I disturbi dello sviluppo nel bambino

Sono diverse le patologie che alterano i percorsi evolutivi di un bambino, che incidono sulla strutturazione della personalità e modificano comportamenti e relazioni. Il disturbo assume un peso e un significato diverso nel corso dello sviluppo in merito a diversi fattori: entità del deficit; modalità in cui vengono affrontati i problemi durante la crescita; comportamento della famiglia e dell’ambiente scolastico e sociale. La presenza in un bambino di un disturbo che emerge e si manifesta nel corso del suo sviluppo crea sempre una situazione del tutto nuova, in quanto induce importanti modificazioni che riguardano non solo le funzioni coinvolte dal disturbo, ma l’intera organizzazione psicologica della sua personalità. Facendo riferimento ai disturbi dello sviluppo è importante porre l’accento sulla dimensione evolutiva di quei quadri clinici che insorgono nei primi anni di vita, che accompagnano il bambino per tutta l’età evolutiva e che, nella maggior parte dei casi, persistono in età adulta. 

Quando parliamo di disturbi dello sviluppo ci riferiamo alle seguenti patologie: il ritardo mentale; i disturbi dello spettro autistico; i disturbi dell’attenzione; i disturbi specifici del linguaggio e della comunicazione; i disturbi dell’apprendimento; i disturbi della coordinazione motoria. 

 

Il ritardo mentale 

Per la determinazione del ritardo mentale (RM) e in particolare del deficit intellettivo vengono usati sia il concetto di età mentale, che misura la discrepanza tra età cronologica, sia il concetto di quoziente intellettivo. Il RM è una sindrome nella quale concorrono patologie genetiche come la sindrome di Down, ma anche fattori ambientali (per esempio malnutrizione) e fattori psicologici. Dal punto di vista epidemiologico, i ritardi mentali sono presenti all’incirca nel 2% della popolazione infantile. Negli anni della scuola dell’infanzia, i bambini con RM lieve possono risultare meno abili degli altri nel sapere come condividere un progetto di gioco, non riescono a farsi capire quando riportano un evento della loro vita quotidiana, pur essendo magari descritti come dei chiacchieroni. Secondo i genitori, ascoltano poco e l’attenzione che prestano è superficiale e discontinua, si mostrano talvolta incapaci di seguire il filo di un breve racconto. E ancora, fanno fatica a dare forme e significati a ciò che disegnano. L’apprendimento della lettura e della scrittura è assai rallentato e risulta faticoso arrivare al traguardo di un completo controllo cognitivo. 

 

I disturbi dello spettro autistico 

La versione precedente del DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) cioè il DSM-IV annoverava l’autismo nei disturbi pervasivi dello sviluppo (DPS), distinguendo la Sindrome di Asperger con una classificazione a parte. Con il DSM-V è cambiata la classificazione dei disturbi autistici e i loro criteri diagnostici. Nella dicitura dei disturbi del neuro-sviluppo non si parla più della sindrome di Asperger, poiché, all’interno della categoria dell’autismo, i soggetti affetti da tale sindrome vengono definiti “ad alto funzionamento”. I bambini autistici ad alto funzionamento intellettivo presentano, fin dai primi anni di vita, modalità interattive e comunicative atipiche ma non assenti: lo sguardo può essere condiviso sia pur di tanto in tanto, il linguaggio è presente con uno sviluppo rallentato, spesso ci sono ripetizioni involontarie di frasi come un eco (Ecolalia). Questi bambini possono imparare a memoria e scrivere lunghe liste di parole, numeri o slogan pubblicitari, possono facilmente imparare a leggere e riprodurre una frase o un breve testo anche senza comprenderli. 

 

I disturbi dell’attenzione 

I disturbi da deficit dell’attenzione e iperattività (ADHD) presentano un quadro clinico complesso caratterizzato da tre nuclei: disattenzione, iperattività e impulsività. Purtroppo c’è poca informazione soprattutto a scuola poiché c’è ancora chi pensa che il disturbo sia collegato a un deficit cognitivo (ritardo mentale) ma non è così: infatti, per effettuare una diagnosi di ADHD non deve essere presente un ritardo mentale e la sintomatologia deve comparire nei primi anni di vita. La disattenzione, tipica di questo disturbo, provoca la tendenza a passare rapidamente da un’attività a un’altra senza portarne a termine nessuna, rende incapaci di ascoltare istruzioni ed eseguire richieste articolate e rende impossibile escludere gli stimoli superflui e inutili di disturbo. L’iperattività dà luogo a uno stato di costante agitazione e una difficoltà di programmazione dell’atto motorio nei compiti più complessi sul piano cognitivo, sono stati riscontrati collegamenti su questi due piani. L’impulsività si riflette nei comportamenti sociali, si esprime nell’incapacità di rispettare turni e ruoli all’interno delle conversazioni. 

 

I disturbi dell’apprendimento 

I disturbi dell’apprendimento rappresentano un disturbo di grande impatto sociale ed emotivo perché implicano dei risvolti relazionali nei bambini e ragazzi a cui vengono diagnosticati. Anche in questo caso, come per l’ADHD, la diagnosi di disturbo di apprendimento non può effettuarsi in presenza di ritardo mentale e infatti non è in alcun modo compromesso il quoziente intellettivo (QI). I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) si evidenziano con la scolarizzazione e il DSM-V distingue il disturbo di lettura, il disturbo dell’espressione scritta e il disturbo del calcolo, anche se difficilmente il disturbo coinvolge un’area sola. Sono tipici dei bambini che presentano il disturbo di lettura (dislessia) l’operare inversioni o sostituzioni fonologiche, possono leggere parole come se non fossero parole o con alterazioni di accenti, potrebbero non individuare il significato di quello che leggono oppure leggere con estrema lentezza. Il disturbo dell’espressione scritta, trova nel termine disortografia il sinonimo più usato. Si evidenziano difficoltà all’inizio nel trascrivere le parole, le sillabe, che vengono infatti fuse o troncate, a livello lessicale invece non si riescono a utilizzare le regole grammaticali. Ovviamente tutte queste difficoltà aumentano insieme con il grado di difficoltà del compito: sono ridotte o assenti nei copiati, presenti parzialmente nei dettati, più evidenti nella composizione di elaborati spontanei. Il disturbo del calcolo, meglio conosciuto come discalculia, determina disabilità nella lettura dei numeri e nella loro scrittura, nelle procedure di calcolo richieste dalle diverse operazioni, nel riconoscimento dei segni algebrici, nel calcolo mentale rapido, nella memorizzazione e nella rievocazione delle tabelline. 

I disturbi della coordinazione motoria 

Nei disturbi della coordinazione motoria (DCD), sul piano sintomatologico, possono essere presenti goffaggine, rallentamenti o deficit nell’acquisizione di tappe motorie, quali salire e scendere le scale, pedalare sul triciclo. Non è raro rilevare disprassia (difficoltà nel fare le cose) e disgrafia. Il bambino si trova spesso a non saper manipolare adeguatamente gli oggetti che sembrano sfuggirgli dalle mani, a disegnare poco e male, a non saper usare le forbici, a ritirarsi dallo sperimentare compiti quali allacciare bottoni, aprire e chiudere cerniere. 

 

Fonti: B. Mazzoncini – L. Musatti (a cura di), I disturbi dello sviluppo. Bambini, genitori e insegnanti, Raffaello Cortina Editore, 2012.