È arrivato il vaccino, la prima arma per combattere il coronavirus

Il momento storico che stiamo vivendo è di estrema incertezza. Mai come da un anno a questa parte, le persone in ogni parte del mondo si trovano a condividere la sensazione di precarietà: il Covid-19 è riuscito a unire miliardi di individui, divisi da questioni di ordine politico, sociale ed economico, ma uniti nel sentirsi in balìa di qualcosa di invisibile, che può separare e portar via, e uniti dallaiutarsi nella difficoltà comune. 

Questo lo sfondo su cui si è stagliata la speranza del vaccino, visto da molti come la svolta capace di stroncare una pandemia che ci tiene in scacco ormai da un anno; guardato con diffidenza da altri, come no-vax e negazionisti che, seppur in esiguo numero, stanno portando avanti una lotta che rischia di trovare terreno fertile nel clima di diffidenza e sospettosità diffusosi insieme alla pandemia. Quanto è difficile dare un senso a qualcosa di così terribile che irrompe nelle nostre vite? Quanto ci sentiamo impotenti a non poter attribuire a qualcuno la responsabilità di ciò che accade? Su questo terreno, insieme allinsofferenza dovuta alla stanchezza e alla disillusione, si intrufola il dubbio del complotto portato avanti dai no-vax. Perché la ricostruzione complottista a suo modo spiega e incasella ogni cosa, attribuisce meriti e colpe, offre insomma quel senso che linspiegabile ci nega. 

La velocità con cui il vaccino è stato reso disponibile ha senz’altro aumentato l’insicurezza e la paura che possa non essere sufficientemente sicuro. Capiamo allora se questi dubbi trovano una qualche conferma nella scienza. Partiamo dal presupposto che il principio di azione di qualsiasi vaccino è stimolare il nostro sistema immunitario, facendo in modo che il nostro organismo sia pronto a neutralizzare il virus, qualora un giorno dovesse entrarci in contatto. In effetti, un vaccino impiega generalmente anni prima di poter essere commercializzato perché deve superare diverse tappe che vanno dalla preparazione e individuazione delle molecole più idonee (fase preclinica), alle fasi di sperimentazione animale e a quella sulle persone (dette fase II e III), fino al monitoraggio successivo alla commercializzazione (fase IV), per verificare la comparsa di eventuali effetti a lungo termine.  

La velocità con cui i ricercatori hanno prodotto il vaccino contro il Covid19 dipende dal fatto che c’è stato un grandissimo impegno da parte del mondo scientifico sia per velocizzare gli stadi preclinici, sia velocizzando lo stesso processo di produzione. Ciò è stato possibile perché questo è un vaccino innovativo, detto a RNA messaggero: lRNA messaggero è appunto una molecola che trasporta le informazioni contenute nel DNA, per poter produrre tutto ciò che al nostro organismo serve per funzionare, comprese le cellule del nostro sistema immunitario e comprese le proteine che si trovano sul virus del Covid-19. LRNA messaggero contiene il messaggio necessario a produrre la proteina Spike, che si trova sulla superficie del Covid-19 e che funziona da chiave per entrare nelle nostre cellule e infettarle. Dopo liniezione del vaccino, il paziente è in grado di costruire le proteine Spike e permettere al suo sistema immunitario di riconoscerle come estranee, producendo quegli anticorpi che saranno in grado di neutralizzare il virus anche in futuro, nel caso in cui si entrasse nuovamente in contatto con esso. 

Molti esperti virologi hanno tranquillizzato sul fatto che la grande accelerazione, che ha permesso la produzione del vaccino così velocemente, è dovuta al fatto che sono state velocizzate le fasi relative allindividuazione del candidato ideale e quelle di produzione. Infatti non è stato necessario produrre la proteina Spike in laboratorio, ma basta iniettare lRNA messaggero, che darà al nostro corpo le informazioni necessarie a produrla. Le fasi di sperimentazione clinica invece non sono state affrettate, ma hanno seguito i tempi prestabiliti.  

Naturalmente la fase di monitoraggio successiva alla commercializzazione sarà necessaria per controllare eventuali effetti collaterali a lungo termine e per quanti anni il vaccino proteggerà dal Covid-19. 

I vaccini arrivati nelle fasi finali della sperimentazione sono quelli delle case farmaceutiche Pfizer e Moderna che hanno differenti modalità di conservazione e quindi risultano di differente maneggevolezza (quello della Pfizer infatti deve essere conservato a 70 gradi). In Italia sono stati identificati circa 300 centri che già dispongono delle attrezzature idonee alla conservazione di questi vaccini. 

Tralasciando gli aspetti tecnici, che in questa pandemia sono più che mai preziosi, saremmo disposti a ipotizzare, anche un po fantasiosamente, lo scenario che si aprirebbe davanti ai nostri occhi nel caso in cui non avessimo avuto né il vaccino in sé, né magari un vaccino efficace. Proviamo a pensare, inoltre, a come sarebbe stato catastrofico evitare le misure restrittive, ossia le uniche disposizioni che, prima del vaccino, abbiano dato una risposta su come difenderci dal virus. Durante la seconda ondata di contagi, i telegiornali nazionali hanno diffuso video che ritraevano persone malate di coronavirus raggruppate alla men peggio negli spazi di alcuni ospedali, senza alcuna protezione per gli operatori sanitari, senza la possibilità di poter avere cure come da protocollo. Ciò si può considerare uno scenario che sa di catastrofe, nel quale molte realtà ospedaliere in Italia si sono addentrate per la mancanza di strumenti e personale sanitario. Potremmo definirlo uno scenario da terzo mondo, in cui le risposte dello Stato ai cittadini vengono pressapoco a mancare. Le misure contenitive della pandemia hanno dato almeno lidea di una risposta razionale a ciò che sta accadendo dallo scorso inverno. Istruzioni come lavarsi spesso le mani, indossare la mascherina e disposizioni come limitare gli spostamenti e gli assembramenti in posti chiusi hanno sì causato danni psicologici e sociali, ma hanno restituito in cambio una dignità razionale alle persone e alla società in generale. Per ora, i lavori per il Recovery Fund sono andati a buon fine e lultima crisi di Governo si è aperta soprattutto sulla creazione di un Recovery Plan, tanto agognato, che organizzerà la spesa di più di 200 miliardi di euro in arrivo dallEuropa per ripartire praticando una nuova visione sulla sanità, leconomia, le tecnologie e il sociale. 

Intanto, il vaccino serve e, almeno per il momento, rappresenta lultima speranza per dare una conclusione al periodo di pandemia. Di certo, però, non costituisce lunica risposta a questo genere di fenomeni, anche se per ora, lo scenario che si profilerebbe senza unarma così efficace, come quella costituita dal vaccino, sarebbe catastrofico, sarebbe come camminare nel nulla o nel semi-nulla già da ora. 

 

Sara Gaudenzi, Andrea Terracciano