Perché la strumentalizzazione delle insicurezze può generare conflitti sociali

È certo che, negli ultimi tempi (potremmo dire circa 10 anni) il mondo della politica abbia dato cattiva prova di sé, lasciando che il linguaggio rispettoso tra politici divenisse un costante putiferio di critiche, aggressioni verbali e insulti. Naturalmente, questa trasformazione non si è limitata al linguaggio inter-politico, ma con una carica di odio molto forte si sta diffondendo attraverso una strumentalizzazione della rabbia delle persone. 

La strumentalizzazione da parte di una fetta dello scenario politico non lascia spazio di confronto democratico alle minoranze culturali, religiose ed etniche, poiché proprio queste minoranze vengono additate come disfunzionali e nocive per la società.  Eppure non c’è una prova tangibile di questo né un riscontro razionale.  

Bisognerebbe, quindi, evitare i pregiudizi ed entrare nel merito dei fatti. 

Ciò molto spesso non si verifica proprio a causa delle insicurezze che persistono nella società in vario modo, di persona in persona. 

E queste insicurezze, attraverso una strumentalizzazione politica, potrebbero persino sfociare in guerre e conflitti di varia natura. Questo perché rinfocolare razzismo e pregiudizi amplificandone e diffondendone i messaggi può soltanto creare le basi per nuove guerre e dispute violente. 

Dare messaggi di esclusività, facendo leva sulla rabbia diffusa nella società, non permette lesatta visione della realtà, quindi non può che allontanare le persone dalla cooperazione per individuare le soluzioni ai problemi. 

Certi slogan di esclusività come America First e Prima gli italiani producono un aumento della rabbia nella popolazione, quando in realtà, la rabbia dovrebbe essere capita e incanalata verso una soluzione sana.  

Dallo sport alla politica gli esempi non mancano. Basta pensare ai casi di razzismo negli stadi come gli insulti contro i calciatori di colore – da ultimo Balotelli – ma anche i napoletani (lultima partita Roma-Napoli allo stadio Olimpico è stata interrotta per i cori contro la tifoseria in trasferta). Occasioni in cui si ripropongono luoghi comuni e simboli culturali a sfondo razziale, come è successo anche quando i tifosi laziali hanno esposto la figura di Anna Frank con la maglia della Roma con lo scopo di insultare i romanisti. 

La crisi sociale che persiste già da più di un decennio potrebbe aver fine soltanto se la rabbia delle persone sarà incanalata in qualcosa di costruttivo e non esclusivo. Evitando che questo lungo periodo di crisi sfoci in una guerra tra Stati in nome di slogan e idee esclusiviste come quelle sopra citate. 

In unottica razionale, va da se che un uomo politico debba curare gli interessi del proprio Stato e di chi vi vive allinterno. 

Dall’inizio dell’anno a oggi si sono verificati 356 episodi di razzismo, secondo il sito Cronache di ordinario razzismo, che raccoglie gli episodi di discriminazione sulla base di articoli pubblicati sulla stampa nazionale e locale, notizie segnalate da altri siti internet o blog, comunicati provenienti dal mondo associativo e segnalazioni dirette. Nello stesso periodo dell’anno precedente, lo stesso sito ne registra 591.   

La commissione d’indagine del Parlamento italiano sui fenomeni di odio (Commissione Jo Cox) per lintolleranza, la xenofobia, e il razzismo da una rappresentazione piramidale di questi fenomeni per cui, alla base, spiccano la normalizzazionedel linguaggio ostile e le idee e gli stereotipi lontani dalla realtà, mentre i crimini dodio ne rappresentano il picco massimo.