Quando Babbo Natale arriva in moto e non in slitta

Domenica 15 dicembre alle 9:30 si tiene a Roma un evento che vede circa 300 motociclisti darsi appuntamento allIppodromo Capannelle per portare doni e sorrisi ai bambini ricoverati negli ospedali romani. Levento, dal nome Natale con i bambini, è ben rodato in quanto è già alla sua settima edizione e la sua organizzazione è tuttaltro che improvvisata. 

Pubblicizzato prevalentemente tramite i social e il passaparola dei partecipanti, questanno levento riunisce moltissimi motociclisti (i cosiddetti bikers) nel piazzale dellIppodromo, sotto gli occhi di numerosi curiosi e passanti. Del resto, i bikers sono tipi simpatici e a volte bizzarri: c’è chi arriva sul suo bolide a due ruote vestito da Babbo Natale, chi con barbe e cappelli attaccati al casco, chi con strenne e pupazzetti natalizi come addobbi per le moto, carenate, scrambler o sportive. Ma ciò che più colpisce, al di là degli strambi travestimenti, è che ognuno di loro giunge con almeno un dono, qualcuno addirittura con un sacco pieno di doni, proprio come farebbe un vero Babbo Natale! A dispetto dei travestimenti scanzonati, ogni bikers entra nel piazzale con disciplina, sistemandosi in modo ordinato accanto alle moto già pronte per la partenza, come nel più rigoroso assetto da combattimento. 

Verso le ore 10 il gruppo è pronto per partire alla volta dei due ospedali scelti: il Gemelli e il Policlinico Umberto I. Dopo aver rumorosamente scaldato i motori delle loro moto tra applausi e incoraggiamenti dei passanti, i bikers partono fragorosi ed ordinati nel loro assetto, scortati dalle moto della polizia in modo da aver la precedenza e non osservare i semafori, in vista di una meta dove ciò che li attende è estremamente prezioso. 

È la mia prima esperienza come biker in un evento del genere, durante il percorso il cuore batte più veloce e lemozione inizia a farsi sentire. Arriviamo al Gemelli in un rumoroso ma rispettoso corteo di moto che invade il parcheggio. Ognuno di noi scende, con il suo dono in mano: un giocattolo, una macchinina, una bambola, un orsacchiotto di peluche, legati al bauletto di una grossa moto che fino a poco prima viaggiava davanti a me, vengono slegati e sono pronti a conoscere i loro bimbi. 

Ordinatamente ci mettiamo in fila verso lingresso e a piccoli gruppi ci fanno entrare accompagnandoci ai reparti: Neurologia, Neurochirurgia, Oncologia e altri ancora.  

Ci sono molti bambini e, mentre in alcune stanze non è proprio possibile entrare, in altre è consentito solo con la mascherina. Gli infermieri e i volontari ci presentano velocemente le storie dei bambini, poiché non possiamo intrattenerci molto e le stanze sono tante. I bambini ci guardano, alcuni non possono alzarsi, quindi li salutiamo da fuori la porta, mandando baci rumorosi e inviando abbracci. Tutti sono incuriositi da questi strani Babbi Natale arrivati in sella a una moto piuttosto che a una slitta. I bambini sorridono, sono emozionati, ma mai quanto noi. 

Molti regali sono di troppo e vengono così lasciati sotto lalbero in reparto, a disposizione dei bambini che non abbiamo potuto incontrare, di quelli in pronto soccorso, o di quelli che arriveranno. 

Il tempo in ospedale è davvero poco, oppure sarà che vola. Ognuno di noi se ne va con una lezione, tutti siamo entrati sorridendo e facendo strane smorfie per portare gioia e allegria, quel poco che ci era possibile, e personalmente me ne vado con un velo di tristezza, mista a rabbia e impotenza. 

Valentino, uno degli organizzatori dellevento, nel raccontarmi la sua esperienza da molti anni in questo genere di raduni, sottolinea che nulla è improvvisato, ma organizzato tramite lassociazione di motociclisti “Solidarietà Bikers”. Lassociazione, forte delladesione di tanti motociclisti dediti al sociale, promuove e organizza non solo gli eventi di raccolta doni da portare ai bambini a Natale e a Pasqua, ma si occupa anche di portare aiuto concreto in situazioni di svantaggio socioculturale e socioeconomico; lo fa organizzando eventi di sostegno e di aiuto in case famiglia, in strada, negli istituti, negli asili, laddove manchino i materiali (sedie, giocattoli, tavolini) o beni di prima necessità. 

Per Valentino il suo impegno non è un motivo di vanto anzi, come lui stesso dice il confine tra il voler farsi conoscere e limpressione di ricercare lapprovazione può essere molto labile. Proprio per questo lui tende a eludere ogni tipo di “sponsorizzazione” dellassociazione, è questo il suo modo di aiutare chi ha bisogno, approfittando anche della sua passione per le moto. Chiunque voglia aderire è il benvenuto. 

Valentino sottolinea che levento “Natale con i Bambini” è un modo per portare un sorriso a un bambino ma è anche un modo per capire che quei problemi quotidiani, visti spesso come insormontabili e terribili, sono nulla davanti ad altri tipi di realtà. Questa realtà domenica si chiamava Carlo, Michelle, Giulia, e ci ha guardato con gli occhi pieni di sorpresa, forse, per un po, non ha pensato alla sua situazione.  

Valentino afferma senza mezzi termini che il confronto con chi è meno fortunato di noi non deve essere un modo per accontentarsi di ciò che abbiamo, crogiolandoci, adagiandoci, o lasciandoci andare, anzi, per dirlo con le sue parole che mi sono rimaste impresse: significa alzare sempre lo standard in onore della vita. 

 

Sara Gaudenzi