Il jazzare di Soul come arte di vivere il momento

Soul è l’ultimo film di animazione di Pete Docter per Disney Pixar. Protagonista di Soul è certamente la musica, nello specifico il jazz, difatti la pellicola si apre durante le prove di una classe media, con studenti distratti, svogliati e poco appassionati, tranne Connie che, rapita dalla musica, si perde in un assolo. Il maestro Joe Gardner, demoralizzato dal resto della classe, si illumina in volto nel vedere la passione della sua studentessa. Così comincia a spiegare com’è nato il suo amore per la musica e il pianoforte, da quando, da bambino, il padre lo portò in un jazz club. Lì c’era un pianista che a un certo punto «era come se fluttuasse nel nulla, si era perso nella musica». Quando la preside comunica al professore che è passato dal part-time al tempo pieno, quindi «posto fisso, assicurazione medica, pensione», Joe sembra tutt’altro che felice, piuttosto terrorizzato dalla notizia, che lo pone bruscamente davanti ai suoi sogni (infranti) di diventare un famoso pianista jazz. 

Soul è un film che affronta (anche) la precarietà dei nostri tempi, e di certi mestieri in particolare, mostrando come i genitori, che hanno saldamente i piedi per terra, vogliano solamente il posto fisso per i propri figli, e sembrano esasperati dalle loro ambizioni. D’altra parte, la generazione dei figli, cui appartiene Joe, se ne frega persino di lavarsi le mutande, o comprarsene delle nuove, così ossessionato a rincorrere i propri sogni. Anche solo potersi esibire con la grande sassofonista jazz Dorothea Williams lo farebbe “morire felice”. Beh, si dia il caso che Joe abbia avuto la fortuna di ricevere la chiamata della vita: quella sera stessa si esibirà con il Dorothea Williams Quartet. Ironia della sorte, e dopo una serie di esilaranti gag, con la testa tra le nuvole Joe finisce in un tombino e va all’altro mondo. 

È qui che Soul assume, drammaticamente ed esteticamente, un altro significato. Non si tratta più solamente del “soul” che rimanda al genere musicale, ma la musica si fa metafora dell’anima, e del mondo dell’al di là. Rappresentato con un’estetica luminiscente che rimanda, più che al cielo e lo spazio, ai fondali marini, popolati da creature degli abissi tanto arcaiche nell’aspetto, quanto futuristiche e “hi-tech” nella proprietà di bioluminescenza. Di fatto, è un’estetica luminescente e metafisica quella che caratterizzerà Soul d’ora in avanti, per gran parte del film, in contrapposizione alla rappresentazione terrestre; ora quella iper-stimolante della metropoli, ora quella “soft” e in penombra degli interni dei jazz club, pullulati di ombre e chiaroscuri. L’animazione, dai rimandi cubisti e astrattisti, ricorda in alcune forme, il cartone animato La Linea, ideato da Osvaldo Cavandoli negli anni Settanta. Un tratteggio unico che permette di definire personaggi fluidi, la cui forma è in continuo cambiamento. Eterei, intangibili, in divenire, sono proprio essi a costituire il team a capo dell’universo metafisico. 

Se con Inside Out, Pete Docter ha raffigurato il mondo della psiche, popolato da emozioni, ricordi, fantasie e incubi, con Soul l’indagine si fa filosofica, andando a indagare il senso della vita, la caducità, i rimorsi, l’ostinazione di ognuno nel darsi e rincorrere uno scopo. Obiettivi tanto mirati che, a volte, ci impediscono di allargare lo sguardo e goderci il percorso. Soul ne mette in luce i possibili effetti, come l’alienazione di un lavoro meccanico, o quando, superando il punto di non ritorno, si rischia di finire in una spirale di auto-distruzione, divenendo un’anima perduta. «Le anime perdute non sono poi tanto diverse da quelle nella bolla. Quando una gioia diventa ossessione avviene il distacco dalla vita» viene spiegato in una battuta, un chiaro riferimento alle dipendenze, come, per esempio, la ludopatia. 

Ma Soul dà voce anche all’estasi, quei momenti in cui, come in un assolo musicale, gli artisti nel pieno del trasporto entrano in contatto con l’altro mondo, attraverso un luogo indefinito, una dimensione metafisica a metà strada tra la terra e l’al di là. Esilarante la rappresentazione degli hippy, che hanno sia una vita “incorporata” in un qualche posto sulla terra, sia un’anima in un vascello nell’oltre, che attraversa un’ampia distesa, dove è possibile incontrare le anime meno fortunate. 

Il messaggio di Soul può essere sintetizzato dalla parabola raccontata da Dorothea Williams a Joe, il quale, aspettando da una vita “il grande momento”, rimane deluso a causa delle sue stesse aspettative. Così Dorothea lo mette di fronte alla realtà: «Conosco una storia che parla di un pesce che va da un pesce anziano e dice: sto cercando quella cosa che tutti chiamano oceano. L’oceano – risponde il pesce più vecchio – è quello in cui nuoti adesso. Questo? – dice il giovane pesce – Questa è acqua, io invece cerco l’oceano». Soul è un inno alla vita, dove bisogna imparare a jazzare, mettersi in ballo tra gioie e dolori, vivere con consapevolezza ciò che ci circonda, dando valore alle piccole cose. Il senso della vita è racchiuso nella “scintilla” dentro ognuno di noi, che non aspetta altro che essere accesa, e illuminare. 

 

Voto: 10 

 

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