One Sense, mille emozioni. Nel cuore di Garbatella il primo ristorante per persone sorde

Nel cuore di Garbatella, si può trovare un locale molto particolare, un vero e proprio esempio per il mondo del sociale, nellambito dellinclusione e della lotta allo stigma, temi che da sempre ci stanno molto a cuore. Sto parlando di One Sense, ristorante per persone sorde, ma ‘in realtà’ un ristorante di qualità per tutti, a dimostrazione che inclusione, qualità e ‘normalità’, possono coesistere senza problemi. Abbiamo conosciuto One Sense attraverso le due proprietarie, Valeria e Donatella, figlia e madre che ci hanno raccontato come è iniziata e come sta andando questa esperienza imprenditoriale. 

One Sense ha aperto nel 2018, ma la sua storia è iniziata nel 2014 e si è trattata di una vera e propria battaglia. Hanno dovuto cercare per anni locali e persone disposte ad accogliere questo speciale progetto incassando, come purtroppo cera da aspettarsi, parecchi rifiuti, promesse non mantenute e numerosi vi faremo sapere. 

Allorigine di tutto, ci racconta Donatella, c’è la storia di Valeria, la figlia sorda. Infatti, quando Valeria era più piccola e doveva andare a cena fuori con amici, era Donatella a prenotare. Ma la figlia si lamentava perché si sentiva in difficoltà nel farsi capire e nellessere presa in considerazione. Partì tutto da lì. Inizialmente lidea per il nome del ristorante avrebbe dovuto essere Senta a me, ironico, significativo e forte, ma gli esperti di marketing lo sconsigliavano perché troppo partenopeo. Il nome attuale, che per intero è One Sense by Valla, ce lo spiega Valeria raccontandoci che Valla è un suo diminutivo, dato che è una grande amante dei cavalli. 

Perché aprire proprio Garbatella? Perché, cercando un posto accogliente e aggregante, questo quartiere gli è sembrato quello giusto. Durante la chiacchierata abbiamo affrontato temi molto importanti e ripercorso lesperienza di vita di queste donne così forti: Valeria è stata colpita da sordità in tenerissima età e la mamma Donatella si è trovata allimprovviso in una situazione imprevista e dolorosa, ma invece di buttarsi giù ha lottato e accettato subito il problema, sottolineando che con questi dolori si cresce e che anche nel dolore bisogna sempre cercare un aspetto positivo che sicuramente c’è. Affrontando le difficoltà, i pregiudizi finiscono per cadere e, aggiunge Donatella,  il nostro Paese, purtroppo, non è ancora pronto, da molti punti di vista, ad affrontare queste problematiche. 

Valeria ci ha raccontato che la gente comune si approccia in modo spontaneo allo staff di One Sense, senza generare alcun tipo di problema e, anzi, è come se lì il mondo si capovolgesse. Dopo essersi sentita sorda nel mondo di chi sente, ora Valeria percepisce di essere una persona in grado di riconoscere le persone realmente sorde, ovvero quelle piene di pregiudizi. 

Parlando, invece, del cibo e del tipo di cucina proposta, i piatti di One Sense sono basati fondamentalmente sulla cucina romana, ma rivisti ed elaborati in modo personale con tocchi che li distinguono. Un particolare davvero importante è che per loro il cibo non è soltanto soddisfazione del palato ma condivisione e socializzazione. Ovviamente in un posto del genere, è interessante sapere come funziona il lavoro in cucina, dove allinterno del personale ci sono anche persone ipovedenti. La coordinazione tra chi non vede e chi non sente è fondamentale e, ci dicono, funziona bene: si presentano alcune difficoltà nella comunicazione verbale a causa della lingua, per cui non sempre riescono a capirsi ma le cose stanno migliorando. In cucina infatti gli ipovedenti sono tutti stranieri tranne il pasticcere che è italiano, lunico con cui non riescono a comunicare bene. Quasi comico, ci raccontano, è che comunicano meglio i sordi con gli egiziani che gli egiziani con gli italiani. 

Inutile dire che, come purtroppo siamo abituati, One Sense non ha mai ricevuto nessun tipo di aiuto politico, ad accezione di Amedeo Ciaccheri, Presidente dell’VIII municipio. 

Infine, abbiamo avuto la possibilità di parlare con una giovane ragazza di nome Ninetta, esperta nella lingua dei segni, che ci ha sottolineato come questa esperienza, cominciata per caso, le abbia cambiato la vita e come, attraverso questo lavoro, si superi la timidezza contenendo a stento emozioni molto forti. Per Ninetta, infatti, questo tipo di lingua coinvolge tutto il corpo a 360 gradi aprendo a interessanti e variegate possibilità espressive. 

Andare a cena da One Sense è stata unesperienza unica, un posto in cui ci si sente veramente bene, dove si percepisce la sensibilità, lumanità e il coraggio di chi ha saputo andare avanti per la propria strada, anche quando la vita sembra che remi contro in tutto e per tutto. 

Un luogo di alta qualità, dove lessere diversi diviene lassoluta normalità. Una normalità più ricca, più profonda, più serena. 

 

Anita Picconi, Edgardo Reali