Quarant’anni senza Basaglia. Ricordo dello psichiatra che ha cambiato la psichiatria

Nel corso del secolo passato sono vissute tantissime figure fondamentali per la nostra esistenza che hanno lasciato segni indelebili per il loro impegno, una di queste è lo psichiatra Franco Basaglia. Il numero di questo mese è dedicato alla memoria e quindi, a quarant’anni dalla sua morte, diventa un’occasione per ricordare il dottore più rivoluzionario del ‘900. Franco Basaglia è stato uno tra i più coraggiosi del secolo per aver combattuto una lunghissima battaglia che portò alla chiusura dei manicomi con l’approvazione della Legge 180 del 1978 (conosciuta anche come Legge Basaglia). 

Franco Basaglia nasce a Venezia l’11 marzo del 1924 da una famiglia della media borghesia e muore prematuramente il 29 agosto del 1980 per un tumore al cervello. Nel 1943 consegue il diploma di maturità classica e in seguito si iscrive alla facoltà di medicina di Padova. Lì conosce molti personaggi e dottori importanti dell’epoca, i quali lo aiuteranno nel grande progetto storico sopracitato. Si laurea nel 1949 e nel 1953 si specializza in malattie nervose e mentali. In gioventù, vivendo durante il periodo del fascismo e del nazismo, manifesta di non sopportare i soprusi e di non accettare le ingiustizie, arrivando a lottare come partigiano contro la dittatura. Farà anche l’esperienza del carcere che si porterà dietro tutta la vita. Nel 1953 si sposa con Franca Ongaro, dalla quale avrà i figli Alberta ed Enrico. La moglie sarà una compagna per la vita che non gli starà vicino solo sentimentalmente, ma anche nel campo della sua grande scommessa professionale. 

Il suo pensiero e la sua sensibilità riguardo i problemi della salute mentale sono stati influenzati da figure che hanno caratterizzato nel corso del ‘900 questo argomento, da Freud a Foucault. Nel 1958 ottiene la libera docenza in psichiatria. Tuttavia fu così attratto dal mondo della salute mentale che tre anni dopo, trovando anche forti resistenze nell’ambiente accademico, rinunciò alla carriera universitaria per dedicarsi anima e corpo alla psichiatria. 

La sua grande scommessa inizia a Gorizia nel 1961. Tutto comincia la prima volta che vide un manicomio, il che ebbe per lui un impatto molto forte e duro: la prima sensazione fu quella di rivivere l’esperienza del carcere. Basaglia resta scioccato dalla prima immagine che si trova davanti: una sala di anatomia con odore simbolico di merda e di morte. Da quel momento, dentro di lui scatta una sola idea: non doveva più succedere. 

Così, fino al 1971, Basaglia ha rivoluzionato totalmente il manicomio di Gorizia che difatti non era più un manicomio ma un luogo dove le persone cominciarono finalmente a essere trattate come tali, con dignità. Nacquero attività e laboratori di tutti i tipi, compresi dei lavoretti per far guadagnare i degenti. Inoltre vennero rilasciati i primi permessi per uscire e incontrare parenti e amici. Tutto questo Basaglia lo ha pagato sulla sua pelle, perché pochi in quel momento vedevano di buon occhio  questa rivoluzione, soprattutto la novità dei permessi. A tal proposito lo psichiatra fu anche processato poiché un degente in permesso uccise la moglie a martellate. Dal processo, però, ne uscì assolto. 

Dopo l’esperienza di Gorizia ci fu quella di Trieste, un’altra grande scommessa vinta che portò alla nascita del cavallo blu più famoso del mondo della salute mentale: Marco Cavallo. 

Alle esperienze di Trieste e Gorizia ne seguirono tante altre in tutta Italia, tra cui Parma e Perugia, ognuna delle quali fondamentale per restituire dignità agli utenti ricoverati. Questo lungo percorso in salita portò finalmente al fatidico 1978 e all’approvazione della legge che cambiò questo mondo. 

Purtroppo il nostro Basaglia è morto troppo presto e tanti progetti sono rimasti incompiuti. Per fortuna oggi, grazie a tante persone sensibili che seguono le sue orme, a quarant’anni dalla sua morte, possiamo ricordare il grande uomo e lo psichiatra rivoluzionario che è stato.