Povertà aumentata, la realtà del post-covid

Intervista a Elisa Manna, responsabile del Centro studi Caritas di Roma 

Nel periodo post-covid si registra un quadro socio-economico più aggravato rispetto a quello del periodo pre-covid. Oltre al numero dei morti da coronavirus, in Italia si contano anche i danni economici provocati dal lockdown. 

Dallintervista di Radio 32 alla dott.ssa Elisa Manna, sociologa e responsabile del Centro Studi Caritas di Roma, svolta grazie al contributo del gruppo di ricerca psicologica e sociale Psy-Polis, emerge un quadro di maggior povertà con 450.000 occupati in meno e un calo del 42% della produzione industriale, con oltre il 50% delle imprese che temono di non poter arrivare a fine anno per la mancanza di liquidità. Un quadro contrastante rispetto ai dati del 2019 che segnavano una diminuzione di 400.000 poveri assoluti grazie al reddito di cittadinanza. 

La stessa responsabile del Centro Studi Caritas spiega che sia a Roma che nel resto dItalia la povertà è data da una forte disuguaglianza, dove si registrano 5 milioni di persone in povertà assoluta (senza alcuna possibilità autonoma di sussistenza) e 9 milioni in povertà relativa (con reddito non oltre la metà della media degli italiani). 

Questi ultimi vengono definiti, nelle righe del rapporto Caritas, come equilibristi della povertà” poiché si barcamenano tra lavori precari e part-time per arrivare alla fine del mese, in un quadro generale di forte precarietà per cui possono sprofondare in una condizione di povertà assoluta anche per il mancato pagamento di una tassa. 

A proposito di diseguaglianze, Elisa Manna illustra la situazione della città di Roma, sottolineando anche le spiccate differenze tra i diversi Municipi: ad esempio, il reddito medio annuo del Municipio VI è di 17.000 mentre quello dei Municipi I e II è di circa 39.000/40.000. 

La responsabile fa sapere che, nella Capitale, avere figli risulta un fattore predittivo di povertà” poiché anche i figli, naturalmente, hanno un costo dato dalla necessità di fornirgli unistruzione, provvedere allabbigliamento e allalimentazione, alla possibilità di praticare uno sport. Il fatto che la popolazione stia invecchiando e contemporaneamente ci sia una diminuzione delle nascite per la crescente povertà ne è una conseguenza: per ogni 100 giovani al di sotto dei 14 anni ci sono ben 170 over 65. 

E, ancora, durante i mesi di marzo, aprile e maggio, la Caritas ha seguito 450.000 persone di cui 7.000 a Roma. Di queste il 62% sono italiani e il 34% nuovi poveri. 

Anche il fattore dello smartworking ha causato forte stress, soprattutto tra le donne, le quali si sono impegnate allo stesso tempo nelleducazione e nellistruzione dei figli alle prese con la complicata didattica a distanza. 

Al cospetto di questo quadro drammatico, secondo Manna “molto si potrebbe fare in termini di Welfare, soprattutto con politiche integrate”. Un esempio, spiega la sociologa, sono le case popolari progettate per famiglie numerose, con tre o quattro figli, tipiche degli anni del dopoguerra, fornite senza, al contempo, unefficace presa in carico complessiva della famiglia in difficoltà rispetto a bisogni specifici, che richiedono percorsi individualizzati. 

Del resto, anche il senso di comunità è andato in crisi con laumento della competitività, la ricerca della performance e la mancanza di servizi di svago e ricreazione allinterno dei quartieri periferici, che di fatto sono quartieri dormitorio. 

Tutto ciò comporta un forte danno alla persona in termini di salute mentale e la stessa Manna afferma che “la salute mentale è proprio uno dei campi in cui si percepiscono di più gli effetti della crisi economica”. Crisi che, a suo avviso, è superabile con interventi di Welfare, con il miglioramento dellaccesso alle misure di sostegnoper tamponare lemergenza Covid-19 e con politicheche creino nuovo lavoro, unica reale possibilità per una vera inclusione delle persone che vivono condizioni di marginalità 

 

Andrea Terracciano