Disagio urbano: quando la città non è accessibile

Come le barriere architettoniche e una società non inclusiva gravano sulla salute mentale della persona disabile 

La vita, nelle grandi metropoli, negli ultimi anni, sta diventando sempre più frenetica e complicata un po’ per tutti, a maggior ragione per le persone con disabilità. Come vivono e affrontano queste persone le loro giornate al di fuori dell’ambiente domestico? Quali aiuti e sostegni ricevono dal mondo che li circonda per condurre una vita senza limitazioni? 

Il mondo delle persone con disabilità è sicuramente molto complicato; una battaglia che combattono tutti i giorni, molto spesso in solitudine, dimenticati e sottovalutati dalla società intera. Una lotta continua per ogni piccolo gesto, in ogni momento della giornata, da semplici banalità piccole come gocce fino ad arrivare a difficoltà enormi come oceani. Scendere le scale di un portone, entrare e uscire da un ascensore, prendere un autobus: parlando di disabilità in relazione alla mobilità e accessibilità intendiamo un concetto a 360 gradi, che comprende un mondo di difficoltà diverse: dalle persone in carrozzina ai non vedenti, fino a tantissime altre patologie che a volte nemmeno conosciamo. 

L’aspetto più brutto è che, spesso, davanti ai nostri occhi assistiamo a situazioni che fanno emergere tutto meno che solidarietà e senso civico, anzi vediamo non poche volte scene di odio, disprezzo e addirittura indifferenza ingiustificata nei confronti delle persone con disabilità. La cosa ancora che più fa rabbrividire è che questo tipo di atteggiamento si osserva a volte anche in chi per lavoro dovrebbe tutelare indistintamente tutti. Tali soggetti non solo si dimostrano egoisti, senza un minimo di sensibilità ma, in alcuni casi, non svolgono nemmeno il proprio dovere.

Per esempio, sarà sicuramente capitato a qualcuno di noi di trovarsi a qualche fermata in attesa di un mezzo pubblico insieme a una persona con disabilità e di assistere a scene ignobili: alcune volte è capitato che, all’arrivo del mezzo, alcuni autisti abbiano fatto finta di niente, non rispettando la legge e non fermandosi, altri non siano scesi ad aiutare il diretto interessato a salire, disinteressandosene come non fosse un proprio problema.

In alcuni casi si assiste a scene ancor più meschine, quando viene da loro risposto che abbassare la pedana non rientra nelle loro competenze o che non possono farlo, lasciando alla fermata la persona con disabilità. Episodi come questi rappresentano qualcosa di veramente orribile, che nel 2021 non dovrebbe accadere. Invece siamo ancora qui a condannare tutto ciò e a puntualizzare che queste situazioni spesso rimangono nascoste e non escono allo scoperto: chi lo fa rimane impunito, come se questi comportamenti fossero una cosa normale, anche perché chi subisce queste angherie non ha la forza di denunciare. 

Questi accaduti hanno invece un enorme impatto su chi li subisce, ripercuotendosi sulle emozioni e sulla quotidianità delle persone e tutto ciò non può non pesare psicologicamente creando ulteriori problemi come il sentirsi diversi, soli, emarginati, derisi, impotenti. Una situazione che può rovinare la vita di questi soggetti e che, per certi versi, può distruggere un essere umano anche di più della disabilità stessa. Se infatti vivessimo in una società dove fin dall’infanzia si insegnasse alle persone il senso dell’inclusione e della solidarietà, certe situazioni non avrebbero ragione di esistere e forse i disabili potrebbero avere, per quanto possibile, una vita più agevole. Invece, la nostra società ci impone e spinge verso ben altri modelli, dove se hai difficoltà sei condannato a rimanere sempre indietro, perdendo tante cose belle della vita. 

L’aspetto psicologico non è mai da poco nella vita di ognuno di noi, a maggior ragione per chi vive questo tipo di disagi. La società dovrebbe aiutare queste persone, facendo sì che tutto sia semplice e accessibile, evitando che per loro tutto non rappresenti un ostacolo, come invece purtroppo è. Per come, invece, è impostata la nostra società capita che si verifichi esattamente il contrario e quando ciò succede non si fa altro che aumentare le insicurezze e il disagio di queste persone, creando una maggiore fragilità e predisposizione a situazioni di ansia, depressione e attacchi di panico, impedendo loro di vivere serenamente. 

Insomma, si tratta di una situazione non molto simpatica, per la quale le persone e le associazioni sensibili alla questione dovranno combattere e lottare per fa sì che si possa garantire una vita dignitosa anche a chi nella vita è stato meno fortunato.

 

Foto di Engin_Akyurt