Vivere con le voci. 50 storie di guarigione

Il libro «Vivere con le voci. 50 storie di guarigione» è stato scritto da cinque specialisti: Marius Romme e Sandra Escher sono due psichiatri, Jacqui Dillon è la Presidentessa della Rete Inglese degli Uditori di Voci, Dirk Corstens è un neuroscienziato e Mervyn Morris, un poeta uditore di voci che ha dato la sua collaborazione.

Fondamentalmente il libro è basato su testimonianze vere e proprie. Le prime 140 pagine circa sono più informative sui concetti di guarigione delluditore di voci, di malattia nonché lo stigma sulla schizofrenia e il processo di auto-accettazione che porterà a dare un significato alle voci e al loro contenuto emotivo. 

In questo libro vengono inoltre elencati gli elementi importanti per guarire dal disturbo delle voci: 

  1. Incontrare qualcuno che dimostri interesse verso luditore come persona; 
  2. Dare speranza, indicando una via duscita e una normalizzazione dellesperienza; 
  3. Incontrare persone che accettano le voci come reali ed essere considerati come uditori di voci dagli altri ma anche da se stessi, diventando così padroni delle proprie voci; 
  4. Assumere un interesse attivo verso le proprie voci; 
  5. Riconoscere le voci come personali; 
  6. Cambiare la struttura di potere tra la persona e le sue voci; 
  7. Operare delle scelte proprie; 
  8. Cambiare la relazione con le voci; 
  9. Riconoscere le proprie emozioni personali e accettarle. 

Tra le testimonianze che mi hanno colpito c’è quella di Ami, una donna di cinquantasette anni che lavora con i servizi psichiatrici svedesi e ha sentito le voci in due diversi periodi della sua vita. Racconta che nella sua famiglia era la seconda di tre sorelle. Aveva dei problemi di salute che la facevano sentire isolata dai suoi coetanei, in famiglia non le era concesso esprimere emozioni. Le prime voci che cominciò a sentire risalgono ai suoi ventiquattro anni. La voce le sembrava provenire da un albero e poi iniziarono anche gli uccelli a parlarle. Si stava chiudendo sempre più in se stessa isolandosi nel suo mondo e si sentiva incapace di esprimersi. Sentiva dentro sé una forza che la portava a far cose che non voleva, questo la portò a compiere il primo tentativo di suicidio. Per parecchi anni è entrata e uscita dalle cliniche psichiatriche, la diagnosi era sempre la stessa: depressione. Quando disse che sentiva le voci cominciarono a darle dei neurolettici. Il medico non le aveva dato speranza di guarigione. Per due anni visse nella più grande solitudine. Un giorno prese un cane, aveva deciso di andare a vivere nei boschi, sola con la sua follia fino a quando partecipò ad una conferenza sulle voci di Liz Bodil, unaltra uditrice di voci. Sentì che non era sola, gli unici momenti in cui Ami si sentiva sicura era quando veniva compresa da qualcun altro. Fu così anche in passato quando si era rivolta ad un terapeuta prima dei vari ricoveri. 

Ami capì cosa significasse per lei sentire le voci e una sera nel pieno di un brutto temporale sentì una voce che disse: “Hai sentito abbastanza” e da quel momento le voci sono scomparse. Dopo sei mesi tornarono ma con una frequenza ridotta e non avevano su Ami un impatto negativo, anzi le davano dei «segnali» che la guidavano verso un cambiamento e così uscì dal suo isolamento. 

Di questa storia mi ha colpito come le voci tendano ad avallare delle tendenze disfunzionali che già abbiamo dentro di noi. Ami, nellisolarsi, sentiva delle voci provenienti da elementi naturali che la escludevano dai rapporti sociali con le altre persone. Oltre a ciò mi ha scosso il modo in cui ha combattuto con i suoi vari tentativi di suicidio passando da una clinica allaltra e linevitabile fuga, un bisogno di tutti gli uditori di voci che non si sentono compresi e che non riescono più a gestire la loro vita. Ami ha saputo fare della propria diagnosi psichiatrica che non le dava alcuna speranza un incentivo per andare avanti, dopo aver partecipato a quella conferenza tutto il suo malessere e le sue voci acquisirono un altro senso e il rapporto con le voci cambiò totalmente. 

Un’altra testimonianza è quella di Andreas Gehrke. Andreas ha cinquantacinque anni, fa larchivista e ha due figli adulti. Nella sua travagliata storia la moglie lo ha sempre supportato. Le voci che sentiva gli dicevano che era il prescelto, credeva di essere Gesù Cristo, il padrone assoluto del mondo. Sicuramente la spiritualità di Andreas ha influito rispetto al suo vissuto con le voci. La sua «vicina» gli diceva che era un angelo sceso in terra. Oltre a questa voce sentiva anche quelle di due streghe e due demoni che controllavano le sue azioni. Subì svariati ricoveri e fu costretto a prendere diversi neurolettici. Andreas passò delle notti dinferno a causa di quei messaggi negativi che sembravano avere il potere di porre fine alla sua vita. Il mutamento radicale arrivò: un pensiero o forse una voce gli disse «le voci non sono padrone della vita e della morte». Cominciò una grande riflessione che lo fece distaccare dalle sue voci lui dice che le aveva perdonate – senza però giudicarle e piano piano queste divennero amichevoli e diminuirono di frequenza. 

La narrazione mi ha lasciato impressionata riguardo il lavoro che Andreas ha fatto su se stesso che lo ha reso capace di trasformare voci negative in positive, dincoraggiamento. Riuscì ad emanciparsi da queste stabilendo una relazione tutta nuova. 

Queste testimonianze come tutte le altre del libro sono la prova che dal malessere che portano le voci si può guarire, basta una forte determinazione e come diceva Seneca: «Il desiderio di guarire è sempre stato metà della salute». 

 

Maria Anna Catera