La politica di oggi, uno sguardo sano e consapevole verso una scelta democratica

Come sappiamo il 27 gennaio è stata la giornata dedicata alla memoria per ricordare in tutto il mondo le atrocità avvenute nel periodo nazista. Quale occasione migliore per parlare delle politiche attuali che spingono sempre più verso un pensiero fascista? In particolar modo ci rivolgiamo alle politiche di destra, chiedendoci: questi partiti come si approcciano con la gente comune? Come mai tutto questo consenso?

I motivi che consentono ad alcuni personaggi, in maniera allarmante, di avere tanto consenso sono tanti. Soprattutto incidono i metodi e le tattiche con cui le persone vengono catturate dai loro messaggi che fanno leva non propriamente su ideali politici ma su reazioni dettate dal malessere e dalla pancia. Infatti capita che molte persone, storicamente dall’altra parte della barricata, stanno scegliendo di votare a destra. Uno dei motivi è la disperazione diffusa e molto sentita, su cui la propaganda fa leva. Altri motivi sono l’economia, la paura del diverso, strettamente legata alla discutibile questione di una qualche sicurezza, e così via.

Il messaggio di certe fazioni politiche punta molto su tale questione, che viene percepita amplificata perché non ci si sente sicuri in giro e nella quotidianità, in particolare nelle periferie, nelle zone e nei quartieri più isolati. In tutti questi luoghi, ma non solo, in passato si è fatto poco e le persone si sono sentite sole, trascurate dallo Stato, senza la libertà di poter fare una passeggiata serale in tranquillità, dovendo viaggiare con ansia sui mezzi pubblici a tutti gli orari, vivendo perennemente l’angoscia di essere aggredite, scippate, derubate. Le persone sono stanche di non essere ascoltate e chiunque faccia loro una promessa ha più probabilità di essere seguito poiché tranquillizza, conforta e dà fiducia. Il premio, in cambio, è il consenso espresso poi con il voto al partito. Quello che dicono e promettono alcuni rappresentanti politici, all’interno di un contesto povero e disperato, rischia di essere recepito come verità assoluta.

Molti politici tendono ad essere un po’ “distratti” e a non dare peso ai problemi reali della vita di tutti i giorni, ovvero a quello di cui gli individui hanno bisogno. C’è tanta gente senza una casa, che ha difficoltà a comprare persino il pane, la politica dovrebbe, per prima, occuparsi di questo aspetto, invece di pensare a cose più futili e astratte. Questo ha fatto sì che, con il tempo, i partiti destroidi si siano fatti carico di questo problema ed è come se fossero andati a colmare un vuoto della sinistra. Spesso vediamo gruppi organizzati di destra che portano da mangiare a famiglie in difficoltà alle quali offrono un tetto attraverso occupazioni organizzate. E spesso queste sono famiglie composte da persone semplici, poco colte e informate, che vogliono soltanto vivere una vita tranquilla con il minimo indispensabile, senza grandi pretese. Quando finalmente trovano aiuti concreti per vivere in maniera dignitosa, perché non chiedono niente di più, vedono in alcuni politici i propri eroi, il proprio Dio sceso in Terra.

La condizione che si viene a creare, e che va avanti da tempo, porta a generare confusione, molto spesso voluta proprio dai politici stessi. Offrire pacchi di pane, pasta, caffè oppure assicurare un tetto ai pochi non è la soluzione per la maggioranza, ma i più umili non stanno a leggere tra le righe, non si rendono conto di quanto quel pacco di pasta possa costare alla democrazia, ai diritti e alla libertà della collettività, compresi loro stessi.

Nei loro discorsi e nella loro propaganda questi gruppi non si professano sempre fascisti, ma nella quotidianità dimostrano di esserlo pericolosamente. Allora, il punto cruciale della politica, alla luce di tali manifestazioni di ambiguità e manipolazione a scapito dei diritti libertari, consiste nel fare una scelta sana e consapevole che abbia lo scopo di preservare la democrazia come forma di governo, migliorandone la qualità nella sua espressione pratica. Ciò vuol dire che dev’essere il più possibile lo Stato a fornire gli strumenti affinché le persone di una società esprimano al meglio il proprio lato migliore, perseguendo uno o più obiettivi di vita in modo costruttivo.

E per fare in modo che ciò avvenga è necessario credere che l’idea antagonista della democrazia sia proprio l’espressione dispotica del potere politico che è la dittatura nelle sue diverse sfumature di illiberalità. La democrazia ha con sé le armi della “messa in discussione della realtà e di se stessi” che è un atteggiamento critico per cui, paradossalmente, si può stare bene al mondo. Invece, in seno a una dittatura, questo non sarebbe possibile poiché la società, manipolata, andrebbe incontro a un irrigidimento del pensiero collettivo e favorirebbe l’evoluzione di un delirio sociale che, nella sua massima espressione, darebbe vita a conflitti e guerre di ogni genere.

 

Anita Picconi, Andrea Terracciano