La salute mentale
nella cultura italiana contemporanea

Banner diembre

 

Perché abbiamo voluto analizzare libri e film riguardanti la salute mentale? 

Lo scopo non è solo quello di recensire opere letterarie o pellicole più o meno datate, ma piuttosto quello di delineare un quadro dei vari trattamenti messi in campo nei confronti di soggetti  affetti da problematiche psichiatriche. In prima battuta ci siamo occupati dell’SPDC (servizio psichiatrico di diagnosi e cura) e del TSO, e quindi dei diritti della persona durante un momento così delicato come quello del trattamento sanitario obbligatorio, che può avere diversi esiti: quello raccontato nel libro “Tutto chiede salvezza” dello scrittore Daniele Mencarelli o quello di “Noi due siamo uno” di Matteo Spicuglia. In secondo luogo, vogliamo prendere in considerazione l’inclusione nel mondo del lavoro tramite i centri diurni e le cooperative sociali, come abbiamo visto nei film “Marylin ha gli occhi neri” di Simone Godano e “Si può fare” di Giulio Manfredonia. Infine, potete trovare in copertina alcuni contributi  su altre tematiche sociali e culturali come la crescente necessità di aiuti alimentari per le famiglie che non arrivano alla fine del mese e la ricorrenza del centenario della nascita dello scrittore grossetano Luciano Bianciardi autore del famoso romanzo “La vita agra”, dal quale è stato tratto il film di Carlo Lizzani presentato al Palladium il 14 dicembre scorso. 

In copertina:

“Noi due siamo uno” il libro di Matteo Spicuglia di Valeria Festino

Il disagio mentale in “Marilyn ha gli occhi neri” di Maria Anna Catera

Con gli avanzi “si può fare” un bel mosaico di Federico Gaetani

“Tutto chiede salvezza”: immagini e riflessioni sulla serie televisiva e il libro di Daniele Mencarelli di Anita Picconi e Daniel Dell’Ariccia

Sociale:

“Mompracem”:  il Social Market della Garbatella di Renè Pontrelli

Cultura

Ricordando Luciano Bianciardi, l’autore de La vita agra di Martina Cancellieri

Il cervello è lo schermo:

Close di Lukas Dhont e le conseguenze dell’omofobia di Martina Cancellieri