L’insicurezza e il suo essere invalidante per la persona con un disagio mentale

Durante lesistenza, in ciascuno di noi si formano il carattere, il modo di essere e la personalità. Tutto ciò avviene attraverso il bagaglio acquisito con le esperienze personali e il percorso di vita. Fin dalla nascita ogni individuo vive situazioni che determinano quali saranno più avanti le sue certezze e i suoi punti di riferimento. È proprio durante questo percorso che si affronta linsicurezza che, se non trova luoghi in cui potersi esprimere e soprattutto risposte, può condizionare non poco la quotidianità di una persona in tutte le sue azioni e decisioni, limitandola fortemente nelle scelte e nei progetti. 

E spesso, l’insicurezza è un fattore centrale nell’esperienza di chi vive disagi psicologici e disagi psichiatrici più gravi. Purtroppo però, nell’immaginario comune, i disturbi psicologici più gravi sono stati, e lo sono ancora adesso, associati alla pericolosità: tuttavia, nel corso degli ultimi decenni, tale convinzione si è rivelata un pregiudizio dettato dalla mancanza di comprensione di comportamenti e idee fuori dalla norma. Comportamenti che, una volta inseriti allinterno di una cornice più ampia, comprendente gli aspetti biografici della persona che si ritrova a star male, acquistano un significato e forniscono informazioni che guidano la comprensione, e la possibile gestione, dei momenti di crisi più forte. 

Eppure, linsicurezza, soprattutto di tipo esistenziale, dovuta alla mancanza di una rete sociale, di un lavoro, di una propria casa, spesso non viene compresa dai professionisti della salute mentale e per questo confusa con un sintomo causato solamente da una chimica cerebrale alterata o da una dinamica interiore della persona in cura. 

Si tratta di una problematica molto seria e complessa, troppo volte sottovalutata, che bisognerebbe invece affrontare con una certa attenzione poiché dietro ansie, attacchi di panico, depressioni, psicosi, si nasconde una forte insicurezza determinata dal contesto di vita che le alimenta. Non è facile vivere in un mondo che non riesce, e a volte non vuole, rassicurare e valorizzare le persone, soprattutto quelle più in difficoltà. Tale esclusione determina inevitabilmente un senso di identità precario e una bassa autostima, con conseguenze anche molto gravi. 

Perché lintervento dei Centri di Salute Mentale può essere fondamentale? Perché, solo attraverso il lavoro di rete si può aiutare la persona con un disagio mentale a trovare contesti di supporto, usufruire di servizi, trovare luoghi di vita inclusivi, specialmente quando lindividuo ha paura di tutto e manifesta mille dubbi su qualsiasi decisione da prendere. In altre parole, solo le istituzioni hanno le risorse necessarie per garantire diritti e certezze e creare contesti fondamentali per tutti i cittadini. 

Tale impostazione è insita nellapproccio bio-psico-sociale promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Allinterno di queste strutture i modi per intervenire sono molteplici, tuttavia, per mancanza di risorse, spesso la cura passa solo attraverso i farmaci, che diventano la soluzione principale, ma sicuramente non la migliore. I farmaci sono importanti, perché possono evitare le crisi peggiori e possono scongiurare i ricoveri ospedalieri,ma da soli non portano da nessuna parte. La persona non si sente valorizzata con un farmaco che, a volte, può diventare di per sé motivo di scoraggiamento e di stigma. Una medicina non ha il potere di risolvere e dare senso a una vita in difficoltà. 

Le cure per aiutare un “utente”, un paziente, un cittadino a trovare sicurezza in se stesso ci sono: tra queste sono fondamentali la psicoterapia, le attività riabilitative, i progetti di formazione e inserimento lavorativo, le attività di socializzazione. Per quanto concerne la psicoterapia, se fatta bene e in modo costante, può essere più efficace di un farmaco perché determina cambiamenti più stabili nel tempo. Un bravo professionista della salute, dopo aver fatto parlare e ascoltato in modo serio e attento il soggetto, cerca di fare uscire dal diretto interessato le sue capacità facendo sì che scopra da solo cosa è in grado di fare e in che cosa può riuscire nella vita. Tutto questo al di là della patologia specifica perché non oltre il problema sanitario c’è prima di tutto una persona che ha bisogno di punti di riferimento e di aiuto per trovare la sua strada. 

 Le attività riabilitative sono la conseguenza pratica di cosa ha pianificato lo psicoterapeuta e/o lo psichiatra per recuperare la persona e più sono svolte in contesti di vita normali, più permettono una reale inclusione della persona nella comunità di riferimento. Per tale motivo, ancora più importanti sono i progetti di sostegno allautonomia, in cui ci sono operatori che possono andare direttamente a casa delle persone più in difficoltà, e i gruppi di auto mutuo aiuto, fondamentali per uscire dalla solitudine e trovare strategie efficaci tra persone che condividono una stessa problematica. Queste attività, integrate con una psicoterapia e un possibile intervento farmacologico, permettono una reale presa in carico della persona. 

 Purtroppo però non sono ancora implementate nella maggior parte dei servizi di salute mentale pubblici. Accade così che persone con un disagio mentale grave affrontino una vera e propria catastrofe esistenziale che può avere conseguenze ancora più negative del “disturbo mentale” di per sé. I servizi pubblici dovrebbero essere in grado di “produrre salute”, di “produrre sicurezza”, in quanto sono fattori decisivi per un processo di cura adeguato. Altrimenti linsicurezza viene “medicalizzata” e si entra in un vortice senza fine in cui la causa del malessere (linsicurezza esistenziale) non viene mai affrontata e si confonde e/o viene identificata con i sintomi, dimenticando che i “pazienti” sono persone come tutti, con gli stessi bisogni e aspirazioni. 

 

Edgardo Reali e Anita Picconi