“Due amici”, il mènage à trois di Louis Garrel è un omaggio non riuscito alla nouvelle vague

Due amici segna l’esordio alla regia dell’attore Louis Garrel ed evidenzia fin da subito le influenze della nouvelle vague. Fin dal titolo, infatti, Due amici ricorda Jules e Jim di Francois Truffaut, dove appunto i due amici instaurano un rapporto particolare, il cosiddetto mènage à trois (triangolo amoroso) con Kathe.

Il film di Truffaut, tratto dall’omonimo romanzo di Henri-Pierre Roché, è uno degli esempi più famosi di mènage à trois nel cinema e al quale Louis Garrel si rifà con il suo primo lungometraggio Due amici che però, già a partire dal titolo, appare un film privo di identità.

Due amici risulta debole su più fronti: è un film con una storia piatta, senza un contesto socio-culturale e politico ben definito e scevro di quello spirito di ribellionecaratteristico della nouvelle vague e del cinema a venire che essa ha influenzato. Nel film di Garrel, l’attenzione, solo inizialmente rivolta su Mona (Golshifteh Farahani), passa poi su Clemént (Vincent Macaigne), innamorato di Mona, per finire ancor più velocemente su Abel (Louis Garrel) – l’amico che dovrebbe aiutarlo a conquistarla – assumendo praticamente fino alla fine il suo punto di vista.

Tuttavia Due amici appare come una brutta copia dei film della nouvelle vague, ma anche del cinema di Bernardo Bertolucci, strizzando l’occhio a due pellicole in particolare: The Dreamers – I sognatori e Ultimo tango a parigi.

La vicinanza a The Dreamers è evidente, dal momento che il film di Bertolucci è a sua volta un omaggio alla nouvelle vague, nel mostrare tre giovani sognatori (tra cui Théo interpretato da Garrel) in un contesto politico che è quello del ’68 e segnato da movimenti studenteschi di protesta. Tuttavia in Due amici qualsiasi istituzione resta al di fuori, persino il carcere che ha concesso la libertà vigilata a Mona, in un momento clou della narrazione continua a rimanere, inverosimilmente, al margine.

Ultimo tango a Parigi viene in mente in una delle sequenze iniziali girate ai binari della stazione, dove vediamo infatti Clément lavorare come comparsa davanti alla macchina da presa, tra attori e tecnici, un po’ come Tom (Jean-Pierre Léaud) che, nel film di Bertolucci, è alle prese con il suo sogno di diventare regista, mentre la fidanzata Jeanne (Maria Schneider) conosce e comincia a frequentare Paul (Marlon Brando).

Non si può non citare, infine, I quattrocento colpi di Truffaut, uno dei film capostipiti della nouvelle vague e con un giovanissimo Jean-Pierre Léaud nei panni di Antoine Doinel. Il fermo immagine finale ha segnato la storia del cinema e, arrivati ormai alla fine, è chiara la citazione di Garrel quando conclude il suo Due Amici con il fotogramma di Clèment e Abel, dove partono i titoli di coda.

Due amici risulta un omaggio non riuscito alla nouvelle vague e al cinema di Bertolucci, un esperimento fallito che non aggiunge nulla di nuovo alla settima arte. Si tratta infine di un esordio alla regia narcisistico che, in un triangolo amoroso, lascia al margine sia l’elemento diverso, la donna, e quindi il personaggio di Mona su cui si apre la pellicola, sia la relazione che lega i due amici, per porre invece al centro il personaggio di Abel e il suo bisogno di affermarsi tramite le attenzioni altrui; solo perché interpretato dal regista e attore Louis Garrel?

Voto: 4

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