la poesia. Nell’immaginario di chiunque questo particolare stile di scrittura richiama la capacità di trasformare le parole in suoni e colori condensati in fotogrammi veloci che si susseguono uno dietro l’altro, evocativi di paesaggi, sensazioni, momenti esistenziali forti che ridestano in chi scrive e in chi legge suggestioni assolutamente soggettive, vincolate al vissuto personale, correlate allo stato d’animo di quel momento. 

Ripetutamente e in più parti, l’autore cita Sant’Agostino tutte le volte che affronta i concetti della memoria e del tempo.

La memoria agostiniana è rappresentata da “spaziosi quartieri dove esiste un tesoro di innumerevoli immagini inventariate dai nostri sensi”, per lui il suo compito è immagazzinarle “nei suoi ampi ripostigli, nelle sue misteriose pieghe o sinuosità per richiamarle quando sarà necessario” (Sant’Agostino, Le mie confessioni, cap. X). La memoria legata al tempo è per Agostino il presente del passato. Nella sua visione il presente è lo sguardo, il vedere che proietta in un presente del futuro che è l’attesa. 

Ci si potrebbe chiedere come mai tutto questo sia contenuto in un saggio di psichiatria. Perché l’autore abbia scelto questi riferimenti, che non hanno mai avuto la pretesa o l’aspirazione di essere scientifici rispetto alla conoscenza. E la risposta è la sorprendente interdisciplinarietà della psichiatria fenomenologica, quella di Borgna, che senza tralasciare gli aspetti clinici della materia non dimentica che il vissuto di ogni persona è sempre, comunque e prima di tutto una esperienza umana, come sottolinea l’autore stesso.

Un’esperienza umana che, sia che si svolga nella normale quotidianità sia che sfoci nella malattia psichica, è densa di emozioni. Emozioni che vanno interpretate nelle diverse stratificazioni del loro significato, e soprattutto vanno considerate come la base di ogni relazione umana. L’autore ne traccia una specie di carta di identità: sono loro che dicono quello che avviene nella nostra psiche, nella nostra interiorità; la nascita delle emozioni più diverse è immediata in ciascuno di noi; alcune di esse le possiamo rimuovere o addirittura tenere sotto controllo ma per altre questo non è possibile, poiché sono inafferrabili e l’unica possibilità che abbiamo è quella di riviverle.

Le emozioni rappresentano un’altra dimensione della conoscenza che va al di là di quella razionale; sono la base, il fondamento su cui si svolge la nostra vita. E come per ogni esperienza umana, ci sono quelle che curano e quelle che gridano dolore, come l’angoscia, che può sfociare nel delirio. Emozione, questa, che richiede una trasformazione delle categorie psicopatologiche in categorie interpretative o ermeneutiche come la dissociazione, l’estraneità, le figure dell’assurdo, per poterne afferrare l’autentica ed intensa dimensione drammatica.

Quello che Borgna coglie in questo libro è anche tutto quello che circonda, che accompagna il vissuto delle emozioni. Trova spazio in questo contesto l’empatia, l’immedesimazione. Riemergono in tutta la loro importanza le parole dette o donate, così come quelle ricevute. Diventa rilevante il saper cogliere l’espressione di un volto, di uno sguardo, magari in una semplice stretta di mano. Ci si riavvicina al senso della solitudine in tutte le sue diverse sfaccettature così come al significato profondo della comunicazione e della sua deriva, cioè la comunicazione infranta.

Ed è così che il vissuto emozionale diventa, nella definizione heideggeriana, l’essere-nel-mondo. In questo testo si ha anche l’opportunità di cogliere gli ambiti o i luoghi in cui le emozioni possono fluire e rivivere. I ricordi, agostinianamente intesi, le atmosfere intense create dalla musica. Ritorna a questo proposito la straordinaria opportunità del silenzio come momento di fragilità, di ascolto e come sorgente di parole nuove. Nel libro di Eugenio Borgna c’è per tutti noi la possibilità di riconoscerci, di sorprenderci, di riscoprire il valore conoscitivo dell’introspezione, di riavvicinare, attualizzandolo, il senso e la pratica della ormai desueta contemplazione. Un libro prezioso.