Unione Europea e migrazioni, la strategia dei “paesi terzi”

L’Europa deve far fronte a flussi migratori irregolari senza precedenti, dovuti a fattori geopolitici ed economici e alimentati da trafficanti senza scrupoli, che approfittano della disperazione delle persone vulnerabili.

La pressione migratoria è diventata la nuova normalità, sia per l’Unione Europea (UE) che per i paesi partner, e rientra in una crisi globale dovuta agli sfollamenti. Per rispondere insieme in modo incisivo occorre un approccio coordinato, sistematico e strutturato, in grado di conciliare gli interessi dell’UE e quelli dei suoi partner. È per questo che la Commissione europea ha varato un nuovo quadro di partenariato per mobilitare e orientare l’azione e le risorse dell’UE nell’ambito dell’attività esterna di gestione della migrazione. I partenariati rinnovati con i paesi terzi assumeranno la forma di patti su misura, sviluppati in funzione della situazione e delle necessità di ciascun paese partner, a seconda che si tratti di un paese di origine, di un paese di transito o di un paese che accoglie un gran numero di migranti. A breve termine si concluderanno patti con la Giordania e il Libano ed è in programma di svilupparne altri con Niger, Nigeria, Senegal, Mali e Etiopia.

L’assistenza e le politiche dell’UE saranno concepite in modo da produrre risultati concreti; gli obiettivi a breve termine sono: salvare vite nel Mediterraneo, aumentare i tassi di rimpatrio nei paesi di origine e di transito, consentire ai migranti e ai rifugiati di rimanere vicino a casa ed evitare che le persone intraprendano viaggi pericolosi. L’azione con i partner mirerà soprattutto a migliorare il quadro legislativo e istituzionale sulla migrazione e a sviluppare la capacità di gestione delle frontiere, fornendo anche protezione ai rifugiati.

Per contrastare la migrazione irregolare è di fondamentale importanza smantellare il modello operativo dei trafficanti di esseri umani. Per dissuadere le persone dall’intraprendere viaggi pericolosi occorrono inoltre percorsi legali alternativi verso l’Europa e maggiori capacità di accoglienza umanitaria in località più vicine ai loro luoghi di origine. L’UE sosterrà l’elaborazione di un programma di reinsediamento globale guidato dall’ONU per contribuire all’equa ripartizione dei migranti e scoraggiare ulteriormente gli spostamenti irregolari.

I mezzi finanziari stanziati per affrontare le cause profonde della migrazione irregolare e dello sfollamento forzato saranno potenziati, e sarà aumentata anche la flessibilità nell’attuazione dei programmi. Il nuovo approccio di partenariato combinerà in modo intelligente risorse a breve termine e strumenti finanziari a lungo termine per ottenere risultati immediati, affrontando al tempo stesso i principali fattori all’origine della migrazione. Come ha dichiarato il primo Vicepresidente Frans Timmermans “sfruttando l’influenza collettiva dell’UE in stretto coordinamento con gli Stati membri e utilizzando le nostre risorse in modo mirato anche attraverso la rapida erogazione di 8 miliardi di Euro nei prossimi 5 anni”.

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) giudica il documento della Commissione Europea per la cooperazione con i Paesi terzi poco convincente, poco innovativo e non consono all’obiettivo dichiarato di gestire meglio la crisi di rifugiati in Europa. “Siamo convinti che sia necessario investire nei Paesi di primo asilo, ma con un’ottica ben precisa. L’investimento deve essere fatto non per tenere i rifugiati lontani dall’Europa, ma per dare ai rifugiati una opzione e una reale protezione anche in questi Paesi. Permettere loro di rimanere vicini alle loro case, qualora questo sia il loro desiderio, in piena sicurezza e con possibilità di integrazione” dichiara Christopher Hein portavoce del CIR. Continua Hein: “La realtà è che sugli ingressi legali vengono spese davvero poche righe che non citano gli strumenti più innovativi e più importanti: la possibilità di chiedere asilo nelle sedi delle rappresentanze diplomatiche nei paesi di origine e transito, i canali umanitari. Non vi è traccia di una nuova politica di ingressi legali per le persone che migrano per fini economici. In Italia, ad esempio, sono anni che i decreti flussi sono fermi: che ipotesi alternative agli ingressi irregolari stiamo lasciando a questi migranti?”. Conclude Fiorella Rathus Direttrice del CIR: “Temiamo che sotto il cappello della cooperazione con i paesi d’origine e i paesi di transito si nasconda in realtà la volontà di scaricare su altri l’onere di accogliere migranti e rifugiati”.