“Il male non esiste” di Mohammad Rasoulof

Un film attuale sulla possibilità di disobbedire 

Orso d’oro a Berlino nel 2020, Il male non esiste arriva finalmente nelle sale italiane, distribuito da Satine Film. L’ultima pellicola di Mohammad Rasoulof si apre sulla quotidianità del quarantenne Heshmat (Ehsan Mirhosseini) alla guida della sua auto. Un piano sequenza lo segue nel suo percorso a spirale verso l’uscita dal parcheggio sotterraneo, verso la superficie. Durante il tragitto per andare a prendere la moglie a lavoro e la figlia a scuola, l’uomo si ferma a un semaforo; qui la macchina da presa insiste sulle luci rosse a intermittenza, finché non appare il verde e l’auto può ripartire. Un’inquadratura che denota un’elevata sensibilità autoriale, e che sarà rievocata a fine episodio da un diverso tipo di semaforo. 

Optando per la struttura a episodi, nel realizzare Il male non esiste Rasoulof ha fatto di necessità virtù, dal momento che, come dichiarato dallo stesso regista, è più facile chiedere permessi per i corti e mediometraggi che per i lungometraggi, e quindi aggirare la censura (a tal proposito si veda come il suo conterraneo Jafar Panahi ha realizzato Taxi Teheran, nonostante il divieto, tutt’oggi attivo, di girare film). Il fil rouge che lega i quattro episodi è il dramma etico della pena di morte.  «Ci sono quelli che obbediscono e quelli che dicono “No”» ci dice il regista, anzi ce lo mostra e racconta con una sensibilità artistica senza precedenti. A parte l’immagine in chiusura a uno degli episodi – di enorme impatto emotivo anche per un magistrale utilizzo del ritmo narrativo, calibrato in modo da suscitare una serie di emozioni contrastanti nello spettatore – il film di Rasoulof tende a non mostrare esplicitamente, ma a parlare all’interiorità di ogni individuo attraverso le storie dei suoi personaggi e dei legami affettivi che li uniscono. 

Un soldato può decidere di disobbedire agli ordini quando viene chiamato a “togliere lo sgabello” ai condannati a morte. Così ripetono quei personaggi che non riescono a fare i conti con la propria coscienza e decidono di ribellarsi rischiando la corte marziale; ma l’espressione è altresì utilizzata dai più “fedeli allo Stato”, che si appellano alle leggi e si giustificano con la scusa “se non lo faccio io lo farà qualcun altro, accadrà comunque”, quindi meglio i tre giorni di permesso che danno a coloro che “tolgono lo sgabello” che il carcere e la corte marziale per disobbedienza e tradimento. 

Fondamentale è la presenza dei personaggi femminili (specialmente negli episodi Lei ha detto: lo puoi fare; Compleanno; Baciami) che sostengono e incoraggiano i loro compagni, così come pongono molteplici domande sul perché delle scelte che appaiono” come forzate – in questo senso è cruciale il dialogo tra la madre di Naanà (Mahtab Servati) e il soldato Javad (Mohammad Valizadegan). Semplici sognatrici o di solida integrità, Rasoulof ci mostra che le donne sanno dire di no, e lo richiedono ai loro uomini. Così come racconta la farmacista Zaman (Jila Shani) quando il medico e futuro partner Bahram (Mohammad Seddighimehr) le chiese un farmaco senza ricetta. 

Ogni episodio utilizza sapientemente il meccanismo della suspense, del personaggio principale viene sempre taciuto un lato nascosto che lo spettatore percepisce, per cui si domanda “Cosa sta per accadere ora? In che cosa è implicato il personaggio e come reagirà?”. Proprio l’ordine degli episodi è imprescindibile e contribuisce a una costruzione narrativa che non fa pesare l’assenza di un protagonista, né la divisione della pellicola in quattro storie diverse, ma anzi è capace di donare una solida continuità (anziché frammentarietà come ci si potrebbe aspettare) alle vicende, ponendo al centro non un “eroe”, ma una questione etica e, per i più coraggiosi, la possibilità di poter dire “No”, con tutte le conseguenze derivanti.

Ed è per questo che Il male non esiste non è solo un film di denuncia sociale, ma entra a pieno titolo nel giallo, nel melodramma familiare e nel film di genere. Quanto a quest’ultimo, la colonna sonora di Lei ha detto: lo puoi fare, costruita su tamburi dal ritmo incessante che scandiscono i movimenti di Pouya (Kaveh Ahangar) durante l’evasione, genera un clima di tensione degno di cult quali Fuga da Alcatraz, per poi distendersi con la famosissima Bella ciao, nella versione cantata da Milva, simbolo universale di libertà. Ecco che Il male non esiste è un film che, a partire dal dilemma etico della pena di morte, si fa universale, sollevando diversi interrogativi nello spettatore; primo su tutti: “Cosa farei al posto loro?” Una domanda capace di scavare nel profondo della coscienza e di farci interrogare (anche) sul tema dell’identità: “Cos’è meglio? Obbedire ciecamente o restare fedeli a ciò che siamo?”. 

Non fatevi scoraggiare dai 150 minuti di durata; di un cinema così non ne avrem(m)o mai abbastanza! 

 

Dal 10 marzo al cinema!

 

Voto: 10 

 

Martina Cancellieri