N#51: La libertà è terapeutica. Riflessioni dopo la Conferenza Nazionale per la Salute Mentale

 

 

“Se prima, l’esclusione avveniva attraverso il manicomio, ora passa per l’abbandono, per la solitudine, per l’indifferenza.

Questo perché aprire l’istituzione psichiatrica, come afferma Franco Basaglia, “non è aprire una porta, ma la nostra testa di fronte a “questo” malato”. E “questo” malato, è sempre diverso: Luigi, Franco, Mario, e potremmo continuare per tutte le 851.189 persone attualmente seguite dai servizi di Salute Mentale in Italia. Ognuno con la propria unicità che non può essere ridotta a diagnosi.

Aprire la nostra testa di fronte al ‘malato’, vuol dire dimenticarsi delle teorie che abbiamo in testa, e scoprire la storia, la biografia, della persona che abbiamo di fronte: il luogo privilegiato in cui rintracciare le origini e il senso del disagio mentale.

Senza questa ‘apertura’ verso l’altro, ogni trattamento ‘specialistico’ diviene molto limitato, perché non aiuta la persona in cura a ritrovare un senso e un orizzonte positivo, condiviso, nella propria esistenza. E non aiuta a trovare possibilità di vita concrete, per la persona, nella società. Prendersi cura della ricostruzione di questo orizzonte, è fare Salute Mentale, perché dischiude la possibilità di tornare ad una normalità condivisa.”

In questo numero, riportiamo le riflessioni emerse dalla conferenza nazionale della salute mentale. Una conferenza ricca di stimoli, emozioni, dati e suggestioni condivise da professionisti, familiari, attivisti e persone con disagio mentale.

 

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