Intervista a Gianni Rivolta, direttore del mensile che ritrae il quartiere dagli anni ’90

Gianni Rivolta, scrittore e direttore di Cara Garbatella, mensile di cronaca locale, ha incontrato Radio Fuori Onda e risposto alle nostre domande sulla testata che dirige da dicembre 2018. La copia cartacea del giornale, fondato nel 1996 da alcuni ragazzi della Sinistra Giovanile, è distribuita ancora oggi nelle attività commerciali del quartiere ed è un simbolo al quale molti lettori, soprattutto anziani, sono affezionati. 

 

Quali sono i limiti e le opportunità del giornalismo locale? Qual è il target e il rapporto coi lettori? 

La mia esperienza con la stampa locale nasce a Roma a metà degli anni Ottanta. In quel periodo ho partecipato alle attività di un mensile di 32 pagine, la Gazzetta dell’Undicesima, quando ancora esisteva il Municipio XI. È stata una grande esperienza, ma purtroppo quello della stampa locale e della free press è un lavoro difficile, perché non si ricevono finanziamenti e quindi si vive di sola pubblicità per pagare i redattori. Con la crisi economica è stato più difficile rintracciare finanziamenti, perché più si restringe il bacino di interesse e meno pubblicità si trova. Ad esempio, se si vuole fare un giornale su Garbatella la pubblicità la si troverà soltanto lì. Per questo l’attività molto spesso si riesce a portare avanti, ma non si fa mai un salto.  

Prima di dicembre 2018 Cara Garbatella era un giornale che usciva tre volte l’anno, da allora invece esce ogni mese. Il problema restano le risorse economiche. Con un giornale municipale si avrebbe un bacino di utenza maggiore e la possibilità di avere più pubblicità. Noi rispondiamo a un target di lettori che è molto affezionato a Cara Garbatella, perché lo aspettano, ci si riconoscono e vi trovano le proprie radici.  

Cara Garbatella è un giornale di cronaca con una parte dedicata alla memoria, c’è dunque bisogno di tenerlo vivo, ma c’è sempre una contraddizione: è un giornale identitario per il quartiere ma non ce la fa a reggere i costi, perché, lo ripeto, non si hanno aiuti economici per mantenerlo in vita. 

 

Potreste allargare il target ai tanti giovani che frequentano Garbatella. 

Gli studenti vivono il quartiere in modo molto sfuggente, magari per un aperitivo, quindi lo frequentano per un po’ ma poi se ne vanno perché vivono da un’altra parte. 

 

Con quali notizie si racconta un territorio? 

Il nostro è un giornale di cronaca, la versione online è una vera e propria agenzia, in cui si racconta, quotidianamente, tutto ciò che succede nel territorio. Mentre il cartaceo si basa sugli ultimi dieci giorni di vita del quartiere, raccontando i fatti più recenti. La revisione, l’impaginazione, la stampa e la distribuzione richiedono tempo e non permettono di far uscire un giornale freschissimo. Poi ci sono sempre le rubriche sulla memoria e sui ricordi. 

  

C’è una notizia che la redazione ricorda in particolare? 

Di ricordi ce ne sono tanti. Ultimamente c’è stata un’iniziativa in memoria di una partigiana, Raffaella Chiatti, che fece la staffetta al tempo della guerra a Garbatella. Abitava nelle case popolari e nel 1990 è stata uccisa misteriosamente nella sua abitazione. 

 

La redazione di Cara Garbatella si è mai trovata a sostenere battaglie civili per il miglioramento del quartiere? 

Noi non siamo un giornale politico ma di cronaca, vogliamo raccontare quello che succede. Fare cultura è già fare informazione, vuol dire lavorare per il miglioramento e lo sviluppo culturale ed economico del quartiere. Se noi diventiamo veicolo di campagne? Sì, perché, ultimamente, ci ha chiamato il parroco della chiesa di S. Francesco Saverio per lanciare una raccolta fondi con l’obiettivo di  ricostruire e migliorare alcune parti della parrocchia. Diventiamo noi stessi testimoni della campagna. Certo, non lo saremmo se venisse proposto da un partito politico o da privati che intendono speculare sul nostro contributo. 

 

Andrea Terracciano, Sara Gaudenzi