La guerra civile irlandese come metafora della crisi delle relazioni umane
Gli spiriti dell’Isola è l’ultimo film di Martin McDonagh, che a febbraio uscirà nelle sale cinematografiche italiane. I protagonisti della pellicola sono la coppia di (ex) amici interpretati da Colin Farrell e Brendan Gleeson, che tornano a essere diretti dal regista britannico di origini irlandesi dopo il successo di In Bruges – La coscienza dell’assassino.
La pellicola si apre sui paesaggi sconfinati di un’isola immaginaria (Inisherin) quasi incontaminata al largo della costa occidentale dell’Irlanda e sulle note del brano Polegnala e Todora (Theodora is dozing) dell’artista Nonesuch Explorer Series, un madrigale che si sposa perfettamente con le immagini pastorali e allo “spirito” dell’isola, dando vita un microcosmo archetipico e fiabesco, caratterizzato da un’atmosfera sospesa, fuori dal tempo.
Gli spiriti dell’isola (il titolo originale è The Banshees of Inisherin, come la canzone che comporrà Colm) è ambientato nel 1923, durante la guerra civile irlandese, della quale di tanto in tanto si avverte il rombo dei bombardamenti.
L’isola è abitata da una comunità di poche anime che si conoscono da sempre. Se da una parte gli abitanti sono “al sicuro” dalla guerra che si svolge sulla terraferma, dall’altra sono anche impotenti, costretti a subire il futuro del loro Paese; appaiono come intrappolati nelle loro vite monotone dominate dalla routine e dal ruolo ricoperto sull’isola, dove i luoghi di ritrovo e condivisione si esauriscono nel pub e nella chiesa del villaggio. C’è il poliziotto che abusa regolarmente del proprio potere locale, suo figlio Dominic (Barry Keoghan) che è lo scemo del villaggio, la pettegola O’Riordan proprietaria di una bottega, la vecchia “strega” invadente che farà una terrificante previsione, la bella e indipendente Siobhán (Kerry Condon) con il desiderio di partire, sorella di Pádraic (Colin Farrell), ancora per poco amico di Colm (Brendan Gleeson), il quale si diletta a suonare il violino e cita Mozart, ma non sa che è vissuto nel XVIII secolo.
Da un giorno all’altro Colm non vuole più essere amico di Pádraic, quasi senza una vera motivazione: lo trova noioso, lo ha sempre trovato noioso, e in virtù della sua pace interiore ha deciso di recidere i rapporti con lui e non volerlo più tra i piedi.
Appare subito inevitabile il parallelismo tra la guerra civile, macroscopica, che si sta compiendo sulla terraferma, e la guerra privata, microscopica, che comincia in sordina con la decisione/dichiarazione di Colm di tagliare i rapporti con l’amico di una vita. La guerra inizialmente fredda, incarnata nella relazione tra Colm e Pàdraic, coinvolgerà poi l’intera comunità, scoppiando in attacchi e battaglie personali, contando feriti e persino morti, in un’escalation senza ritorno. Esasperato dall’insistenza di Pádraic, Colm lancerà un disperato, cruento ultimatum; punto di rottura del racconto, dopo il quale la pellicola prenderà strade a dir poco assurde e grottesche, con venature splatter, fino a raggiungere mete scioccanti e surreali.
Gli spiriti dell’isola narra la rottura di un’amicizia, ma è anche una riflessione sull’esistenza e sulle relazioni umane. Ogni personaggio è problematico e vive una profonda crisi interiore, e per questo il film, per quanto strambo e duro, è anche un invito a praticare la gentilezza. Una nota di riguardo va all’ambientazione, vera e propria protagonista è l’isola, terra ancestrale e dell’immaginario; non a caso il titolo originale porta con sé le Banshees, che sono delle creature femminili leggendarie della mitologia irlandese, come delle fate, o meglio degli spiriti.
Già vincitore di tre Golden Globe come miglior film commedia o musicale, miglior sceneggiatura e miglior attore in una commedia per Colin Farrell, Gli spiriti dell’isola ha ottenuto ben nove candidature agli Oscar.
Al cinema dal 2 febbraio!
Voto: 8
