RomaFF14: “Judy” Garland di Rupert Goold

Judy di Rupert Goold si apre con il primissimo piano del volto di una giovane ragazza quasi come fosse imprigionata nell’inquadratura, una voce maschile fuori campo le elenca i difetti fisici, tra cui i denti imperfetti e un naso troppo rotondo, ma dice anche che nessuna donna al mondo possiede la sua voce, quella la rende unica.

Un lento zoom all’indietro comincia a svelare ciò che c’è attorno al volto della ragazza: un uomo e un set. La giovane è Judy Garland (Renée Zellweger), cantante e attrice intrappolata dall’immaginario collettivo nel ruolo di Dorothy Gale del Mago di Oz così come la prima inquadratura ci mostra il suo viso ingabbiato dai confini scelti per lei dal mezzo cinematografico. Ed è così che Judy ha vissuto la sua vita, un’esistenza imposta fin dal principio da qualcun altro, con rigide regole e divieti su come comportarsi, cosa mangiare, ma soprattutto tanto duro ed estenuante lavoro sul set e poche ore di sonno.

L’ultimo film di Rupert Goold è costruito su un montaggio alternato che mostra due fasi della vita di Judy Garland: l’adolescenza, dove viene mostrata la rigida educazione da parte degli Studios, e l’inverno del 1968 con le ultime esibizioni live nel locale Talk of the Town di Londra.

Dopo la sequenza iniziale ambientata sul set favolistico del sentiero del Mago di Oz e caratterizzata da un’estetica onirica, il film compie un salto di trent’anni portandoci nel 1968 e mostrandoci una Judy Garland sola, stressata, sarcastica, disillusa, che cerca di combattere la depressione con farmaci e (cinque) matrimoni e sul cui corpo il tempo sembra essere scorso troppo velocemente.

Il biopic di Rupert Goold deve molto al dramma teatrale End of the Rainbow di Peter Quilter cui è ispirato, difatti il film, tra palco, set e altri interni, presenta una scenografia prettamente teatrale che consente a Renée Zellweger di regalare agli spettatori una delle sue migliori interpretazioni con cui omaggia Judy Garland non solo attraverso lo studio minuzioso delle sue espressioni e movenze ma anche tramite il canto incorporando appieno il personaggio.

Judy racconta l’ascesa e la caduta di una star, riuscendo a suscitare nello spettatore le emozioni più disparate. Si tratta di un film  al tempo stesso drammatico, divertente, crudele, fatale che sembra però correre su due binari paralleli: la passione per l’arte e per la musica che prova Judy unita all’affetto dei fans, qui è esemplare la sequenza dove cena insieme con una coppia gay che la segue da tempo, nonché nell’ultima esibizione dove canta Over the Rainbow; la solitudine e la mancanza di affetti duraturi nel privato come fosse il pegno da pagare per una carriera da star di Hollywood.

Tra le migliori pellicole presentate alla Festa del Cinema di Roma 2019, Judy arriverà nelle sale italiane il 16 gennaio 2020!

Voto: 8