La tecnologia e il lavoro nel presente e nel futuro. Un vantaggio o un limite?

Da molti decenni ormai la società sta vivendo notevoli cambiamenti dovuti al progredire, velocissimo, della tecnologia. Questi mutamenti incidono nella nostra vita privata, nel modo di comunicare e incontrarsi, nel modo di studiare e conoscere, negli acquisti, nella politica, nelle mode… Ma cosa comporta questo progresso nel mondo lavorativo? La tecnologia genera situazioni positive o negative? Sono di più i pro o i contro?

Oggi la vita è molto condizionata dalla tecnologia, forse più di quanto immaginiamo. Una situazione impensabile appena una cinquantina di anni fa, quando già nel luglio del ’69 l’uomo sbarcava sulla Luna. Dipendiamo da sistemi tecnologici a tutte le età e in tutti i campi, privatamente, nell’usufruire di servizi, negli acquisti, tanto che riesce difficile immaginare come fosse la vita prima di questi sviluppi. I più anziani raccontano che si viveva benissimo ma, forse, non riuscirebbero nemmeno loro a tornare indietro.

L’avanzare della tecnologia quanto ha influito nel mondo lavorativo? La grande rivoluzione è avvenuta con l’introduzione del world wide web (w.w.w.) negli anni 2000 e delle reti digitali. Ma c’è di più.

I sistemi tecnologici sono in grado di fare le cose più incredibili, e può essere inquietante immaginare che questi sistemi possono sostituire l’uomo in tutto e per tutto. Prima conseguenza è che in molti non riescono più a trovare un’occupazione a meno di accettare di riciclarsi in nuovi lavori imparando, anche a un’età lontana dai banchi di scuola, un mestiere del tipo ‘tecnologico’, dimostrando di essere disposti a cambiare vita e strada adattandosi alle nuove esigenze. Ma per molti, soprattutto per i più anziani, la situazione è abbastanza pesante perché non tutti riescono ad adattarsi a lavori diversi che, senza la dovuta formazione, non sono neanche così facili da svolgere.

Sicuramente non fanno parte di costoro i ragazzi, gli adolescenti e i bambini di oggi. Si tratta di una categoria che, si può dire, è nata con i cellulari e i computer in mano, che spesso riesce a conoscere e fare cose che nemmeno noi adulti comprendiamo. A volte è impressionante la loro praticità e velocità di muoversi con la tecnologia e questo è l’aspetto positivo dato che è soprattutto a loro che bisogna lasciare il futuro del mondo.

Sostituire la forza lavoro umana con la robotica è una tendenza in atto già da alcuni anni, e non preoccupa poco il mondo del lavoro. Il numero dei robot nel 2016 superava i due milioni di unità e aumenta in modo esponenziale. A confermarlo uno studio realizzato dalla Oxford Economics, società inglese specializzata in studi previsionali globali che nel report “How Robots Change the World” prevede che entro il 2030, 20 milioni di posti di lavoro nel settore manifatturiero a livello mondiale potrebbero essere affidati ai robot, di cui 14 milioni solo in Cina. I robot stanno diventando più economici di molti lavoratori umani. Secondo Oxford Economics, infatti il prezzo unitario medio per robot è calato dell’11% tra il 2011 e il 2016 e queste macchine sono sempre più capaci di funzionare all’interno di processi produttivi sofisticati.

Il rischio poi, con un’automazione spinta, è che possiamo perdere il contatto umano con gli altri. Il lavoro infatti, è da sempre un aspetto psicologico non da poco, anche per l’autostima, ma è anche uno scambio. Per esempio, come sarebbe se all’improvviso al bar, al posto del barista con cui scambiare due chiacchiere la mattina prendendo un caffè, trovassimo un robot che ce lo fa? Oppure davanti a un grande forno digitale, con tastierino, che ci vende il pane caldo?

Ovviamente si tratta di un tema molto dibattuto in questo periodo e le scuole di pensiero sono diverse, principalmente due. C’è chi dice che questo boom è dannoso ma c’è anche chi sostiene che con queste macchine invece il lavoro non diminuirà ma semplicemente cambierà e darà da vivere a tutti.

A fronte della perdita di posti di lavoro tradizionali come li conosciamo oggi, se ne potrebbero infatti creare di nuovi e in numero anche maggiore. La conferma di questo dato ci è fornita dal World Economic Forum (Wef) del 2019 in cui si prevede, nonostante le statistiche ci dicano che nel 2025 i robot svolgeranno più della metà dei lavori esistenti, che nei prossimi 5 anni nasceranno ben 133 nuovi tipi di professioni, nuovi posti di lavoro sempre più specializzati. L’automazione di 75 milioni di mansioni porterebbe – secondo lo studio – ad una media complessiva di 58 milioni di nuovi posti di lavoro.

Molto importante, però, è chiarire che si tratta di grossi e delicati cambiamenti e che quindi, come ci dice il presidente del Wef, bisognerà destinare molte risorse alla preparazione professionale per i nuovi lavoratori, soprattutto per evitare effetti traumatici.

 

Anita Picconi