Vivere migrando

Dalla disperazione allarricchimento culturale 

È difficile immaginare il calvario che sono costretti a vivere coloro che scappano da guerre, fame, cambiamenti climatici e integralismo religioso. Nel caso dei migranti che attraversano il Mediterraneo, un viaggio lunghissimo e pieno di insidie è la normalità”. Pur di scappare sono pronti a tutto, anche a morire. Alcuni, dopo una traversata infernale nel deserto per migliaia di chilometri, riescono ad arrivare in Libia; altri partono dal Maghreb e per loro il percorso è più corto, ma altrettanto pieno di insidie. 

Chi rimane rinchiuso nei Centri di detenzione libici soffre di privazioni e angherie di ogni genere. Chi, invece, riesce a imbarcarsi per lEuropa, affronta il mare aperto, su barconi precari e strabordanti di persone che, a volte, non ce la fanno e affondano. Quelli che riescono in questa impresa, una volta arrivati sulla terraferma, anche grazie alle ONG attive nel Mediterraneo, spesso diventano invisibili, disperandosi in mille rivoli burocratici. 

Dietro la retorica dei discorsi politici, la realtà, una volta vista, mette daccordo tutti: sapere chi c’è dietro le etichette di profugo, clandestino, migrante economicopuò aiutare a comprendere tante storie incredibili, che non possono lasciare indifferenti. Le migrazioni sono solo un sintomo di problemi ben più grandi che le nazioni possono affrontare soltanto cooperando tra loro. 

Ma cos’è limmigrazione? Innanzitutto, è un fenomeno umano. Quando gli abitanti di un paese sono fortemente insoddisfatti delle condizioni di vita nelle loro nazioni, fuggono in altri Paesi. Dal punto di vista antropologico, è possibile individuare tre fattori principali: la decadenza, che avviene naturalmente per entropia, linsufficienza di presa di responsabilità degli individui e la corruzione dei singoli che influenzano, eventualmente, lintera società. Si tratta dunque di un fenomeno che riguarda la popolazione. Nei fatti, si verifica quando un popolo va a insediarsi in un altro Paese. È un processo complesso che ha numerose conseguenze. Per esempio è necessario che gli stranieri si integrino imparando la lingua, la cultura e la storia del Paese in cui sono immigrati. Nellambiente lavorativo, spesso, emergono i problemi più gravi, originati dalla xenofobia e dalla chiusura mentale. 

In una società ideale tutto ciò dovrebbe portare il mondo e le persone ad accogliere chi è più in difficoltà, ma a volte succede il contrario per motivi di razzismo e di odio ingiustificato. 

Essere un immigrato vuol dire sentirsi un immigrato, almeno allinizio, con tutte le difficoltà del caso. Un immigrato può dare tanti vantaggi alla comunità che lo accoglie, dando vita a un arricchimento reciproco, attraverso lesplorazione delle differenze che ci sono tra la cultura dorigine e quella del Paese ospitante. Divenendo una persona migliore, rendendo migliore la società. 

 

Redazione