L’importanza dei ricordi. La giornata della memoria

“ANI MAAMIN BE-VIATH HA-MASHIACH” significa, in ebraico, “Io credo nella venuta del Messia”. Elie Wiesel ha ideato il testo di questo suo canto sull’incipit del dodicesimo dei tredici Principi della Fede di Mosè Maimonide. Questo si narra che cantassero gli ebrei nei campi di concentramento, di cui qualcuno fortunatamente si è salvato e il 27 gennaio, giornata in cui le truppe sovietiche nel 1945 liberarono il campo Auschwitz, i reduci ci aiutano a ricordare quello che è successo durante la seconda guerra mondiale.  

Le vittime del nazismo furono non solo gli ebrei, ma anche oppositori politici, artisti, i rom, i polacchi, i militari, i partigiani, le persone con tratti asiatici, i malati, tutte quelle religioni che non si piegavano al nazismo, gli omosessuali. Insomma, tutti esseri umani di qualsiasi età che venivano o fucilati o torturati o senza cibo e alloggio o uccisi con il gas dopo avergli levato tutto, lasciando degli scheletri privi di dignità. Finalmente da una parte l’armata sovietica, dall’altra gli alleati anglo-statunitensi sono riusciti a vincere questa guerra. Coloro che si sono salvati e con fatica e paura hanno ricostruito una vita, una famiglia, un popolo. Soltanto dopo tanti anni di incubi e spronati dai conoscenti hanno cominciato a raccontare perché i giovani sappiano quello che è successo e anche i più grandi non rischino di dimenticare.  

I testimoni tra qualche anno non ci saranno più, però abbiamo libri e filmati e personalmente quando vedo questi documenti mi viene ancora la pelle d’oca. Qualcuno potrebbe dire “che ci frega, è passato”. Purtroppo invece certe espressioni di antisemitismo sono ancora presenti, basta vedere le scritte sui muri, il bullismo nei social, i cori negli stadi. Recentemente si sono verificati degli episodi di razzismo nei confronti della senatrice Liliana Segre, una dei pochi sopravvissuti all’Olocausto ancora in vita. La donna è stata aggredita con centinaia di insulti sui social e ha infine ricevuto una scorta. Oltre la Segre, altre persone sono state vittime di insulti razzisti tra cui Gad Lerner, Mark Zuckenberg e David Sassoli. 

Siamo tutti fratelli, a che serve questa violenza?  

Il mio augurio per il 2020 appena iniziato è che possiamo diventare tutti meno razzisti, ormai il mondo è multietnico, rispettiamolo cancellando l’odio. Per ricordare questa giornata il 26 gennaio 2020 presso la chiesa Valdese di Piazza Cavour a Roma c’è stato un concerto del trio Oseh Shalom e del Coro Ha-Kol, “La voce”, coro ebraico, proprio con lo scopo di diffondere la cultura ebraica in giro per il mondo, che ha eseguito brani di ricordo di quello che è stato l’Olocausto e di speranza di vita per le generazioni future. 

Daniel Dell’Ariccia