Tutto sul vaccino. Intervista all’infettivologo Alessandro D’Avino

Abbiamo intervistato il dott. Alessandro D’Avino, infettivologo presso l’ospedale Cristo Re di Roma, il quale ci ha spiegato, tra le altre cose, le caratteristiche dell’innovativo vaccino Pfizer e i motivi dell’eccezionale velocità della sperimentazione. L’infettivologo si è inoltre espresso sull’attuale situazione sanitaria affermando che, anche se l’Italia è in una “bolla positiva” rispetto al resto d’Europa che sta affrontando la terza ondata, non dobbiamo cantare vittoria, né abbassare la guardia. 

Come è composto il vaccino? 

In questo momento, i vaccini disponibili approvati dall’EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) sono due. Uno è già di uso comune, si tratta del Pfizer: un vaccino di nuova generazione, che utilizza un meccanismo di azione nuovo. In generale, viene utilizzato nella ricerca di base da circa un decennio, però è la prima volta a essere utilizzato nei vaccini. È il vaccino dell’mRNA. 

Cos’è un mRNA? 

Noi siamo abituati a dei vaccini dove ci si inietta un virus attenuato, cioè che non è capace di sviluppare la malattia. La maggior parte dei vaccini è composta così. 

Invece, questo tipo di vaccino a mRNA non presenta virus all’interno, ma solo una parte del genoma del virus, il quale non si integra al nostro genoma, ma entra semplicemente nelle cellule, senza poter penetrare nel nucleo. Esso dà una informazione alle nostre cellule per permettere di formare gli anticorpi contro la proteina Spike, impedendo così al virus di entrare nelle nostre cellule. Questo è il meccanismo di azione. Il fatto che non ci sia virus all’interno, e che si utilizzi un frammento di genoma del virus per poter produrre anticorpi, è una cosa assolutamente innovativa, che rende questo vaccino unico rispetto a tutti gli altri. 

Molte persone non sono a conoscenza di questo aspetto. C’è chi dice: “ho paura di iniettarmi una parte di virus nel corpo”. Rassicuriamoli allora, facendo corretta informazione e smentendo questa diceria. 

Esatto. Perché il virus non è presente nel vaccino. Motivo per il quale un vaccino del genere non altera un eventuale tampone fatto successivamente, né antigenico (rapido), né molecolare. Non è neanche possibile, quindi, che ci si infetti in una forma attenuata a causa del vaccino. 

Quali sono generalmente le fasi di una sperimentazione? 

Le fasi di sperimentazione solitamente sono tre. La fase 1 prevede l’utilizzo di quel vaccino su una coltura cellulare, e si vede soprattutto se ci sono effetti nocivi sulle cellule. La fase 2 riguarda la sperimentazione animale. Si utilizzano delle specie simili all’uomo, in maniera tale da prevedere un certo effetto sulla popolazione umana. La fase 3 è quella che riguarda la sperimentazione umana, e si fa sui volontari sani. Qui si guardano fondamentalmente due aspetti: l’efficacia e la sicurezza del vaccino. Chiaramente una sicurezza a breve termine, dato che questa fase può durare da 6 mesi a un anno. Dunque si valuta l’effetto farmacologico, e un eventuale effetto collaterale, nell’arco di questo tempo. Una volta superate queste tre fasi, il farmaco può essere messo in commercio, ma la sperimentazione non finisce lì. Qualsiasi farmaco, infatti, entra automaticamente nella fase 4, quella di farmacovigilanza. Perché a quel punto vanno studiati gli effetti a lungo termine. E questo si può fare solo con un farmaco largamente utilizzato. Quindi, tutti gli eventi avversi riscontrati nella popolazione, negli anni di utilizzo del farmaco, vengono poi registrati nel portale dell’AIFA. 

Come si è riusciti, in questo caso, ad accorciare i tempi? 

Togliamo subito il dubbio che siano state saltate delle fasi di sperimentazione. Questo è impossibile perché nessun organo di farmacovigilanza può rilasciare l’autorizzazione alla commercializzazione senza queste tre fasi. Quello che è successo con il vaccino del coronavirus non era mai accaduto nella storia dell’umanità. Nella fattispecie il governo cinese ha sequenziato il genoma e l’ha reso subito pubblico a tutti i laboratori del mondo. Inoltre, c’è stata una collaborazione attiva di tutte le case farmaceutiche che si sono rese disponibili per la sperimentazione. Dopodiché, per poter mettere sul mercato in breve tempo il vaccino, le case farmaceutiche hanno richiesto di sovrapporre le fasi della sperimentazione. Questo, in fase tangenziale, è possibile. Nello specifico, dopo la fase 1 hanno chiesto l’autorizzazione di effettuare  contemporaneamente le sperimentazioni sugli animali (fase 2) e sull’uomo (fase 3). Questo ha permesso di ridurre ulteriormente i tempi, facendo risparmiare almeno due anni. L’altra cosa che normalmente rallenta è la fase di recruiting di volontari sani. Solitamente ci si mette almeno un anno per reclutarli, perché non sono così largamente disponibili. Ma il richiamo mediatico della pandemia ha permesso di avere diverse centinaia di migliaia di volontari sani immediatamente disponibili. Per cui la fase di recruiting è durata veramente pochissimo. Pensiamo al vaccino di AstraZeneca, sperimentato in Italia: in un solo giorno sono stati reclutati 3000 soggetti. Per questa ragione abbiamo avuto un rilascio repentino del vaccino. 

Un’altra cosa che ha velocizzato la messa in commercio del vaccino è la fase burocratica. Quando è uscito lo studio di fase 3 (che dichiara l’efficacia e la sicurezza di un farmaco) l’Ema ha dato direttamente l’autorizzazione. Sono stati eliminati i passaggi intermedi, in cui ogni organo di farmacovigilanza nazionale dà la propria approvazione. Di fatto si sono saltati 4-5 anni di lungaggini. 

Può avere degli effetti collaterali o nocivi per alcune categorie di persone? Per esempio per chi ha malattie autoimmuni. 

Sugli effetti a lungo termine non abbiamo dati per questo vaccino, ma non ne abbiamo mai avuti per nessun farmaco che viene messo in commercio. Sappiamo solo che nella fase 3 del vaccino Pfizer è stato inserito un sottogruppo di persone con malattie autoimmuni. Queste hanno avuto una risposta al vaccino, in termini di efficacia, sovrapponibile a coloro che non avevano malattie autoimmuni, e non hanno avuto effetti collaterali a breve termine. A livello biologico, non sappiamo ancora se è possibile che queste persone abbiamo una ri-acutizzazione della loro malattia autoimmune in seguito al vaccino. Su questo si stanno esprimendo le varie società scientifiche di reumatologia che, per ora, hanno escluso dalla vaccinazione, solo le persone con una malattia autoimmune particolarmente scompensata e chi ha bisogno di farmaci di secondo livello (cioè di farmaci biologici) per poter gestire la patologia. Per questi ultimi si stanno aspettando dati un po’ più a lungo termine per capire se è possibile vaccinarli. 

È necessaria una vaccinazione collettiva per sconfiggere il coronavirus? E se sì, qualcuno parla di immunità di gregge: cos’è e come si raggiunge? 

L’immunità di gregge toglie il titolo di anticorpi circolanti di un determinato virus, impedendo al virus di circolare nella popolazione. Ed è un valore che differisce da virus a virus: più un virus è contagioso e più è alta la percentuale di soggetti che deve avere gli anticorpi, affinché questo non circoli. Abbiamo visto come questo virus sia tanto contagioso, e le nuove varianti lo sono ancora di più. Questo non ci conforta, perché significa che abbiamo bisogno di una popolazione vaccinata molto alta: abbiamo stimato che deve essere circa il 95% della popolazione mondiale. Per questo motivo, concludiamo che il vaccino da solo non può farcela a vincere la battaglia contro il coronavirus. Già solo per vaccinare il 95% della popolazione mondiale abbiamo bisogno di veramente tanto tempo. Per cui dobbiamo avere anche delle altre armi, oltre al vaccino. 

Come stiamo messi a livello di dosi? Hai un’idea dei tempi? 

Potrebbe andare meglio. In questi giorni dovrebbero arrivare le nuove dosi. Avrai saputo che il 18 gennaio la Pfizer ha annunciato il taglio della fornitura italiana per due settimane. Quindi, in tale data, abbiamo dovuto quasi stoppare la campagna vaccinale, ed eravamo partiti benissimo. Eravamo i primi in Europa per vaccinazioni, abbiamo già vaccinato oltre un milione di persone. Per cui stava procedendo in maniera molto spedita e ciò ci ha permesso anche di anticipare la fase della campagna vaccinale per la popolazione generale. L’inizio era previsto per marzo, dopo la fine della campagna degli operatori sanitari, in realtà la stiamo anticipando. Il taglio delle dosi sta mettendo un po’ a repentaglio i richiami vaccinali, quindi non si garantisce il richiamo alle persone che sono state già vaccinate, questo è molto grave. 

È grave anche perché, senza il richiamo, è come se fosse andata sprecata la prima dose di vaccino già somministrata. 

In effetti c’è questo rischio. In realtà abbiamo un margine entro il quale possiamo comunque dare la seconda dose, anche se non siamo proprio nei tempi stabiliti dalla sperimentazione. Quindi qualche giorno di margine ce l’abbiamo, e la Pfizer ci ha rassicurato che le seconde dosi stanno arrivando. Questo però dovrà far slittare le vaccinazione dei nuovi soggetti. 

Come definiresti l’attuale situazione sanitaria? 

In Italia stiamo nella coda della seconda ondata, la situazione a livello sanitario è abbastanza sotto controllo. Abbiamo anche ripreso a fare un tracciamento efficace dei contatti dei nuovi contagiati, cosa che durante la seconda ondata è completamente saltata. Siamo in un momento, come spesso è capitato nel 2020, in cui l’Italia si trova in un bolla positiva, quando l’intera Europa attorno, invece, esplode nella terza ondata e nelle varianti del virus più contagiose rispetto al ceppo originale. Noi siamo in questa aura abbastanza tranquilla, ma non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia perché, avendo le frontiere aperte e un virus che circola con una velocità spaventosa, quello che succede in altri Paesi può capitare anche nel nostro. E una volta che si propaga un nuovo focolaio, anche in una singola zona del Paese, abbiamo visto come la situazione precipita nell’arco di pochi giorni. Quindi stiamo con le antenne ben dritte e speriamo di non avere la terza ondata, che però stanno avendo tutti.